La cattedrale di Tucuman

La croce di Tucuman

Pioggia di un inverno che non vuole finire. Tucuman, questa mattina, sa di umidità. L’hostal Vasca sembra gestito da sole donne. Donne vedove. Capelli scuri, abiti dimessi, basse di statura scompaiono dietro al bancone dell’albergo. La nostra camera perde la porta, i cardini sono rotti.Rimane lì, in un equilibrio instabile. Mezzo secolo fa questo strano palazzo deve aver conosciuto altre glorie. Sono rimaste grandi poltrone. Sulle quali nessuno siede.
La cattedrale è stata costruita là dove venne fondata Tucuman. La cappella più importante della chiesa racconta e beatifica la storia coloniale di questo paese. San Miguel sta tagliando la testa a un demonio. Il  diavolo, nero e sconfitto, assomiglia molto a un indigeno.Altro affresco: tocca agli angeli scacciare i nativi con fulmini e saette. Gli indios scappano, gli spagnoli, protetti dalle loro armature, ringraziano, il cielo. Nella cappella vi è la croce che venne alzata quando la città fu fondata: un conquistatore armato e un gesuita dal volto severo hanno sguardi persi nel cielo. Gli indios sono già sottomessi. Nella cattedrale nessuna revisione sulla storia dei vincitori.
Accanto al pulpito, hanno messo una bandiera argentina. La chiesa è nazionalista? E oggi è giorno delle prime comunioni. I bambini in camicia bianca e rosario al collo sfilano con orgoglio davanti ai genitori con videocamere accese. Nessuno sguardo alla cappella coloniale. La chiesa conserva la memoria della conquista e dell’eccidio degli indigeni.
Venti metri più avanti della cattedrale, sullo stesso lato della piazza, vi è l’ufficio del turismo di Tucuman. E’ la statua di una vecchia india dalla larghe vesto, seduta su una panchina ha richiamare l’attenzione di chi sta passando per la grande piazza centrale di  Tucuman. Gli indios riabilitati e resi simbolo di questa regione dell’Argentina dalla promozione turistica.

Tucuman, 16 ottobre
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