Gitani sedentari

Osservo Helmut da almeno un’ora. Sta seduto sotto il sole al bordo della strada che attraversa le terre aride e bellissime della Quebrada di Cafayate. Da un’ora non passa una sola macchina. E lui sta lì. Zaino ai piedi. Aspetta un passaggio. Dall’altra parte della strada, due indio hanno una desolata bancarella di piccoli oggetti. Luogo solitario, l’Obelisco della Quebrada.

Helmut aspetta

Nomade di mezza età, Helmut. Pelle quemada, capelli e barba bianca. In viaggio da tre anni. Prima in motocicletta, ora a piedi. Vaga da settimane in questa Quebrada infuocata. ‘E’ la mia vita. In Germania soffro di claustrofobia. Io devo sapere che in quella direzione c’è uno spazio vuoto. Cento e più chilometri senza nessuno. Ho viaggiato in Australia e in Canada. Ci  tornerò, ma l’Argentina è una perfetta se vuoi trovare spazio’. Lo lascio con una forte stretta di mano. Ad aspettare una macchina che forse non passerà, ma il suo viaggio continuerà lo stesso.

I velò dei francesi

Pochi chilometri più avanti, un piccolo gruppo di francesi mangia formaggio e beve Coca-Cola sotto lo sguardo indifferente di un pastore indio e di due lama. Sono in bicicletta. Due coppie. Più due bambini. Sul tandem, una scritta: ‘Vuelta de el mundo’. Vanno in Patagonia, sono in viaggio da un anno. Le due coppie sono un modello di ‘biodiversità’: una indossa magliette tecniche e pantaloncini da ciclista, l’altra sembra a giro per una strada di campagna in Camargue: ciabattine ai piedi e pantaloni larghi alla araba. Hanno tutti un’aria felice. Rimandano serenità.

I gitani sedentari non hanno smesso di viaggiare. Come trent’anni fa. Sono uguali ad allora. Un frammento di società in perenne movimento. Daniel, un mago, viaggia su un furgone di paese in paese. Vive di viaggio e spettacoli di strada. Con Ana, ex-biochimica, e due bambini. ‘Viaggio per imparare sempre di più’.
Io ho già incontrato i francesi ed Helmut. A Managua nel 1980. Helmut era a San Josè di Costarica in quello stesso anno. Il mago era in una piazza di San Cristobal, in Chiapas. Uomini e donne in viaggio. Da sempre. Come il Che. Senza rivoluzione. Il Latinoamerica offre una meraviglia: la stessa lingua dalla Patagonia al Messico, una stessa storia culturale, la facilità di viaggiare (sconosciuta in Africa). Si può vivere con poco, soprattutto se sei europeo. C’è la saggia indifferenza di chi ti vede passare e pensa che è normale. Anche se il pastore indio non si è mai mosso dalla sua valle. Nomadi contemporanei e sedentari. A dimostrare che niente è impossibile.
Salta, 19 ottobre

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