I sette colori di Purmamarca

Alla fine, Purmamarca, ‘il popolo della terra vergine’. Il paese delle montagne dei Sette Colori. Un arcobaleno andino.

Il nostro handbook ha dieci anni di vita. Troppi. I duecento abitanti di questo villaggio andino della Quebrada de Humahuaca oggi sono millecinquecento. Allora c’erano solo due hostal spartani. Oggi ogni famiglia ha il suo Bed & Breakfast. L’hotel Boutique Etnico si confonde con le pendici dei primi cerros. Purmamarca è diventato una inevitabile meta turistica: ha avuto la fortuna di essere stato fondato accanto a questo cerro meraviglia. Lo hanno capito bene gli indios Colla. La piazza di Purmamarca è un formidabile caravanserraglio di coperte, tappeti, lana di lana, ceramiche, charangos. I turisti si affollano per le strade del paese. Arrivano con i pulmini da Salta. Gente straniera (porteni di Buenos Aires, cordovesi, ma anche europei e nordamericani) stanno comprando terre e case in questo villaggio. Hanno aperto negozi raffinati di gioielli, pelli, vestiti e ceramiche. Ci sono perfino gallerie commerciali, ben costruite nell’elementare architettura del villaggio. La sensazione è che abbiano esagerato a Purmamarca. Gli ‘alternativi’ hanno messo su i loro business eleganti e piacevoli. Al mattino e alla sera, gli indios trasportano i loro carretti pieni di merci. Sta per cominciare l’estate australe. C’è attesa per la stagione. I ragazzini cercano un lavoro per l’estate. Turismo che porta benessere, turismo che trasforma in maniera inesorabile.

I due mondi si sfiorano, ma, come acqua e olio, non si mischiano. Ognuno mantiene i suoi rituali.Gli indios accettano il gioco delle maschere. Cantano chacareras al ristorante di Claudia Vilte. Poi si riprendono momenti tutti loro. Lo stesso fa l’etnia dei turisti. Hanno costruito una strada carrabile per poter ammirare le montagne i Sette Colori dei cerros. Quasi nessuno scende di macchina. Pochi vanno a piedi al mattino presto.

E a notte, chiusi i negozi, luci fioche per le strade di terra, ombre solitarie che camminano, che Purmamarca ritrova una pace improvvisa. Pochi bambini giocano nella piazza, si sentono le conversazioni degli uomini e le parole dei ragazzi. La chiesa viene illuminata, una musica esce da un ristorante. Alcune ore di antica tranquillità.

Purmamarca, 19 ottobre

print

Un pensiero riguardo “I sette colori di Purmamarca

  • 20 Ottobre 2010 in 19:23
    Permalink

    Nessun commento, solo un saluto. Vi seguo, quindi….continuate a portarmi con voi….
    PS. El Matador è Mario Kempes….

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.