Madonne

A Famailla, paesone squinternato e dall’aria ambigua, conto almeno dodici Madonne differenti lungo la Galeria Tematica de la Virgen, spettacolare carrellata di santi di cartapesta, con tanto di teatrale apparizione serale (nei finesettimana) della Madonna.
Le Madonne segnano la vita dell’Argentina. Madonne nazionaliste, avvolte nella bandiera bianca e celeste. Nuestra Senora de Lujan, protettrice della Nazione. Madonne dai veri capelli (a volte, mi dicono, sono crini di cavallo). Persino Virgen Gaucha del Mate, Madonna della Tradizione e della bevanda nazionale (protettrice, però, del Mercosur, area economica dei paesi delle Americhe meridionali). Processioni di famiglia, processioni di quartiere, processioni per grazie ricevute che attraversano le quadras delle città e dei paesi. Con rullo di tamburi e gente fervente. Devozione popolare. Roque, grande e grosso, mi parla con commozione dei suoi pellegrinaggi a Cochabamba e del figlio che è arrivato dopo l’intercessione della Virgen di Urkupina e di uno sciamano boliviano. La Virgen di Urkupina è apparsa, in Bolivia, dopo l’arrivo degli spagnoli, a una pastorella. Come a Lourdes o a Madjugorie, i bimbi-pastori sono la categoria sociale prediletta. La città di Salta, capitale del Nord argentino, è stata salvata da un terremoto da un’immagine miracolosa della Virgen (trovata, nuovamente dagli spagnoli, alla fine del ‘500, in un fiume peruviano dove aveva atteso l’arrivo della cristianità).
Il culto mariano ha avuto un successo forse imprevisto perfino dai missionari più fanatici: nel Latinoamerica è emozione di massa, fervore oltre i limiti della religione, richiamo turistico, paganesimo cattolico. Don Francisco, masticando coca, a San Antonio de los Cobres, mi dice che ogni anno organizza una sua festa alla Virgen del Perpetuo Soccorro. Festa nella quale dilapida i suoi magri risparmi. Le statue della Madonna, nella settimana di Pasqua, viaggiano incessantemente da una rifugio nella montagna alla chiesa del paese: a Tilcara è la Virgen de Copacabana che scende dal cerro per fermarsi nel centro della città. E allora sono feste di popolo. Dove si intrecciano i poteri delle confraternite esferzate di elettricità in una comunità.
Ana, però, a Famailla, arresta il suo motorino di fronte a San Exepedito. Il tempo di una preghiera, di una supplica, di un pensiero di speranza per un dolore. Chiedo perché questo santo e non il corteo delle Madonne: ‘Es muy milagroso, muy rapido’. Un santo potente per un problema da risolvere con urgenza. Un santo specializzato. Ana se va, senza un sorriso, con i suoi pensieri. San Expedito è circondato di oggetti-supplica.
Nel mio zaino, dono di Don Francisco, c’è una piccola statuetta della Virgen del Perpetuo Socorro.
Agua de Oro, 23 novembre
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2 pensieri riguardo “Madonne

  • 24 Novembre 2010 in 5:03
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    mi vengono in mente i tempietti agli angoli delle strade, dove ogni balinese si ferma per chiedere una “grazia”, bruciare un po’ d’incenso, raccogliersi in preghiera muta. Quasi senza scendere dalla moto. un “pray and drive in”. Anche le prcessioni con immaginette al seguito sono comuni. Non c’è una figura analoga alla madonna, però.

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  • 24 Novembre 2010 in 19:58
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    Strani lettori dall’Indonesia…deve essere la ‘diversità’ delle geografie sotto gli occhi….ma la mia sta per finire…domani tornerò in Italia…non mi è mai riuscito fermare palline che rotolano, dovrei imparare…non so nemmeno come si fa a fare una risposta ‘privata’ a un commento…se sai come, me lo spieghi….come state? Questa storia della devozione popolare mi ha sempre intrigato….un abbraccio

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