Erta Ale

Alba sul vulcano

E alla fine, non appena sorge la luna, cominciamo la salita verso la vetta del vulcano. Questa è una delle ragioni dei turisti: si viene in Dancalia per raggiungere i crateri dell’Erta Ale, la Montagna che Fuma.
Quattro ore di cammino. Il vulcano è acquattato. Non è altezzoso. Non si impone. Si nasconde. Si è costruito con la sua stessa lava.
I primi passi sono i più faticosi. La caldera appare troppo lontana. Noi sappiamo del tempo che ci vorrà. I passi si muovono in sabbia di cenere. I piedi affondano. I pensieri scompaiono. La lava è uno specchio metallico che riflette la luna. L’Erta Ale nasconde la sua terribile magnificenza dietro un profilo senza asperità. Non assomiglia a un vulcano. Sembra una innocua collina.
In cammino verso il vulcano


Piccole carovane di contrabbandieri percorrono sentieri paralleli ai nostri. Commerci clandestini fra afar dell’Eritrea e afar dell’Etiopia. Stuoie, datteri, zucchero, sale, caffè. Ma anche armi. Un ak-47 costa diecimila birr. Poco meno di cinquecento euro. Somma immensa da queste parti. Arrivano dalla Somalia. Da Gibuti. I confini tracciati dagli errori della storia fanno aumentare i prezzi.
Ibrahim, lo scout bambino
Non contare i passi. Cammina. Ammira l’argento della lava e lo splendore della luna. I nostri piedi sulla pelle del vulcano. Dobbiamo salire fino a 572 metri. Quattrocento metri di dislivello. Tutto qui. E’ un nanerottolo, l’Erta Ale. Ma è uno dei quattro vulcani al mondo in perenne attività. Ha emesso i suoi primi vagiti sul fondo di un mare. Ma, nella sua adolescenza, era già emerso. ‘Nessuno può sapere quando la terra ha dato vita al fuoco – spiega, con un sorriso notturno, Mohammed, giovane afar di Karsawaat – Mia nonna mi ha raccontato che il cielo si tingeva di rosso quando lei era bambina’. Ci hanno affidato a scout bambini: Ibrahim avrà sedici anni e un kalashnikov alto quanto lui.
So che il vulcano ha cambiato volto dall’ultima volta che siamo saliti quassù. E’ inquieto, l’Erta Ale. Alcuni mesi fa, il lago ha risalito il suo cratere, raggiunto le sue sponde. E’ tracimato. Inondazione di lava. Sta continuando a costruirsi. Come ha sempre fatto. Quassù si ha davvero la sensazione che la Terra sia un pianeta ben vivo. E pronta a ribellarsi alla nostra presunzione.
Passi nel vulcano
Haroun Tazieff, irruento vulcanologo franco-armeno, un caratteraccio, ha scritto che ‘mai nessun dancalo ha raggiunto il cratere di questo vulcano’. Mai, prima di lui, immagino. Che vi salì nel 1967. Gli occidentali, anche quando sono simpatici e insopportabili come Tazieff, hanno sempre certezze. Io sono altrettanto sicuro che qualche afar, curioso come ogni uomo dei deserti, abbia raggiunto il fuoco di questi crateri e che poi, nelle notti, passate davanti alla sua capanna, ne abbia raccontate le meraviglie ai figli. E poi c’è stato quel Tullio Pastori, un italiano, un vero avventuriero, un gentiluomo. Un esploratore che mai ha preteso di esserlo. Ha vissuto mezzo secolo in Dancalia. E non ha mai detto a nessuno che lui, quel vulcano, lo aveva ammirato oltre un secolo fa.

Lava
I nostri passi sono lenti. Stiamo per arrivare. Questa volta non ci accolgono i bagliori rossi. La luna domina il paesaggio. Ecco la caldera. Nella notte, vapori verso il cielo. Il cratere sembra essersi spostato. E’ accerchiato da anelli di lava nuova. Ben trovato, vulcano.
Il pagamento degli scout
Un tempo, appena quattro anni fa, si dormiva al riparo di rocce sul crinale della caldera. Oggi, i business-man afar, gente sveglia, hanno costruito un villaggio di decine di capanne di pietra. Le affittano. Duecento birr a notte. Ne conto più di quaranta. Urbanizzazione primaria. Il turismo cambia i paesaggi. Il Pil (affitto di guide, scout, capanne, cammelli) si è impennato grazie al bene-primario Erta Ale. Il vulcano dà uno sbuffo più violento.
Giorni dopo mi diranno che anche le pendici dell’Erta Ale sono state cedute a compagnie in cerca di oro. Mostra tutta la tua potenza, vulcano.
Erta Ale, 18 febbraio
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