Matera, la festa








La processione dei Cavalieri


Ore dodici

La messa sta per finire. Questa è una festa di attese. Carrozze con cavalli murgesi aspettano di lato al sagrato. I cavalieri si fanno ammirare nella piazza grande. Cavalli immensi. Lustri e potenti. Sgambettano. Alcuni, nonostante accortezze agli zoccoli, scivolano sulle pietre di Matera. Ci vuole abilità. So che ci sono ‘giudici’ che osservano il comportamento dei cavalieri. Danno penalità se si commettono ‘errori’. Sono l’élite della città per un giorno. I tre vicegenerali cavalcano altezzosi fra le file di oltre ottanta cavalieri.
Esce la statua della Madonna. Sono due le Madonne nella chiesa (il parroco non ama questa doppiezza). Una che ha paura di affrontare la cavalcata, un’altra che se ne frega e vuole andarsene in giro. ‘Ha occhi furbi’, mi dice donna Bruna. E se lo dice lei che ogni anno veste la Madonna, ci devo credere….
Il cocchiere e il Comitato
Il cocchiere
Il vescovo e il Bambinello

Esce la Madonna della Bruna
Esce il vescovo con le sue vesti porporali. Alza il Bambinello seduto su una minuscola sedia di velluto. Applausi. Cocchieri e aiutanti delle carrozze hanno fisico da body-guard e sguardi bruschi e feroci. Il vescovo cerca di darsi un’aria bonaria. Contrasto fra il suo sorriso benedicente e l’aria truce di chi sembra una guardia del corpo. Il viaggio della Madonna comincia. I cavalieri sono la scorta.
Si torna a Picciannello. Fra la folla, vecchi che hanno portato le sedie, bancarelle di immigrati (cingalesi, senegalesi, indiani, cinesi…il mondo, insomma). Cacche di cavallo sui selciati. Allineamenti imperfetti. Bella cavalcata. Il vescovo non cambia espressione. Nemmeno le guardie del corpo. I cavalli sono maestosi. Con vanità si salutano gli amici, si fanno soste per farsi vedere, il veterinario viaggia in vespone, gli aiutanti sorvegliano gli scarti dei cavalli. I vicegenerali continuano ad andare avanti e indietro fra la fila dei cavalieri. La Madonna è tranquilla. Finalmente è fuori dalla sacrestia dove la custodiscono.
L’arrivo della Madonna a Piccianello
Ore tredici e qualcosa
Quartiere popolare di Picciannello. Sopra il balcone della chiesa, il parroco ci fa salire. Brutto edificio addobbato a festa con fiori di carta e nastri di pizzo. La piazza si riempie. Arrivano cavalieri e carrozze. Viaggio finito per la Madonna e il Bambinello. Il parroco afferra il piccolo Gesù vestito a festa. Entra velocemente in chiesa. Scalpore di cameraman. Assalto a Madonna e Bambinello. I fedeli vogliono toccare, sfiorare, essere santificati, ricevere grazie. Toccano la veste della Madonna, porgono bambini, si allungano a sfiorarne la mano. Stringono le dita. Tirano fuori cellulari e fotografano. Ci si accalca. Qualcuno chiede la grazia per l’assalto al carro della notte. Si lasciano monetine in un cestino. Preti e vescovo scompaiono. ‘Buon pranzo a tutti’. Restiamo lì. Fino a quando la chiesa non si svuota. Ultime donne. Bruna ha abiti eleganti. Vuole una foto davanti alla statua. ‘Hai visto il suo sguardo?’. Mi piace stare qui. Nella chiesa vuota.
L’adorazione

La devozione

La fede

La grazia

Toccare…

  Antonio mi offre un passaggio in vespa. Corriamo per una Matera deserta. Bomba N sulla città. Come hanno fatto a sparire in un attimo i materani? Tutti con le gambe sotto il tavolo. Pasta al forno e agnello. Se la godono. Si cambiano d’abito. Ricchi e poveri. Borghesia e cafoni. Cavalieri e pastori. La giornata è ancora lunga. Arrivo all’osteria Malatesta. La pasta al forno mi ha aspettato. Chitarre e cupa-cupa. La festa contagia anche i miscredenti. 
Matera, 3 luglio

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