Matera, la festa

La Madonna della Bruna e il pastore



Ore cinque.
Luce su Matera. Si spengono i lampioni. Il cielo conquista il paesaggio. I Sassi sono immobili.
Passi verso la piazza.
Messa all’aperto. La Chiesa rivendica il primato religioso della festa. Altare sul sagrato. Agitarsi di fotografi.
I pastori nella prima fila.
Il quadro, inscurito da secoli di candele, esposto alla piazza.
Il parroco prova a riconquistare il ritmo della festa: ‘Non è folclore, Matera non è devota alla festa. E’ fedele alla Vergine Santissima’.
Orecchi attenti ascoltano. Cercando di decrittare i messaggi.
La piazza è bella.
Eucaristia. Partono i primi botti. Il parroco si arrabbia: ‘La processione non comincia se non vi sarà silenzio’.
I ragazzi fanno esplodere i petardi. Applausi dalle ultime file.
L’attesa della processione dei Pastori
L’unico pastore

La processione

Il presidente dell’associazione pastori

I ‘pastori’

Piazza San Francesco

Il quadro della Madonna

Ore sei.
La processione parte. Si muove il grande quadro di rame della Madonna della Bruna.
Spunta un gruppetto di pecore. Un vecchio tiene per le gambe un agnello stremato. Fa la sua comparsa un coniglio e un chihuahua.
I ragazzi hanno passato la notte in bianco. Hanno bivaccato ai belvedere sui Sassi. Adesso è il loro momento. Per molti di loro è stata la prima notte passata fuori casa. Sensazione di libertà. Sono stanchissimi. Iper-reattivi.
Si impossessano della testa della processione. La trasformano in un corteo. Saranno mille, duemila. Molte magliette del Matera Calcio che rischia l’esclusione dai campionati.
I ragazzi aspettano le caramelle, i botti, i petardi. Appesi a corde lungo il percorso della processione-corteo. Trattative con la polizia.
Si dà fuoco. Il coraggio è correre più vicino possibile alle esplosioni. Spavalderia pura. Corrono tutti. Ci si spintona. Ci si travolge. Aria di fumo da polvere da sparo. Ebbrezza. 
Lo scoppio delle ‘caramelle’

Il corteo-processione

I ragazzi in attesa. La processione è loro
Grida dal corte: ‘Presidente, sempre presente’. E questo cosa vuol dire? ‘Non lo so’, mi risponde il ragazzetto a cui lo chiedo. ‘Però mi piace’.
Una fila di ragazzi, in testa, si tiene a braccetto. ‘Siamo di Venosa. Ce la godiamo. Tutti amici’. Aria da ragazzini. Son tesi come un elastico. Felici. Sopra le righe.
Fotografo giovani operai con le magliette due luglio. Mi dicono che saranno loro a muovere il carro. Orgoglio.
Ogni sosta è un scoppio, una corsa, un’adrenalina. Si attraversano i quartieri ‘nuovi’ della città. Costruiti per l’esodo degli anni ’50. Serra Venerdì. Spine Bianche. Lenzuola e drappi ai balconi. Uomini e donne aspettano la processione. Hanno portato le sedie da casa.
Il capo dei pastori sta, con tenacia, con fiori bianchi in mano. Sembra cullare un bambino.
Il quadro della Madonna della Bruna è in coda. Un centinaio di fedeli attorni ai pastori. Il parroco cerca di mettere ordine nelle sue fila. Tiene le distanze dal corteo dei ragazzi.
Il trombettiere alla casa del Generale
Ore nove/ore dieci/ore undici
Bisogna andare a casa del Generale. Angelo Raffaele Tataranni. Custode a Palazzo Lanfranchi. Per un giorno, sovrano militare dei Cavalieri che scortano la Madonna nel suo andirivieni fra San Francesco e la chiesa di Piccianello.
Il Generale abita al quartiere popolare di Pini. Pastori e cavalieri. Anima popolare della festa. Salta la differenza fra borghesia e bifolchi. Non so. Angelo Tataranni è un uomo basso e forte. Si è curato alla perfezione i baffi. Pettinato come Clark Gable in Via col vento. Il capocondominio, burbero e simpatico, sorveglia che nessuno faccia il furbo. Mi rimprovera per aver calpestato un aiuola. Ci ferma. Bisogna salire solo quando tutto è pronto. Non un minuto prima. La moglie del capocondominio sta preparando la pasta al forno e lui me lo racconta. ‘Vuole un bicchiere di vino?’. Dà ordini ai ragazzi che sbarrano le scale.
Saliamo.
Camera da letto. Coperta bianca sul letto, padre Pio sul comodino, armadio a specchi. La giovane figlia del Generale è in tiro. Perfetta. L’avevo incontrata il giorno prima ed era una ragazzina. Le vesti del Generale (mantello, spada, elmo, cinte, guanti…) disposte sul letto. Ad arte. Ci spintoniamo con eleganza fasulla fra fotografi. Impossibile entrarci tutti. La fotografa di Napoli vorrebbe un controluce. Cerca di dare ordini e consigli. Lei è abituati ai set. E’ brava, ma qui ci sono riti immutabili. Nessuno l’ascolta.
La mamma allontana la figlia troppo elegante. Tocca alla moglie vestire il Generale. Corazza, cinta, mantello, la spada, alla fine l’elmo. Il Generale è serissimo come una statua.
Poi arrivano i cavalieri, la stanza diventa troppo piccola, ci si accalca. Si suda. Un elmo demolisce il lampadario. Ecco le autorità. Baci sulle guance. Il Generale imperturbabile e orgoglioso.
Il capocondonimio della casa del Generale
Le vesti del Generale

Le vesti del Generale
La vestizione del Generale

Giornalisti

Generale per un giorno
Porta bene assaggiare una pizzetta, bere un bicchiere di bibita. Comprate al negozio sotto casa, ancora incartate. Ci si affolla attorno al tavolo di cucina. Eccitazione. Questa stanza tornerà normale domani.
Il vicinato viene a salutare il Generale. Abbracci ai parenti. Fuori del condominio, è la fola. Da Napoli è arrivato il figlio seminarista. Che tira fuori l’abito nero. Applausi all’uscita della casa. Il trombettiere suona la carica. Il Generale non è più il semplice usciere di un museo. Sale in carrozza. Con tutti gli onori. Scortato da un cavaliere bianco, dagli occhiali bianchi e il cordino a treccia. Bisogna raggiungere piazza San Francesco.
La moglie rimane sola nella cucina: ‘Il mio compito è finito. Ora comincia quello di mio marito. Ben più importante del mio’.
Il Generale nella camera da letto

La famiglia del Generale

I Cavalieri

I Cavalieri

Il Generale esce di casa

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