Matera, la festa

La cavalcata del Generale


Tra il giorno e la sera
Il cielo è sempre inquieto. Accenni di pioggia. Ma il tempo si accontenta del batticuore degli animi e del maestro-cartapestaio. Il carro reggerebbe alla pioggia? Ancora si ricorda quella volta (1989 dice uno; no, era il 1987 ricorda l’altro) che la festa corse le sue ore sotto una pioggia ininterrotta. Ora la processione si fa seria. E’ roba di potenti. I megafoni vanno avanti, sorretti dallo stesso uomo di sempre. Il prete grida le sue preghiere da distante. I segni delle croce. E le benedizioni. Il parroco conquista la testa dietro i carabinieri che aprono il corteo. La sfilata dei politici in abiti azzurri sta dietro alla statua. Non sono abituati al cammino delle manifestazioni e ora si stanno divertendo. Si va avanti con bella lentezza. La folla è una cortina invalicabile. Le luce delle bancarelle. I cavalli fanno ondeggiare le file degli spettatori. E’ il trionfo. I vicegenerali continuano a sorvegliare i cavalieri, si attraversa Matera.
La cavalcata arriva sul corso
Svicoliamo per le bancarelle, quasi deserte in questo momento. Vogliamo precedere il carro sulla piazza grande. Qualche senegalese comincia a risistemare il camioncino. Vendono cose improbabili. Mutande con le scimmiette a un euro. Corriamo per attendere la processione in piazza grande. Andiamo per la città vecchia. Arriviamo fino alla cassa armonica, l’orchestra prova a suonare, le luminarie danno gioia, il cielo si ribella alla pioggia, la piazza è piena. Ondeggia, aspetta, si beve gin tonic al piccolo bar. Musica da banda. Anche questo è un rito dei ribelli della Bruna. Poi, qualcuno, in silenzio, scompare e va a prendere posizione. Strategie di assalto al carro. Ma i veri distruttori organizzati sono già da ore in attesa attorno alle scalinate di Santa Lucia. Devo imparare i luoghi. Vado anch’io. Da solo. Il passi fa aprire il triplice cordone della polizia. Sono spariti i carabinieri, ora la sicurezza è nelle mani della Questura. Le divise gonfiano i corpi. Muso contro muso con i ragazzi dietro le transenne.
Il corso è stato sgomberato
I ragazzi in attesa a Santa Lucia

L’arrivo del carro
Prima attesa
Alla spicciolata arrivano i ‘privilegiati’: ‘collaboratori’ del Comitato, giornalisti, gente con il passi. Vero o falso che sia. I ragazzi dalle scalinate di Santa Lucia, da dietro le transenne, gridano. Osservo Mariano. Sta in silenzio, concentrato. Mi riconosce. Ci salutiamo. Va via la diffidenza dei ragazzi. Mi vedevano al di là delle transenne e pensavamo che ero della polizia. Tifo da stadio. Un poliziotto mi dice che ho torto: ‘Allo stadio è peggio’. Ma poi parte un inno d’Italia e tutti cantano a squarciagola. Magliette tirate sulle spalle. Muscoli tesi. Si poggia il piede sulle transenne. Il carro è lontano, il carro appare nella piazza, il carro entra nell’area protetta, caracolla per il corso, le mule sono impassibili. Uragano di applausi. I poliziotti serrano le file. Passano i cavalieri, passano le mule, passa l’ombra scura del carro. Qualcuno guarda anche la Madonna? Lei sta in alto. Troppo in alto. Ma se è come mi hanno detto, si sta godendo lo spettacolo da una posizione privilegiata. Andiamo, bisogna raggiungere San Francesco.
I tre giri (che diventano cinque)
Il corso è un trionfo. Michelangelo è una star. Il costruttore saluta la folla come un campione del calcio. Cammina davanti al suo capolavoro. Girotondo nello slargo del corso. Ora la Madonna deve scendere. Riappare Eustacchio, il falegname. E’ un lavoro suo. I poliziotti serrano le file attorno al carro. Ma riusciamo ad avvicinarci. La Madonna ondeggia, viene affidata ad altre mani. Si confondono bande, cori e cronache di televisioni locali urlate da un grande schermo.
Il trionfo di Michelangelo
Adesso bisogna segare il ‘corno’ del carro. Spetta di diritto all’auriga. Quanti ne avrà a casa Belisario, il cocchiere? Eustacchio sega il pezzo. I mulattieri bloccano gli animali. Lavoro lento, in equilibrio instabile. Il falegname si carica il peso sulla testa. Lo passa a due ragazzi con i muscoli. Il pezzo sparisce (riapparirà in un bar elegante del corso il giorno dopo). Applausi.

Viene segato il corno del carro

  

I tre giri. Manovra pericolosa. I poliziotti non mollano il carro. Il carro deve proteggere la città. Ruota su stesso. Ebbrezza. Le mule parto di scatto, il carro segue, non riesce a fare un cerchio perfetto, ci scansiamo. Si corre. Un giro, due giri, tre giri. Va tutto bene. E qualcuno decide che si può continuare. Altri due giri. Uno per il sindaco, l’altro per il vescovo, mi dicono. Nessuno lo capisce. Ma ci si sta divertendo. Come bambini. Si continua a girare. Si prende tempo. Entusiasmo alle stelle. La folla vibra. Ecco, il carro si posiziona verso il carro. Mi sposto, ripercorro il selciato di pietre, so che devo andare di fronte alla scalinata di Santa Lucia. Mariano ha le mani sugli occhi. E’ un fascio di nervi. Aspetta. Si concentra. Abbiamo tutti aspettato un’intera giornata….
Matera, 3 luglio
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