Matera, la Festa

La processione del Bambinello

Ore quindici passate

Tempo di rimettersi in moto. Si torna a Piccianello. La Madonna aspetta. Il Bambinello aspetta. Stanno in pace nella chiesa. La gente si è cambiata d’abito. Ha mangiato le paste al forno. Ma ha trovato anche il modo di una doccia, di una pennica brevissima. Le autorità tirano fuori le giacche eleganti e i completi blu-elettrico. Ma la processione è ancora del popolo. Donne anziane e bambine attorniano il Bambinello. Il tempo di un’ultima venerazione con gli occhi e con le dita. Mi raccontano che, da qualche anno, c’è sempre stata tensione fra parroco e donne: chi deve portare il Bambinello fino al carro? La chiesa ha rivendicato un primato. Un tempo, mi spiegano, era la donna più anziana del quartiere ad avere questo diritto. Ora non più. Ma forse c’è una sorta di compromesso: il parroco tiene ben salda la sedia del Gesù bambino vestito a festa, ma ragazzine non staccano la mano dalle gambe del piccolo sedile.
Alle spalle del Bambinello, gli uomini sorreggono sulle spalle la Madonna.
Bisogna percorrere i cento metri fino al piazzale del deposito dove è si trova il carro di cartapesta.
Qui entra solo chi ha il privilegio di un ‘passi’.

La polizia sorveglia il carro

La Madonna sale sul  carro

Il carro in attesa

Sorpresa: dentro c’è ‘l’esercito’. Carabinieri con manganelli alla cintura, caschi appesi alla cintura, aria da duri, carabinieri, forestali, un finanziere immenso, molti in abiti civili. Mi sento a disagio.
Con qualche spintone Madonna e Bambinello entrano nel deposito del carro. Il cancello si richiude. Michelangelo, il costruttore del carro, e Eustacchio, il falegname, si mettono al lavoro. C’è da montare la Madonna sul carro.
Fuori arriva la pioggia. Panico. Discussione vivace nel Comitato. Si aspetta che il cielo dia segnali rassicuranti? Alla fine si decide di prendere tempo. Di dare possibilità alle nuvole di tranquillizzarsi. All’orizzonte, raggi di luce illuminano i campi gialli delle stoppie del grano. E’ bella questa terra. La gente preme ai cancelli. Alla spicciolata arrivano le autorità.

Le mani degli spingitori

Mani si stringono sull’asta del carro. Deve uscire dal deposito. Riconosco i giovani operai che erano ai botti del mattino. Hanno lasciato gli abiti da ragazzo. Ora hanno eleganze e si sono sistemati sotto il carro. Pronti alla fatica del tiro.

L’uscita del carro
Ore diciotto passate da un bel po’
Manovra coraggiosa. Si tira il carro. A forza di braccia. Sbanda, si ribella, applausi, svia di lato. Retromarce, avanzamenti. Lo rimettono dritto. Si tira con forza. Le ruote di ferro cigolano. Spalla contro spalla. Urto contro urto. Corpi addossati uno sull’altro. Virilità. Forza. Muscoli. Ma la guida è affidata a due grandi vecchi, alti una spanna. Danno gli ordini, mettono in direzione. Gioco di ruoli.

Si tira il carro a braccia

Il carro è in linea con il cancello. Ci sono volute almeno dieci strappi. Ora si schiera la finanza. Tocca a loro aprire il cancello. Fanno una barriera invalicabile di divise e muscoli. Spingono con forza. Si accelera. I carro avanza con velocità, si tira, si spinge, si urla, bisogna curvare, si pigia via la gente, le donne volano dietro, gli uomini si induriscono. Una virata, una doppia curva, applausi dai balconi, ma sotto ci sono brividi e sudori. Ci si accalca attorno al carro. Si raggiunge uno slargo, confini della piazza di Piccianello. Qui è arrivato Belisario e i suoi 83 anni. Ha la cravatta a strisce. Una camicia bianca, fuori dai pantaloni. Da quasi quarant’anni è il cocchiere, l’auriga del carro. Ha portato le sue cinque mule. Ha dovuto affittarne altre tre. Se ne è andato a cercarle in Puglia. Sono quattro coppie di mule che tireranno il carro.

Nuovo tempo di attesa. Il carro deve essere ammirato. I carabinieri si schierano a difesa. Pancia contro pancia degli uomini. Cordone di sbarramento. Le mule lasciano cacche. Sono impassibili. Ma si svuotano la pancia. Odori acri nell’aria. La autorità scartano distante, alzano i mocassini lucidi. Ci sono tutti: vescovo, sindaco, presidenti vari. Mondo maschile. Le donne sono le mogli. Mi dicono: ‘Qui bisogna farsi vedere. Questi sono voti’. Dalla folla qualcuno grida: ‘Presidente…’. Si girano in sette. Sguardi interrogativi. Si prendono paure quando i fotografi li inquadrano. La Madonna se ne sta in piedi in vetta al carro. Grande angolo di visuale.

La finanza in difesa del carro

L’arrivo del carro nella piazza di Piaccinaello

Uno dei mulattieri

Antonio mi porta su un balcone. Sul tetto di un palazzo. Vertigini. La piazza ora è piena. La gente a va e viene. Ci invitano le salotto. Caffè freddo. Gradito. Grazie. Mi raccontano del back-stage della costruzione del carro. Voci incontrollate. Ognuno vuole dirti la sua storia.

L’auriga Belisario

La ‘autorità’

La partenza della processione

Ridiscendo fra cacche, carabinieri, mulattieri, abiti blu, popolo in festa. Attesa. Saluto Belisario e uno dei mulattieri. Si mette in posa per una foto.
Arrivano i cavalieri. Devono conquistare la scorta, farsi largo fra la gente. Sono immensi.
Matera, 3 luglio
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