Dominicana/La cedula

La cedula


Isabelita possiede la cedula. Luder, no. E un destino li separa. Un futuro li separa. Il figlio di Isabelita esiste. I due figli di Luder, no. E non esisteranno mai. A un certo punto, un maestro, se andranno a scuola, chiederà il loro acta de nacimiento e loro non potranno mostrarlo. Perché non lo hanno. Perché, per le leggi di questa parte dell’isola, non esistono. Sono invisibili. Perché stranieri. Perché haitiani e neri.
La cedula è l’ossessione di chi vive nei bateyes. E’ una card di plastica. Con foto, età, gruppo sanguigno, colore della pelle, lavoro (in genere: ninguno). Senza cedula non puoi riconoscere i figli, non hai un lavoro formale, hai ben poche speranze di essere curato in uno ospedale.
La parte dominicana dell’isola lontana dal mare ha cambiato la Costituzione un anno e mezzo fa. Fino ad allora, fotocopia degli Stati Uniti, se nascevi in questa metà dell’isola, avevi diritto alla cittadinanza. Dominicana-haitiana, ovviamente. Categoria particolare di cittadini. La tua origine diventa un marchio. La pelle nera è un marchio. E non è mai stato facile ottenere il diritto di essere almeno dominicano-haitiano. La nuova costituzione, mi raccontano, è spietata: tu hai diritto a essere considerato dominicano-haitiano solo se tua madre è dominicana. E devi dimostrarlo. E se tua madre non ha cedula non puoi nemmeno tentare di dimostrarlo.
Esistono questi bambini?
Per ottenere la cedula, mi spiega chi la conserva gelosamente in un posto segreto della sua baracca, devi avere tre testimoni con più di cinquanta anni, una carta del sindaco, una carta della scuola, una carta del padre (e se il padre è sparito? E se il padre è morto?), una carta di una chiesa (cattolica o evangelica. Non certo quella di un houngun vudu. Essere non credenti non sembra previsto). Devi andare in città e affrontare gli impiegati. Mi immagino Angelina e i suoi sessanta anni di fronte a quell’ufficio….
E loro?
Isabelita, venti anni (ma più giovane per la sua cedula) c’è riuscita, Maria c’è riuscita (c’erano le elezioni e i candidati ti aiutavano in cambio del tuo voto e di una campagna in loro favore). Luder, nato ad Haiti, studente brillante, intelligenza immediata, picador di canna per miseria, non ha speranze. E’ venuto fin qua in cerca di una possibilità. C’è rimasto. Ha conosciuto la sua donna nel bateye. Non tornerà, se non lo cacciano, nella parte nera della sua isola. Ma qui sarà invisibile. E i suoi due figli non avranno un atto di nascita. Andranno a scuola per quattro anni (se il direttore chiuderà entrambi gli occhi), ma poi al primo esame scolastico verranno scoperti e cacciati via dall’aula.
Sull’isola, 9 agosto
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