Dominicana/Toussaint

Toussaint


Non potevo perdermi Toussaint. Grande nome: il ribelle Toussaint Louverture, figlio di un capo africano trascinato fin qua nei primi decenni del ‘700, istruito dai gesuiti, capace di leggere e scrivere (raro fra gli schiavi di Saint-Domingue), guidò la rivolta dei neri contro i grand-blancs delle piantagioni di zucchero. Un Robespierre africano nei Caraibi. Quando si proclamò imperatore a vita e provò a invadere la metà spagnola dell’isola, Napoleone, altro imperator a vita, decise che quel nero aveva osato troppo. Mandò a morire 40mila uomini pur di catturarlo. Ci riuscì solo con l’inganno e lo imprigionò in un carcere gelido sulle Alpi.
Toussaint, braccia forti di chi ha tagliato migliaia e migliaia di canne da zucchero, saprà la storia del suo nome? Sì, credo di sì. Una nebbia confusa circonda il mito popolare di Toussaint. Barba a crespi bianchi, il Toussaint che ho davanti sta seduto nel suo negozio ai confini di Cuchilla, il bateye più povero del Sud dell’isola. E’ arrivato qua più di trent’anni fa. Voleva fermarsi solo per i mesi della zafra, la raccolta della canna. Le storie hanno una loro monotonia tragica. Non aveva mai tagliato canna, Toussaint. Mi dice che aveva solo studiato fino ad allora. Sopravvisse. Era forte. Non se ne è più andato, mai più tornato ad Haiti. Sei mesi a tagliar canna, sei mesi nella loma, in montagna, a lavorare nelle piantagioni di caffè. Poi Toussaint è stato più smaliziato del folle imperatore nero. Forse conosceva meglio i trucchi dei bianchi. Ha capito che la politica, qua, nell’isola, è un gioco più semplice e più bastardo. Ha tessuto le sue alleanze, ha garantito voti, si vede che ha carisma e furbizia, Toussaint. Gli hanno dato una cedula e perfino un pezzo di terra per il suo aiuto al partito. Garantiva i voti quando era necessario. Gli anno dato qualche sacco di cemento, un po’ di assi e pali. Che altro, Toussaint? Ha costruito il suo negozio. E oggi sta bene. Sa che ogni tanto verranno a chiedere voti. ‘Oggi è venuto il camion con la merce. Ho pagato i debiti. Mi ha lasciato altra merce’. Ha un bel sorriso, Toussaint.
Sull’isola, 9 agosto
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