Dominicana/Cento e sessantotto pesos con 74 centavos

Al mercato di Neyba


Perché 74 centavos? Immagino che solerti contabili sarebbero capaci di spiegarmi i complessi algoritmi che stanno dietro al salario giornaliero di un bracero, un bracciante, nelle piantagioni di canna da zucchero nel ‘profondo Sud’ dell’isola lontana dal mare.
Ha poco senso, ma traduciamo in euro: sono poco più di tre euro al giorno. Otto ore di lavoro. Sveglia alle cinque del mattino e ritorno alla baracca del bateye quando il sole comincia a scendere. Unico privilegio: i braceros organizzati dai capataz oggi viaggiano sui camion del Consorzio (così mi raccontano: ieri ne abbiamo incontrato un gruppo che se ne tornavano a casa camminando sotto un sole implacabile: ‘Non possiamo dare passagi’. ‘No importa, gracias’).
‘Nemmeno la colazione per la famiglia’, dice William, pastore della chiesa evangelica al bateye 5. Facciamo una prova: una libbra di carne, meno di mezzo chilo, costa 60 pesos. Dodici uova costano più di 70 pesos. 50 pesos per i fagioli, 26 pesos per il riso. Sempre alla libbra. Con 168 pesos, puoi regalarti quasi tre birre (si può vivere senza birra?). Io ho comprato uova, due coca-cola e dieci biscotti con 170 pesos. ‘Con la paga di un giorno, non ci metti assieme il caffè con lo zucchero’, dice ancora William. ‘E se hai cinque figli, sai che avranno fame’, è più pratica Maria, promotora a bateye Cuchillo. Salario che è salito negli ultimi tempi: era 141 pesos un paio di anni fa. 
Ho in mano il comprobante de pago di una donna bracera: è stata pagata 791 pesos per dodici giorni di lavoro. Dalle sei a mezzogiorno. Come viene calcolata la fatica? E’ metà giornata, il lavoro di Carmen? Fanno 66 pesos, poco più di un euro, al giorno. Per ripulire canali di irrigazioni, tagliar erba, disperdere erbicidi. Questi sono i mesi del tiempo muerto, non si taglia la canna. La donna ha sette figli. La più grande vive in un’altra casa. Affidata a un’altra famiglia.
Il vecchio Andrès ha una saggezza disperata: ‘Un tempo eravamo schiavi, oggi siamo liberi. E affamati’.
Sull’isola, 10 agosto
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