Dominicana/Il voodoo al bateye Isabel

Ilio nella casa di Jauto, misterio dominicano

Ilio ha trent’anni. Vive al bateye Isabel. Arriviamo a lui attraverso i padri della chiesa cattolica. Strano contatto: cercavamo un sacerdote voodoo. Bastava avere un numero di telefono, ce lo danno preti cattolici. Appuntamento al colmado, al negozio che appartiene al fratello di Ilio.
Ha un’aria giocosa, il giovane sacerdote. Quasi scanzonata. E’ uno che si diverte. Segue le orme del padre. E’ il più giovane della sua famiglia. Ma il padre ha scelto lui. Fin da ragazzino, Ilio seguiva il trabajo del padre. Adesso è l’Ougun di questa comunità, una delle più povere nella geografia scassata dei villaggi della canna da zucchero del profondo Sud dell’isola lontana dal mare. Il bateye Isabel sta sotto il livello del canale di irrigazione. Quando arrivano i cicloni finisce sott’acqua. I giovani se ne vanno a Santo Domingo. Buscando la vida. In queste settimana un po’ di lavoro c’è: bisogna liberare un terreno dalla pietre per piantar pomodori. Almeno non è canna da zucchero. E allora qualche ragazzo se ne sta a casa per un po’. La mattina sposta pietre, al pomeriggio gioca a domino o, se ha fiato, a calcio, in un campo di fango indurito.
Il tempio voodoo, l’hounfò,  è a un passo dal colmado. Primo pomeriggio, caldo senza speranze. Le ‘consultazioni’ del sacerdote sono finite nella tarda mattinata. Ilio si sta riprendendo dalla siesta, caracolla verso il tempio. Un recinto ampio, una croce all’ingresso. Una bottiglia di alcol e peperoncino appesa. Ilio, durante le consultas, la beve per aiutare gli spiriti a entrare nel suo corpo. Affreschi dei santi sulle pareti delle case. Il voodoo dell’isola è figlio dell’Africa. Arriva dal Benin, del Congo, della Guinea. Da ventun paesi africani, si dice qua. E’ figlio degli schiavi. I negrieri non sapevano di star portando spiriti sulle loro navi marce di sangue. Ma i francesi volevano schiavi cattolici e allora imposero i loro santi. I neri non dissero niente, ma studiarono quegli strani personaggi che facevano miracolo e trovarono che erano simpatici come i loro misterios. Se ne impossessarono e diventarono anche loro spiriti, misterios, loas della loro religione nera. La Madonna appare anche su una palma di Haiti e cattolici e vuduizantes venerano quel luogo con lo stesso ardore. I francesi spararono a quella immagine e allora lei si trasformò in colomba e continua a posarsi sulle palme. 
Nella corte dell’hounfò
La corte delle feste, l’albero sacro con appesa bamboline, le braci sempre ravvivante di un tronco che si consuma lentamente. La stanza del trabajo. Profumi, fragranze, bottiglie di rum e di gin, un mazzo di carte. In attesa dello spirito. ‘Non facciamo l’impossibile – avverte Ilio – Aiutiamo quando possiamo. Cerchiamo soluzioni ai problemi della vita. Chiediamo l’aiuto agli spiriti. Agli spiriti gentili e a quelli più scontrosi’. Sediamo davanti all’altare, il caldo è soffocante, il sudore dei bianchi è inarrestabile. Ilio spiega con calma: racconta di Baron Crimi nel, di Tonnere, di Map Banou Mendu. Quasi non ritrovo questi nomi nel pathèon vuduizant raccolto nei miei libri. I libri non raccontano tutto, non ce la fanno. Il bateye Isabel è frontiera. Ilio sa invocare questi misterios. Gli spiriti a volte che danno risposte. Nella casa di San Santiago gli spiriti degli uomini sono rinchiusi in piccole tazze con il coperchio. Ogni tre giorni vengono spolverate. Nella casa di Crimi nel avvengono le consulte quotidiane. Nella casa di Jautò sono conservate le vesti sacre dei danzatori del gagà, grande festa della Settimana Santa. Sfolgora di rosso la casa di Jautò. ‘Si può andare alla messa al mattino e poi venire dai misterios della nostra religione’, è abile Ilio. Sa cosa dire. Sorride. Siamo noi a essere fuori posto. Non riusciamo a trattarlo come il prete che stamattina meditava di fronte alla croce o il pastore degli evangelici che ci parlava a versetti. A noi, Ilio appare diverso.
Ilio ha lasciato il suo lavoro di carpentiere per tornare in questo paese affogato nella canna da zucchero. Il padre aveva scelto il suo destino. E Ilio lo ha accettato. Ogni consulta, ogni discesa dello spirito, costa dai 357 ai 457 pesos, un bel po’ di soldi da queste parti. Cammino nella corte: incrocio un Cristo ferito sul Calvario, una Madonna nera, piangente e matronale con un bambino nero, san Pietro con un libro che vola in un cielo azzurro. Una vite cresce come una veranda sul portico del tempio. Si sta bene qui. Le ragazze vengono a curiosare succhiando bibite da sacchetti di plastica. Una donna mette ad asciugare linde tende rosa. Polli scorrazzano. Noi non abbiamo vinto i nostri timori. Andiamo a bere un refresco assieme a Ilio.
Metà degli abitanti di Isabel sono cristiani. L’altra metà vuduizantes. Ma le due religioni si confondono. Un altro fratello di Ilio è evangelico. Ha paura della religione di famiglia. Ilio sorride.
Sull’isola, 12 agosto
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