Dominicana/Gli uomini e i galli

Il ragazzo e il gallo

Il gallo ha il passo di chi conosce la sua condanna e la sua gloria. Sembra un guerriero, le gambe spiumate, i muscoli da culturista del pollaio, il passo da felino e non da gallo. Cammina nel fango secco del bateye Cuchillo come se puntasse l’avversario.
La gallera, l’arena dei combattimenti, è un fermento. Di uomini vocianti. Ragazzi, giovani arroganti, vecchi tenaci dalle rughe profonde e occhi che ricordano. Il loro gallo stretto nelle due mani. Ne accarezzano le piume, il collo, il dorso. Con gesti di sorprendente gentilezza. Poi lo lanciano: becco con becco. Cercano un avversario. Studiano i rivali. Non hanno un solo peso, ma queste uomini si giocano salari di mesi. Hanno allevato i galli meglio dei figli. Nutriti ad avena e mais. Ad orzo e vitamine. Hanno arrotato i becchi, tagliato le creste e i bargigli. Li hanno addestrati con pazienza caraibica. Ora è il momento di giocarsela. Taglio degli speroni con un coltello dal filo perfetto. Bisogna saldare alle zampe taglienti speroni di plastica. Bisogna armare, si cerca il sangue.
La gallera rurale di Santa Maria
La gallera è un piccolo cerchio, assomiglia alla pedana di un microcirco. I due rivali si provocano, cercano scommesse, eccitano i galli, li mettono uno contro l’altro. C’è odore di sangue, di tensione, qualcosa che, ai miei occhi, assomiglia al disgusto e a un piacere inconfessabile. E’ come una pulsione sessuale, ha scritto qualcuno. E una scrittrice dominicana, Julia Alvarez, racconta, come sospesa e impietrita, stava ad osservare i galli ‘guizzare in una esplosione di piume e di artigli, affilati come pugnali’. Poi li vedeva ‘storditi, barcollanti, con gli occhi beccati a penzoloni, artigliare ancora l’aria contro un rivale che non potevano più vedere’.
Il combattimento
L’incontro è un orgasmo di ferocia. Gli uomini sudano, gridano, imprecano, scommettono. Invadono il campo. Agitano le mani, lanciano offerte, si guardano negli occhi. La gente della gallera è ‘seria’: basta un’occhiata per accettare una scommessa. Ogni debito sarà rispettato. I vecchi si spenzolano sopra le spalle dei giovani che si sono accaparrati i posti in prima fila. I galli sono esausti, feriti, incattiviti. Come pugili vicini al ko provano la follia di darsi addosso con sgangherata ferocia. Puntano agli occhi, al petto. Balzano come lottatori. Non lo sanno, ma i loro artigli cercano una vena. Vogliono il colpo definitivo. Un gallo si affloscia. E’ finita? Uomini invadono il cerchio del combattimento. Il gallo al tappeto, allora, ha uno scatto. L’altro si era distratto nell’illusione che fosse finita, nella stupidità della vittoria. E ora non ha nemmeno il tempo per stupirsi. Spicca uno strano salto scomposto. L’ultimo della sua vita. Crolla a terra, lo sperone ha tranciato la sua vena. La tempesta nella gallera si ferma. Silenzio improvviso. Mormorii. Rassegnazione e qualche sorriso. Nessuno infierisce. Ci prova uno a fare un gestaccio a chi a perso. Ma nessuno sembra darsene peso. Si pagano le scommesse in un fruscio di pesos che cambiano mano. Finita senza una finale. Senza colpi di grancassa.
Gli uomini se ne vanno. Sui motorini. A piedi. Stranamente in quasi silenzio se non fosse per le marmitte che gracchiano. Alcuni ragazzi spennano e decapitano il gallo sconfitto.
Sull’isola, 13 agosto
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