Dominicana/Il cimitero di Tamayo

Le tombe dei cattolici


I dominicani stanno di qua. Gli haitiani di là dal vialetto, ingombro di foglie morte e topi, del cimitero di Tamayo. Separati anche al cimitero. Cattolici e vuduizantes. Seppelliscono qui la gente dei bateyes, i vecchi insediamenti dei tagliatori di canna. Un  haitiano vorrebbe tornare alla sua terra. Almeno da morto. Ma non ha soldi. La sua famiglia non ha soldi. E, allora, lo portano qui. E poi ci sono gli haitiani nati qui che mai sono andati al loro paese.
Croci di cemento. Cimitero mal tenuto, diremmo noi. Sporco. Fitto, non c’è spazio, i sarcofaghi sono addossati uno all’altro. I rifiuti spuntano da ogni tomba, Bisogna stare attenti a dove mettere i piedi. Così evito la tomba di Rosalinda, ma mi arrampico sul quella di Pedro e su quella di Altagracia. Sono parallelepipedi di cemento mal fatti. A volti dipinti di qualche colore tenue. Il cimitero si spinge fino al bananeto.
La tomba del Baron del Cementerio
Riconosco la prima tomba degli haitiani. Il primo sepolto in questa terra (non c’è data) è il Baron del Cimitero. Il Baron Samedi, el jefe, lo spirito che governa il panthéon voodoo. E’ lo spirito che custodirà il cimitero. Toccherà a lui autorizzare i morti ad apparire, a riunirsi, a comunicare. E’ una tomba piccola, bianca, con colature di unto e alcool, incastrata contro un albero. Ma è quella dove gli haitiani si fermano prima di proseguire verso le altre sepolture. A lui si chiede il permesso per seppellire un’altra persona. Tomba venerata: qualcuno ha lasciato pesci secchi in una ciotola, una bottiglia di gin, una di rum. Svuotate e coperte di cera bianca. Ci sono mucchietti di bottiglie di birra e una bambolina pende dall’albero.
Sull’isola, 15 agosto
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