Imagine all the people…

La guerra

Mi trovo a cantare Imagine all the people…con la gente di Emergency. Al MandelaForum di Firenze. Con Fiorella Mannoia, Paola Turci ed Elisa sul palco. Bello.
Penso che non ci sono più gli accendini, oggi si sollevano i display di cellulari. La platea insegue la musica con flash di telefonini-macchine fotografiche.
Serata contro la guerra. Guerra da bandire dalla storia dell’umanità.
Tutto questo avviene mentre i ribelli della Libia non hanno più pazienze. Aspettano solo le bombe della Nato per entrare a Beni Walid. L’assedio di questa città ‘gheddafiana’ non vale quello di Misurata, città ‘anti-gheddafiana’. E’ un assedio ‘legittimo’. I civili di Beni Walid forse non sono civili. E’ l’ora dell’attacco.
Penso ai ragazzi che alzano i kalhasnikov, sparano al cielo e inneggiano alla guerra.
Penso a quante fotografie ho scattato a ragazzi orgogliosi del loro fucile.
Penso che nelle parole che vengono dette sui palcoscenici di Emergency non c’è un solo dubbio.
Penso che quei ragazzi che sparano sono ‘felici’. La guerra, è bene dirselo, è ‘una festa’. ‘Un terribile amore per la guerra’, dice il filosofo James Hillman. L’umanità, da quanto esiste la scrittura, ricorda il saggista Michele Nardelli, ne ha combattute 15mila e 600. La guerra, almeno fino a quando non ci si fa male, è adrenalina, senso di comunità, brivido assieme, solidarietà combattente, cameratismo. Chi ha vissuto i Balcani lo sa bene. Chi guarda i ribelli e i gheddaffiani esibire i loro fucili con ebbrezza, lo sa bene. Avete mai parlato con un cecchino? Non è un mostro, non è uno scarto, è un uomo con una storia simile alla nostra.
Forse è bene cominciare a dirselo. Forse è bene cominciare a guardare il ‘cattivo’ che è dentro di noi.
Non è possibile negare il conflitto. L’odio e la rabbia esistono. Bisogna trovare luoghi, meccanismi, pratiche, comportamenti, coraggi per affrontare il conflitto. Guardandosi negli occhi e pensare che la ragione non sta mai da una sola parte.
You may say I’m a dreamer.
San Casciano in Val di Pesa, 10 settembre (vigilia dell’11 settembre)
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