Verso Addis Abeba

Il quartiere di Arat Kilo

Fra poche ore ancora un volo. Notturno. Sopra il Mediterraneo e il Sahara, terre che si sono insanguinate. Terre meravigliose.
Un ritorno. Ancora un ritorno. La vecchia Etiopia. Quanti anni fa la prima volta? Ricordo la sua immensità che ora mi è diventata familiare. Ricordo la sua aria decrepita e superba. I vecchi palazzi. La vastità delle piazza e delle grandi strade. Ricordo l’apprensione. Ora che avverto questo ritorno come un andare in una delle case-non cosa. Penso alle speranze e alle delusioni di questi anni.

Acquisti fra le rovine di Arat Kilo

Il volto di Addis Abeba travolto dal vetro-cemento. Dormirò in un albergo là dove c’erano le vecchie case italiane. Kazanchis. Case Incis. Niente è rimasto in piedi.
La mia Addis Abeba si nasconde in vicoli ancora acciotolati. Oramai circondati dalle ruspe della modernità. Si distruggono e si smantellano le antiche case sono Arat Kilo. La gente lascia le case per le periferie. Vende i mattoni, le finestre, le porte, i vetri in un mercato improvvisato. Sulle strade che hanno visto la loro storia. Mi viene in mente Kapuscinski che assiste alla distruzione della vecchie case di Erevan. La gente sta lì e piange. Io sto qui, fra le rovine di una città che sarà ricostruita in nome della modernità. Sto qui e non ho pensieri. Guardo la gente comprare le rovine.

Domani sera, insh’allah, troverò il mio cameriere nella sua giacca bianca. Sa che ordinerò polpettine allo yogurt….
San Casciano in Val di Pesa, 12 settembre

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