Etiopia/L’alba di Axum


Il folle di Dio

Il folle di Dio ha una corona di erba, una gamba marcita e un prurito mangiacarne al braccio destro. Cammina, si siede sulla pietra del trono di Axum. Grida in inglese. ‘Satelite, civilization’. Era un maestro, impazzito con l’alcol. ‘Beveva’, dicono i ragazzi. Ora vive nell’aerea della chiesa. Le donne lo sfiorano. Un uomo mi dice di dargli del denaro. Un birr, due centesimo di euro. Il folle sorride con un bel sorriso.
L’alba a Maryam Sion
All’alba le donne avvolte nelle loro vesti bianche camminano verso la chiesa. Al riparo di un albero, dritto sui troni dei giudici, il vecchio prete legge con voce raschiata la Bibbia. Amen e dondolii. Le donne oscillano, pregano, si sciolgono nella fede. Si portano chicchi di teff e ‘njera vecchia per gli uccelli. Viene lasciata sulle pietre antiche di duemila anni e gli uccelli volano felici. Le donne baciano la pietra e pregano. Per la fertilità. Per la salute. Per il senso di indefinito nell’alba di Axum.
I mendicanti, gli storpi, i ciechi, l’uomo attorcigliato da una poliomielite sulle spalle di un ragazzo, l’uomo dai moncherini è insistente, il ragazzo cieco e bello questa volta si è fatto accompagnare da una bambina. E’ diverso, lui. E’ elegante. Vorrei conoscere la sua storia. Non ho il coraggio di chiederla. Le donne si frugano nelle vesti e trovano monetine di birr. Nemmeno la ‘njiera compri con questo denaro.
L’attesa delle donne
Altre donne portano pietre sulle spalle. Le depositano in un mucchio. Ci sono altre chiese da costruire. Questo è il loro contributo,. Un prete vestito di nero osserva i movimento delle donne.
Il sole appare dietro la collina di pietra. Il folle di Dio allarga la bocca, la giornata può cominciare. Il tempo di Dio sta per finire. Le donne escono dai cancelli della chiesa. La giornata sarà faticosa. In attesa di un’altra alba da dedicare alla pace di Dio. Etiopia immota. Etiopia testarda.
Axum, 16 settembre
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