Etiopia/Strategie di sopravvivenza

Axum, tuffo nella ‘piscina’ della regina di Saba

Samuel e Thomas, ad Axum, ragazzini dell’ottava classe, parlano un buon inglese. Tenaci ed esperti. Studiano i turisti e poi li aspettano all’uscita dell’albergo. Ne adottano uno per uno. Si rendono indispensabili. Non chiedono, aiutano. Alla fine un extra-tshirts e qualche decina di birr (il loro padre guadagna la stesa cifra in dieci giorni di lavoro).
Ad Ahmed Ela, Piana del Sale in Dancalia, i ragazzini si fanno assumere come aiuto cuochi e lavapiatti. Hanno stretto amicizia con i cuochi che lavorano per le varie agenzie turistiche. C’è un giro consolidato ed esperto.
A Lalibela sono petulanti, frastornati dalle carovane del turismo internazionale. I ragazzini scelgono la loro vittima e chiedono di poter essere aiutati a comprare un piccolo dizionario per studiare l’inglese. Una volta fatto l’accordo. Conducono fino al negozio, azzardano una cifra improbabile (bassissima per un europeo) e si fanno comprare il dizionario. Che il giorno dopo ritorna sullo scaffale del negoziante in attesa di un nuovo turista di buon cuore.
A Bahar Dar sono ripetitivi e monotoni. Privi di inventiva. Dieci anni fa, nella radura del belvedere sul lago Tana, si avvicinavano con un foglietto che elencava i nomi di undici ragazzi che volevano giocare a calcio, ma avevano bisogno di palloni e magliette. Chiedevano un aiuto. Dieci anni dopo, il piccolo teatro è ancora lo stesso. Solo che il foglietto è plastificato. E ne hanno uno per lingua. Cinese compreso, ovviamente. Io ho spiegato di essere bosniaco e loro ne hanno tirato fuori uno in russo.
Africa dei ragazzini che cercano di cavarsela in attesa del colpo di fortuna.
Bahar Dar, 25 settembre
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