Etiopia/Scarpe per miracolo

La chiesa di Ura Khidane Meret

“Dio dei miracoli, guarda i miei piedi. Sono grandi, sono grossi, hanno le unghie che già si staccano, come quelle del diacono che non è riuscito a diventare prete. Dio dei miracoli, ho solo 32 anni e già indosso la tunica gialla del monaco. Passerò tutta la vita in questa chiesa dalle dodici porte. Non vedrò altro mondo che questo. Ma che dico: qui passa il mondo. Da anni viene gente dai paesi stranieri. Prima c’era un prete istruito che li accoglieva. Oggi ci sono io, abba Wolde Giorgis. Ma a loro sorrido e basta. Alcuni mi chiedono di stare in  piedi davanti a San Michele o davanti alla Madonna. Sia lode a Maria, Dio dei miracoli. Un uomo con tante photos appesa al collo mi ha tenuto per un’ora davanti alla porta della tua Tavola. La cera della candela colava sulla mia mano e l’ora della birra era già passata. Gli ho dato il foglietto di carta con il mio nome scritto nella loro lingua. Spero che mi mandi la photos. 

Prove di ‘affresco’


Poi mi sono ricordato, Dio dei miracoli: ecco cosa vedo tutti i giorni quando al mattino gli stranieri arrivano alla chiesa inseguiti dalla gambe nude dei venditori.  Hanno belle scarpe ai piedi, hanno scarpe grandi, robuste, dalle suole alte. Come mi piacerebbe averne un paio per me, Dio dei miracoli. E’ tutto quello che vorrei. Più volte le ho tenute in mano: le appoggiano sui gradini di pietra prima di entrare nella tua chiesa. Sono decine e decine di scarpe. Non so quale scegliere. Sono fatte di una materia che non è legno, non è pelle, non è nemmeno la loro plastica. Ho chiesto alla loro guida di Addis Abeba, e lui, impertinente, si è messo a ridere. Mi ha messo in mano dei soldi, un biglietto da 50 birr. Ci comprerò molti bicchieri di birra, ma mai le scarpe. 

Uscendo dal maqdas, il ‘santuario’


Dio dei miracoli, grazie per avermi dato la forza. Sono nascosto fra le piante del caffè, sento le voci alterate, l’uomo di Addis Abeba è infuriato, ma deve scusarsi con il suo straniero. Se ne sta andando lui a piedi nudi. Non hanno tempo per cercarmi. Cambierò chiesa, sfuggirò alla polizia. E lo farò grazie a te, Dio dei miracoli, che mi hai detto: ‘Prendi quelle scarpe, quelle bianche, con i lacci e la suola alta e nera’. Con un po’ di fatica le ho calzate. Dirò a mia madre di aprirle dietro. Mi staranno meglio. Stasera leggerò i salmi con ardore e penserò alla forza dei miracoli. Tutti vedranno  le scarpe luccicare alla luna”.

Ura Khidane Meret, 26 settembre

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