Etiopia/Ritorno a Tana Kirkos

L’isola di Tana Kirkos

Questo è il viaggio dei ritorni. Tana Kirkos, l’isola irraggiungibile sempre raggiunta. L’attracco difficile, la brusca e scivolosa salita dei primi passi, il paesaggio bellissimo, il monaco dalla veste gialla. Isola sacra. Incrocio di leggende. Pilastro del potere in Etiopia. Fondamenta della religione. I monaci sono pignoli: l’Arca dell’Alleanza, lo scrigno che ha custodito i Dieci Comandamenti, è arrivata a Tana Kirkos, portata da Menelik I, il figlio della regina di Saba e re Salomone, novecento e ottantaquattro anni prima di Cristo. E’ stata deposta su un masso e lì, per otto secoli, si sono compiuti sacrifici in suo onore. L’Arca ha atteso. Anche la Madonna ha raggiunto queste solitudine dell’estremo oriente del lago Tana: vi ha soggiornato tre mesi e dieci giorni, precisa il monaco Woldemariam.
La pietra dove fu custodita l’Arca dell’Alleanza
Hanno costruito un brutto rifugio di metallo per la pietra dei sacrifici, ma Woldemariam difende con orgoglio la decisione di proteggere questo luogo dalla pioggia e dal sole.
Daga Estefanos. La pietra che ricorda l’arrivo dell’abuna Amlak
Si raccontano storie sul lago Tana. La chiesa di Daga Estafanos, il monastero più importante, fra quelli del lago, fu fondato dall’abuna Amlak arrivato fino a qui su una barca di pietra sollevata in volo dagli angeli. L’abuna assieme a suo fratello, Yekuno Amlak, rifondò la dinastia salomonide, il potere dei Negus sull’altopiano. Era quasi la fine del 1200. Sul lago Tana venne siglato il patto fra stato e chiesa capace di garantire il potere ai salominidi fino agli anni di Hailé Selassiè.
La pesca solitaria del monaco
Passeggio fra il caffè dei monaci di Daga Estefanos, guardo i diaconi pescare a Tana Kirkos. Un monaco di Daga Estefanos mi  chiede se posseggo un Samsug. Lo guardo con occhi incerti. Lui tira fuori, da una scatola di fiammiferi, una microscopica flash card da 16 giga. Contiene tutti i canti religiosi dell’Etiopia, ma lui non ha il palmare per poterla leggere. Rimango in silenzio. Lui, dopo un po’, nasconde questo piccolo e inutilizzabile tesoro fra le tasche nascoste della sua tunica. Rientra in chiesa, si avvicina a un pesante libro. Legge, su fogli di pergamena, i passaggi della Bibbia. Salmi di una religione potente e conservatrice. Un monaco macina il teff per l’njera di stasera. Il giovane prete sfiora con le dita la sua card. Qualcuno, prima o poi, arriverà in questa isola, inaccessibile alle donne, con un microcomputer e nella chiesa si canteranno le trance di un Dio testardo. 
Gondar, 27 settembre
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