Dittatori

Menghistu Hailè Mariam (da Aimnwes)

Dicono che Hailè Mariam Menghistu, il ‘negus rosso’, tiranno dell’Etiopia per diciassette interminabili anni, viva la sua vecchiaia in una fattoria in Zimbabwe. Ospite di un altro dittatore ottuagenario, Robert Mugabe. I tiranni non lasciano il potere. Tradiscono la loro rivoluzione giovanile. Alcuni sfuggono alla vendetta. Francisco Franco che visse oltre la sua morte avvenuta in un letto troppo grande. François ‘Papà Doc’ Duvalier despota sanguinario di Haiti fece in tempo a lasciare il suo potere osceno al figlio ‘Baby Doc’. Zine el-Abidi Ben Alì è scomparso in Arabia Saudita. Avrebbero meritato di morire da condannati Francisco Franco e Papa Doc Duvalier? Oggi Menghistu ha 74 anni, meriterebbe la morte a cui è stato condannato nel 2008? Le ossa di Duvalier furono disperse fra i rifiuti dopo l’insurrezione che, nel 1986, cacciò il figlio.
Due dei generali di Menghistu, per quel che ne sappiamo, sono ancora ‘ospiti’ malvoluti dell’ambasciata italiana di Addis Abeba. Vi si rifugiarono mentre, nel 1991, cadeva il regno del loro padrone. Non fecero in tempo a salire sull’aereo che, complici gli israeliani, fece fuggire Menghistu. Da venti anni vivono in una prigione dorata e, presumo, insopportabile. Sono invecchiati in cattività. Un loro collega non resistette e si uccise in quel meraviglioso parco dove si trova l’ambasciata. E se Gheddafi avesse trovato nascondiglio in una sede diplomatica, i ribelli di Bengasi si sarebbe fermati di fronte ai suoi cancelli?
Gheddafi e Gordon Brown
Gheddafi ha scelto un altro destino. O, forse, nella sua follia, dopo essere sfuggito alle bombe di Ronald Reagan, credeva nella immortalità del suo potere. Non riusciva nemmeno a immaginare che avrebbe potuto perdere il suo trono. Ma conosceva bene le regole del gioco. Le aveva dettate lui. E le conoscevano anche la Nato e i leader della coalizione: non ci sarebbe stato né perdono, né processo per gli sconfitti. ‘L’assassinio del nemico – ha scritto saggiamente Rossanda Rossanda – è una nuova norma delle Nazioni Unite. Terroristi e dittatori vanno uccisi da prigionieri e senza processo’. E’ una nuova regola del diritto internazionale. Che, ora come mai, non è nemmeno carta straccia. 
Fra il 2009 e il 2010 Gheddafi è stato presidente dell’Unione Africana
La guerra di Libia ha azzittito l’Africa, incapace di frapporsi fra i due schieramenti. L’Unione Africana si è rivelata inutile e impotente. Forse solo il Sudafrica, per un antico debito di gratitudine verso Gheddafi, ha cercato qualche soluzione. Ma nessuno stava cercando una via di uscita: Gheddafi e i ribelli volevano solo annientarsi a vicenda. 
I pacifisti non sono riusciti a balbettare una sola frase, hanno preferito il silenzio e si voltati da un’altra parte. Le Nazioni Unite hanno rivelato la loro ipocrisia: l’assedio a Misurata non era uguale a quello a Sirte, i civili di Tripoli non erano i civili di Bengasi. E davvero è stata ratificata una nuova (vecchissima) regola non scritta: i ‘cattivi’ non possono essere fatti prigionieri, devono essere uccisi.
San Casciano in Val di Pesa, 27 settembre
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