Libia/La guerra è finita

(da Frontierenews.it)

A mezzanotte del 31 ottobre finirà la guerra di Libia. Annuncio di Anders Rasmussen, 58 anni, segretario generale della Nato. Annuncio orgoglioso: è stata ‘una delle migliori operazioni’ dell’Organizzazione Atlantica. ‘Abbiamo assolto lo storico compito di proteggere il popolo della Libia’, dichiara Rasmussen. La front-page del sito web della Nato si apre con le fotografie del ritorno a scuola di alcuni ragazzi di Tripoli.
Le guerre finiscono a mezzanotte, dunque. Non un minuto dopo, né uno prima. Ma, rivela la Washigton Post, la Francia di Sarkozy la cominciò almeno tre ore prima del via libera delle Nazioni Uniti: i suoi aerei bombardarono le truppe di Gheddafi prima della risoluzione Onu che autorizzava la guerra. 215 giorni di bombardamenti, oltre 26mila missioni, 9mila e seicento di attacco. Quante vittime? Nessuno lo saprà mai. Saranno dimenticate, come capita in ogni guerra.
Ma, in terra di Libia, rimarrà una forza multinazionale. A guidarla sarà, raccontano, il Qatar. Il paese di al-Jazeera. Emirati del Golfo e Sauditi stanno entrando in forze sulla sponda sud del Mediterraneo.  
Gli ex-ribelli di Bengasi rivelano (e poi rettificano, sminuiscono, non si sa, insomma) di aver trovato armi chimiche e nucleari. Destino da paradosso: in Iraq non ve ne era traccia; la Libia, invece, era rientrato a pieno titolo nella comunità internazionale annunciando proprio lo smantellamento di ogni arsenale nucleare…
Omar al Mukhtar, capo della resistenza libica contro gli italiani. Catturato e impiccato nel 1931 (da  www.romalive.org)
Un secolo fa (anniversario il 5 novembre) l’Italia dichiarò la sovranità su Tripolitania e Cirenaica. Era passato un mese dallo sbarco di centomila soldati italiani sulle coste libiche.
La guerra, invece, era destinata a durare altri venti anni. Per vincerla, alla fine, il fascismo dovette deportare quasi tutta la popolazione cirenaica, compiere un genocidio e impiccare Omar al Mukthar, un piccolo uomo di 70 anni. Catturato mentre si recava a pregare. 
Saif al-Islam, il figlio di Gheddafi, sta, probabilmente, trattando la sua resa al Tribunale Internazionale dell’Aja.  O, forse, no. Il procuratore del Tribunale è stato sibillino: ‘Ci ha chiesto informazioni’. 
Nel profondo Sud della Libia, raccontano, la vita scorre normale. Passano armi che svaniscono nel deserto. Cominciano a riapparire i petrolieri. Per i turisti ci vorrà tempo, ma già qualcuno si muove. Ognuno, tranne i capi più compromessi, è rimasto al suo posto.
San Casciano in Val di Pesa, 31 ottobre
print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.