‘Mille fabbriche, nessuna libreria’

Giorgio Bocca (da mentelocale.it)



In ritardo. Ma, spero, i ricordi non siano mai in ritardo. La mia nostalgia è per i miei primi anni di questo mestiere. Quando leggevo, rileggevo e sottolineavo un meraviglioso libretto: ‘Miracolo all’italiana’. Era la raccolta degli articoli scritti da Giorgio Bocca venti anni prima. Scopro adesso che, la prima volta, quelle pagine erano uscite per le edizioni Avanti. Io avevo la terza edizione, pubblicata da Feltrinelli, nel 1980. 


Ricordo che mi sorpresi (con intenzione) a copiare le sue parole. A trasformarle. A ruotarci attorno. Perchè le sue parole raccontavano l’Italia e le trovavo perfette. Dovevo raccontare Prato, la mia prima ‘inchiesta’ importante, e io copiavo quanto Giorgio Bocca aveva scritto venti anni prima.


Quel piccolo libro cominciava con il racconto di Bocca attorno a Vigevano. Terra a me sconosciuta. Bocca, fin dalla prima parola, ti faceva capire, ti avvolgeva, ti diceva: ‘Vai avanti, e ne saprai delle belle’. 

Bocca era davvero, ha ragione Umberto Eco, ‘un montanaro che non le mandava a dire dietro’. Nella prefazione a quel libretto, scriveva: ‘Se questo libro, come spero, otterrà il risultato di far uscire dai gangheri un certo numero di persone, me ne riterrò pago’. 


Ecco, ora il ‘900 sta finendo sul serio. Se ne stanno andando i giornalisti che sono stati capaci di raccontare gli ultimi decenni. Adesso tocca ad altri, ma se in una redazione (di giornale, di televisione, di blog) ci sarà un montanaro capace di raccontare ciò che vede (che vede sul serio, non attraverso il monitor di un computer o un display di un cellulare) le parole continueranno ad avere senso.


E allora non rimane che copiare ancora. Quell’articolo attorno a Vigevano venne intitolato: ‘Mille fabbriche, nessuna libreria’. Era il gennaio del 1962 quando Giorgio Bocca arrivò in via del Popolo…

‘Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Di abitanti cinquantasettemila, di operai venticinquemila, di milionari a battaglioni affiancati, di librerie neanche una. Non volevo crederci. Poi mi hanno spiegato che ce n’era una, in via del Popolo: se capitava un cliente, un forestiero, il libraio lo sogguardava, con diffidente stupore. Chiusa per fallimento, da più di un anno.
Diciamo che il leggere non si concilia con il correre e qui, sotto la nebbia che esala dal Ticino, è un correre continuo e affannoso. Tribù fameliche giungono dalle province venete e dalla Calabria; sui prati che videro galoppare i falconieri di Francesco Sforza sorgono, nel consueto disordine, baracche, villette e condomini; negli invasi delle risaie crescono i pioppi di pelle bianca….ora anche i braccianti della Lomellina si inurbano in questa Vigevano dove i contadini possono diventare ciabattini e i ciabattini industriali nel volgere di poche settimane.
Avanti popolo, la ricchezza è a portata di mano, di fallimento non si muore e se va bene, il denaro circola, il disoccupato manca, le boutiques, i negozi di primizie, i fiorai sono gli stessi di via Montenapoleone e più cari, gli elettrodomestici e le automobili si vendono che è un piacere.’

A proposito: bisognerebbe tornare a Vigevano. Ora, oggi. Per capire cosa rimane di quelle mille fabbriche e scoprire che, magari, una libreria adesso c’è in via del Popolo. Seguire le orme di Giorgio Bocca è una buona strada per incamminarsi lungo il 2012.
San Casciano in Val di Pesa, 31 dicembre

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.