Etiopia-Eritrea/Perchè sono stati uccisi sul vulcano?

La frontiera fra Etiopia ed Eritrea

I giornali italiani, travolti dal naufragio della Concordia, non hanno avuto attenzione per l’uccisione di cinque turisti sulla vetta del vulcano Erta Ale. Dopo le prime incerte notizie si era certi che non ci fosse nessun italiano fra le vittime. Quindi la notizia non aveva più interesse. I giornali della Germania (fra le vittime vi sono due tedeschi) sono stati divisi fra quanto è accaduto all’isola del Giglio (vi sono dispersi tedeschi) e l’agguato sul vulcano. Due cittadini tedeschi sono ancora nelle mani di una sconosciuta banda di assassini. Nelle loro mani ci sono anche due ragazzi etiopici. Un autista e uno scout afar.
Alba sull’Erta Ale
Martedì scorso, alle una del mattino, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nel campo dove abitualmente i turisti che hanno risalito i sentieri del vulcano Erta Ale passano la notte. Conosco quel luogo. Vi ho passato diverse notti. Da qualche anno si dorme al riparo di capanne a igloo costruite con le pietre laviche. Era impensabile che qualcosa potesse accadere lassù. E’ come immaginare un attentato terroristico sull’Etna. Raccontano che vi erano almeno quaranta turisti in cima al vulcano. Tre gruppi. Più lo staff di guide, cuochi, autisti, scout, poliziotti. Da alcuni anni il turismo in Dancalia è fortemente cresciuto. Chi ha deciso l’agguato ha voluto colpire i turisti occidentali. Ha voluto uccidere. Ha compiuto un’azione di guerra.
Il vulcano
Questo è l’episodio più grave dell’infinita guerra a bassa intensità che ancora vede fronteggiarsi Etiopia ed Eritrea. Non vi è pace fra i due paesi un tempo fratelli. Solo una fragile tregua firmata dodici anni fa ad Algeri. In tutto questo tempo non vi è mai stato un serio tentativo di ritrovare le fila di una possibile convivenza. E’ un’altra impotenza dell’Unione Africana (che ha la propria sede ad Addis Abeba).
Un anno fa sono stato in alcune delle zone di frontiera: gli eserciti erano schierati, mi raccontarono di continue scaramucce. Non conosceremo mai la storia di queste battaglie improvvise. Non coinvolgono occidentali. Giovani eritrei ogni notte tentano una fuga disperata dal loro paese. Adesso qualcuno ha deciso di alzare il livello dello scontro. Ha voluto vittime occidentali, ha usato una violenza feroce. Come se si fosse decisa una resa dei conti. Come se si volesse provocare una scintilla per accendere un falò.
Soldati sulla frontiera
Addis Abeba accusa l’Eritrea di aver armato gli assassini. Asmara replica: ‘Sono accuse patetiche’. Le parole dell’Etiopia si induriscono: ‘La nostra pazienza si sta assottigliando. Non staremo seduti mentre il regime di Asmara continua ad appoggiare atti di terrorismo’. Lascia una porta aperta, il governo etiopico: ‘Non è ancora troppo tardi per un’azione della comunità internazionale’, ma, subito dopo, avverte: ‘Il tempo è scaduto’. Fra due giorni, ad Addis Abeba, comincerà il 18esimo summit dell’Unione Africana.
In Etiopia qualcuno pensa che il governo sia troppo cauto e lo scrive in inglese perchè tutti capiscano: ‘Troppa prudenza è un brutto segnale: Asmara può insistere sulla sua strada pericolosa’. 
In realtà l’identità degli assassini è ancora un mistero. Circolano voci diverse. Incontrollabili. Nessuno però dubita che siano fuggiti oltre la frontiera dell’Eritrea con i loro prigionieri.

Il lago di lava dell’Erta Ale

L’Erta Ale non è vicinissimo al confine e le sue pendici sono, da sempre, percorse da piccole carovane di contrabbandieri fra i due paesi. Come è stato possibile che nessuno si sia accorto della infiltrazione degli assassini? E che nessuno sia stato capace di interromperne la fuga?
Silenzio assoluto, inoltre’ dalle (e sulle) compagnie minerarie (canadesi, indiani, cinesi, etiopici) che, in Dancalia, attorno all’Erta Ale e nella Piana del Sale, stanno per cavare potassio e cercano oro e petrolio. Il giacimento di potassio è, ad ascoltare i prospectors minerari, uno dei più importanti al mondo. I compound delle società minerarie sono protetti dall’esercito etiopico schierato in forze ad Ahmed Ela e a Badda. Negli anni scorsi ci si è interrogati spesso sulla convivenza fra turismo e attività minerarie. L’anno prossimo l’Allana Potash, multinazionale canadese, dovrà cominciare a estrarre davvero il potassio. Dovrà trasportarlo fino a un porto. Da dove può passare? La via più diretta (e loro lo dicono) passa attraverso l’Eritrea. I depositi di potassio sono a settanta chilometri dal mare. Ma c’è una invalicabile frontiera armata di mezzo. Canadesi cavano potassio in Dancalia, ma altri canadesi hanno anche trovato giacimenti d’oro in Eritrea. Il potassio avrebbe potuto obbligare, per interesse, i due paesi alla pace. Può spingerli a una nuova guerra?
San Casciano in Val di Pesa, 21 gennaio
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