Luoghi di resistenza (in)consapevole/Il libraio di Castel del Piano

Alessio e la madre Antonella

Ho lasciato l’Amiata prima della neve. Me ne dispiace. Forse, accerchiato dalla neve, avrei scoperto qualcosa di questa montagna. Ma ho fatto in tempo a conoscere un luogo a suo modo normale e sorprendente.
Castel del Piano è un paese di montagna e ha cinquemila abitanti. E una piccola libreria. In piazza Madonna. Una strana piazza con due chiese. Dentro la libreria afferro parole di teatro e musica. Ragazzi che chiacchierano. E poi una donna che compra Freud e San Paolo. E il libraio che ha 33 anni. E una laurea in glottologia. Che dice: ‘Non avrei potuto immaginare altro mestiere che questo’. Guardo Alessio e non ci credo. Ma la libreria esiste, aperta a maggio del 2010. E, allora, forse Alessio mi sta raccontando la verità. In libreria stanno lui e la madre.
Verità per verità. In piazza Madonna una libreria c’è sempre stata. Da anni. Una cartolibreria. Due, tre gestioni diverse negli ultimi anni. I librai facevano anche i maestri della scuola. Ma alla fine non si vendevano più libri. E uno dei due librari riempì gli scaffali di cuculi e penne bic. La vecchia libreria chiuse nell’ottobre del 2009. Alessio vide la saracinesca abbassata e decise che: ‘Il paese non poteva stare senza una libreria’. Lui e la sua famiglia decisero di riaprirla.
Alessio va a Firenze. Esplora i magazzini di due distributori. Sceglie i libri uno a uno. Niente best-sellers, a quel che si vede nei suoi scaffali. Niente Bruno Vespa. Solo libri che piacciono a lui. Torna nella sua montagna con scatoloni pieni: i libri entrano esattamente in tutta la libreria. Mette post-it sugli scaffali (‘Provvisori’, spiega, ma non stanno male) per indicare i libri ‘letti per voi’. 
Ecco i consigli di Alessio: Geraldine Brooks, Laurence Caussè, Pablo Tusset e poi mi vedo ricomparire davanti  Alessandro Schewd, nuovo nome del vecchio Jiga Melik del Male. Questi libri arrivano a venti copie. Una buona vendita. Si sopravvive facendo il librario a Castel del Piano? ‘Sì’, è la risposta di Alessio. Che telefona anche a Marco Malvaldi e lo invita a presentare i suoi noir livornesi sull’Amiata (un centinaio di copie vendute). Non si vendono, invece, i classici. Stanno su uno scaffale più in alto. Niente russi, Moravia o Sciascia. Ignorato perfino il perfetto Garcia Marquez.
Progetti? ‘A lungo termine non lo so – ammette Alessio – Nell’immediato portare qualche scrittore in montagna. Coinvolgere la popolazione. Forse una libreria ambulante che giri per i paesi dell’Amiata’. Già, se una piccola libreria funziona a Castel del Piano, può funzionare anche a Santa Fiora o ad Arcidosso.
Alessio e sua madre offrono tè. Si va far due chiacchiere alla libreria di piazza Madonna. Alessio, da un antiquario fiorentino, ha scovato una cinquantina di copie di un ‘vocabolario amiatino’. C’è un acquario fra i libri. La liberia si chiama ‘Sognalibro’
Castel del Piano, 28 gennaio

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