Sala d’attesa

E’ vero, non prendo un treno da un po’. Quindi non so quando sia accaduto.
Scopro solo oggi che alla stazione di Firenze non c’è più la sala d’aspetto. Certo, non potevano togliere la scritta voluta da Giovanni Michelucci come decoro di una delle più belle stazioni fiorentine. E quindi accade che chi ha ancora tempo prima della partenza si diriga verso la vetrata sotto quella scritta che indica il luogo dove poter attendere seduti il treno.
Niente da fare. Non si entra. Ingresso sbarrato. La vetrata si apre solo a chi, a esempio, possiede una preziosa Carta Freccia Oro. Agli altri è negato perfino la possibilità di chiedere informazioni. In quella sala non si entra, se non si fa parte di un club. Peccato che dietro quella vetrata si trovasse la vecchia sala d’aspetto.
Dunque, alla stazione di Firenze hanno tolto la sala d’attesa. Un buon modo per accogliere i turisti. Alla stazione non ci si può sedere. Hanno un buon spirito di accoglienza i dirigenti delle Fs. Hanno a cuore i viaggiatori. Immagino un giorno di inverno e i viaggiatori ospiti di Firenze che gelano al freddo e non sanno dove aspettare il treno.

Trovo la maniera di entrare seguendo un socio di quel club. Dribblo la porta a vetri. Provo a chiedere. Da dietro il bancone, una elegante ferroviera è infastidita, ma si giustifica: ‘Non è colpa mia. Scelta aziendale’. Lei indossa una divisa di quella azienda. Mi spiega le regole, seccata dal fatto che io sia entrato e non ne abbia il diritto. Mi dice che le informazioni si chiedono al binario Cinque (peccato che nessun cartello lo spieghi). ‘La Carta Oro si ottiene quando, in un anno, si spendono tremila euro in biglietti di treno’. Saletta Vip, dunque. Caffè, wi-fi e poltroncine rosse solo per i soci di un club riservato.
Per dieci minuti sto fermo davanti alla vetrata. Otto persone cercano di entrare nella sala. Senza riuscirvi. Non fanno parte del club. E non possono nemmeno chiedere informazioni. Domando perché alla ferroviera e lei ripete: ‘Scelta aziendale’. Accade questo: mi avvicina un socio del club (uno dei viaggiatori privilegiati) e mi dà la sua risposta secca: ‘Così noi perderemmo il nostro diritto a starcene in pace’.
A Firenze, città di turisti e viaggiatori, si privilegia i possessori della Carta Oro rispetto a chi viene in visita alla città e dovrebbe essere trattato come un ospite ben voluto.
Ho un altro sospetto (ideologico, lo ammetto): così si mettono alla porta anche i fastidiosi rom e senza-casa che, a volte, trovavano rifugio nella vecchia sala d’attesa inondandola dei loro odori. La soluzione più semplice, in fondo, non è guardare in faccia il problema, ma chiudere una porta a vetro.
Piccola conferma: mentre salgo su treno, c’è una invisibile caccia all’uomo. Controllori inseguono, in un gioco a rimpiattino, donne rom che cercano di salire sui vagoni di un Frecciargento (43 euro per andare fino a Venezia da Firenze) per lasciare un bigliettino bilingue: ’Sono povera con due bambini….I’m poor with two children homeless….’
Altro pensiero (altrettanto ideologico): ci vuole una colonna sonora a questo piccolo sopruso. Affidata al macchinista-ferroviere e alla chitarra di Francesco Guccini. 
San Casciano in Val di Pesa, 14 marzo

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