Il vaso di Pandora/Enigma Sahara


Molti anni. Da qualche parte. In deserto
Moussa Hama ag Mohamed si siede sui lunghi cuscini di gommapiuma. Casa spoglia. Finestre alte. Potrebbe essere ovunque. Dicono che il video è stata registrato a Timbuctu. Hama ag Mohamed indossa una veste elegante. Spiegano: è uno dei leader del del Movimento di Liberazione Nazionale dell’Azawad. Non ho modo di controllare. Il video è trasmesso dalle televisioni europee. Mohammed rassicura: ‘Abbiamo liberato le nostre terre. Ora ci fermeremo. Non siamo guerrafondai. Non scenderemo a Sud’. In tre giorni le tre città dei deserti del Mali, Kidal, Gao e Timbuctu, sono ‘cadute’ nelle mani delle ribellioni tuareg. In realtà, l’esercito maliano, dopo il colpo di stato del 22 marzo, è in rotta e i militari hanno negoziato la ritirata.
Da qualche parte. In deserto
Il Mali è spezzato in due. I confini coloniali, eredità dei francesi, avevano disegnato una geografia politica da follia. Basta guardare la carta del paese per rendersi conto di come il Sahara dei tuareg sia stato ‘attaccato’ a un Sahel dei popoli neri. Oggi, dopo un secolo di rivolte e pacificazioni, i tuareg controllano un territorio, l’Azawad, che considerano la loro terra.
A Sud, a Bamako, uno strano colpo di stato, guidato da uno sconosciuto capitano, Amadou Aya Sanogo, ha defenestrato (tre morti, qualche saccheggio, molto twitter e you tube), alla vigilia di elezioni politiche, il vecchio militare Amadou  Toumani Tourè (ATT). Il capitano golpista, una settimana dopo la sua sollevazione, appare ansioso di sbarazzarsi del potere come se l’impresa nella quale si è arrischiato fosse superiore alle sue forze. La prima conseguenza del suo golpe è stata la ritirata dai deserti del Nord.
Eppure questa foto è stata scattata a Bamako, pochi anni fa, al Forum Sociale
Difficile capire anche l’identità dei ribelli tuareg. Gli ultimi comunicati dell’Mnla sono stizziti: ‘Non abbiamo niente a che fare con gli islamisti’. I loro combattenti sono i giovani nati negli ’80, ragazzi scolarizzati che conoscono la povertà delle loro famiglie negli accampamenti del deserto. Ma ci sono anche i reduci della guerra di Libia con le armi sottratte agli arsenali di Gheddafi. E poi gli islamisti di Ansar Dine, ‘i difensori della fede’ e i jiahidisti  di al-Qaeda Maghreb (nelle sue innumerevoli sigle). A smarrirsi nel web, si trova perfino una ripartizione delle tre città fra le diverse anime della ribellione: Mnla a Timbuctu, Ansar Dine a Kidal, movimenti islamisti radicali a Gao. Chi avvierà trattative con i ribelli? Con quali ribelli? O qualcuno pensa davvero di poter spedire soldati della Comunità Economica dell’Africa Occidentale a riprendersi l’Azawad? E le ambiguità della Francia, impegnata in una accesa campagna elettorale?
Mi giunge un messaggio dal deserto (i cellulari al Nord sembrano non funzionare più, ci sono i satellitari e qualcuno prova a comunicare via web): ‘Se davvero interverranno eserciti africani, lascio il lavoro e vado a combattere’, dice l’amico tuareg. Che, allo stesso tempo, teme il dilagare di un islamismo radicale nelle regioni tuareg. ‘La nostra rivoluzione è laica, non abbiamo niente a che fare con al-Qaeda, ma sappiate che se saremo sconfitti, la prossima sollevazione sarà solo islamista’, avvertono alcune voci dal deserto.
Tuareg in cammino
Enigma Sahara, titolava la rivista Nigrizia due anni fa. Qualcosa era già accaduto in Sahara, bastava viaggiarci per comprenderlo. Il deserto si era affollato ben prima della caduta di Gheddafi. Trafficanti di droga (un terzo della droga sudamericane corre verso l’Europa attraverso le piste sahariane), di uomini, di armi hanno trovato ricchezza e business nel nulla del Sahara. Le loro bande si sono saldate con gruppi islamisti. 
Cantante tuareg a Bamako. Pochi anni fa
Il vaso di Pandora non può essere richiuso. Il gioco, in Mali, come in Libia, è sfuggito di mano a chi aveva l’arroganza di pensare di poterlo controllare. Ci vorrà una saggezza infinita per ridisegnare gli equilibri del Sahara. Ci sono almeno 170mila profughi in fuga da questa guerra. La siccità è stata impietosa quest’anno. E poi ci sono gli ostaggi occidentali (Rossella, Maria Sandra, altri europei) nelle mani di bande di rapitori. Se ne sono perse le tracce. Chi controlla l’Azawad lancerebbe un gran segnale al mondo favorendo la loro liberazione.
San Casciano in Val di Pesa, 4 aprile
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Un pensiero riguardo “Il vaso di Pandora/Enigma Sahara

  • 5 Aprile 2012 in 9:20
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    Il nord è nelle nebbie dell’informazione, non ci sono giornalisti è difficile comunicare…
    Il sud patisce già l’embargo Africano. La benzina a Bamako scarseggia, lunghe file ieri ai distributori…
    “Per ora c’è da mangiare ma sai Bamako è una grande bocca da sfamare” dice il mio amico Hama…
    Aspettiamo, aspettiamo gli eventi… Un paese civile si avvicina lentamente al collasso… L’Africa risuona di allarmi e richiami, l’Europa finge di non sentire…

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