Paradosso Qatar/6. Emirato Costa Smeralda

Costa Smeralda (da Nautica.it)
Qatar (da qatarembassy.net)
Dall’ortodossia islamica del wahabismo di stato al sottofondo di feste (molto appannate di queste tempi) del Billionaire di Flavio Briatore. Il Qatar non cessa di sorprendere. 
Non ha poi fatto molto notizia l’acquisto da parte del Qatar Investment Authority, fondo sovrano di Doha (dai 60 agli 85 miliardi di euro di potenza economica, secondo le diverse fonti) della Costa Smeralda. Trattativa da 600 milioni di euro (o 750, a leggere altre agenzie ben introdotte) fra i qatarini e i texani della Colony Capital del miliardario Tom Barrack. Grande finanziere quest’ultimo: nel 2003 aveva acquistato la Costa Smeralda per appena 300 milioni di euro. Il Qatar ha promesso di ripianare i suo debiti (250 milioni di dollari) verso Unicredit. Girandola di milioni nella vecchia isola italiana. Cifre nemmeno da capogiro a pensare che poche settimane prima sempre il Qatar aveva acquistato un Cézanne da 250 milioni di euro.
E, in fondo, il creatore di Costa Smeralda fu il principe Karim Aga Khan IV, imam degli ismailiti, corrente dell’Islam sciita. Quasi un ritorno alle origini, dunque. Raccontano che i rapporti fra il principe e l’emiro, nonostante appartengono a due versanti contrapposti dell’Islam, siano buoni e cortesi. Come si addice agli uomini di affari.
L’emiro Hamad bin Khalifa al Thani
E’ il capitalismo finanziario degli emirati. Modello cinese applicato al mondo musulmano. Rigore e ortodossia nella vita politica, spregiudicatezza in affari. Le due mogli, dal velo integrale, dell’emiro Hamad bin Khalifa al Thani, sovrano della piccola penisola qatarina, non potranno mai mettere piede sulle scogliere della Costa Smeralda. Almeno lo immagino. La terza moglie, invece, potrebbe esserne protagonista. Modernità, cosmopolitismo e ortodossia, appunto. 
Il Qatar ha comprato quattro alberghi di lusso (gli Starwood), duemila e quattrocento ettari di terreni, l’approdo con 700 posti barca, il Pevero Golf, il Conference Center. E non so cos’altro. Il portafoglio del fondo sovrano è già gonfio del 10% della Porsche, dei magazzini Harrods, della casa di produzione cinematografica Miramax, di un bel pezzo della Borsa di Londra.
Mi viene da pensare: impossibile che a Londra, di fronte a simile potere, qualcuno pensi a tassare le transazioni finanziarie.
E poi: il Qatar, dopo aver contribuito in prima fila alla liquidazione di Gheddafi (piazza Algeria, una delle più importanti di Tripoli, è oggi chiamata piazza Qatar), punta a sbarazzarsi di Assad in Siria. Hamas, il movimento radicale palestinese, ha già traslocato i suoi uffici principali da Damasco a Doha. Grande finanza aggressiva, politica di potenza. Cambiano gli equilibri del mondo.
Padova, 13 aprile 
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