Appunti per un matrimonio fra gli alberi


I ragazzi, alla sera, affaccio sui Sassi
Sto ai bordi di Matera. Incerto se scendere nei Sassi. Oppure prendere la strada opposta. Voltare le spalle alla bellezza. Andare in cerca dell’altra città. Quella che sfugge ai turisti. Quella che i miei occhi stranieri non riusciranno nemmeno a intuire. Matera è magnetica. Corro il rischio felice di rimanere immobile, di non attraversare mai i confini dei Sassi verso l’esterno. Di racchiudere i mie orizzonti fra le pietre bianche di via Ridola. Di non uscire, per molto tempo, dal mio vicinato. Perchè andare in cerca di altro? Non ne avverto il bisogno. E nemmeno, storia ben più seria, la curiosità. Matera, per me, forestiero, è una ragnatela dalla quale non ho alcuna voglia di uscire.
Il corteo della Cima verso lo sposalizio
E allora prendo appunti sul Maggio di Accettura. Si avvicina il giorno del matrimonio degli alberi. Ne avverto l’attesa, un nervosismo tranquillo e nascosto. Lo sposo, disteso in un bosco, aspetta di mettersi in cammino. Gli uomini gli hanno tolto una vita e gliene hanno data un’altra. Lui appare rassegnato. Ha cominciato ad agghindarsi per la festa. Si è tolto di dosso gli abiti della foresta. Adesso ha un eleganza da giorno importante.
Nessuno, tranne un piccolo clan di eletti, ha ancora visto la sposa. La cima, l’agrifoglio del bosco di Cognato-Gallipoli, ha qualche fremito e si chiede se è giusto questo matrimonio con un albero che mai ha conosciuto. Sa che il Maggio è grande, robusto, massiccio, alto. Questo le piace, ma niente sa del suo carattere. Ha emozione l’agrifoglio. E qualche timore che non rivela a nessuno. Forse agli uomini che la sorvegliano.
Si lavora per rendere ‘bello’ il Maggio
E’ Pasquale, giornalista attento e appassionato, a raccontarmi. Di Angelo, prima di tutto. Angelo Labbate è stato il cantore del Maggio di Accettura. Ha portato nei boschi di Montepiano e Gallipoli gli antropologi. Li ha costretti nell’umido della foresta. Ha creato, per un istante, il corto circuito fra chi osserva e chi partecipa. Gli alberi ne furono contenti. I massari e i contadini ne furono contenti, anche se, rileggendosi nei libri, faticarono a ritrovarsi.
Gli uomini del Maggio
Ancora Pasquale: il matrimonio degli alberi è sempre esistito. Da quando gli uomini apparvero nella foresta e ne videro la potenza e la bellezza. Il matrimonio viene da tempi che nemmeno possiamo immaginare. Dal neolitico, dalla solitudine della protostoria. ‘E, oggi, anno 2012, è ancora lì. C’è ancora. Ogni anno gli alberi si sposano’.
La foresta di Montepiano
Mi dà un consiglio, Pasquale: ‘Vai a vedere i luoghi della festa lontano dai giorni del matrimonio. Quando vi è solo la solitudine in quei boschi. Forse vedrai la luce che filtra attraverso le foglie, le nebbie umide del mattino, avvertirai il freddo, ascolterai rumori. Bisogna passare del tempo nei luoghi del rito senza il rito’. Al paese conosco un fotografo con una folta barba. Antonio mi ha parlato di giorni antichi, di un ragazzo anarchico che morì su un lungarno pisano quaranta anni fa. E’ una complicità forte. Imprevista. E’ lui il fotografo. So che è stato capace di fotografare le geografie della festa lontano dalla festa. Ne ha raccontato la luce dei giorni di quiete. Ha afferrato le ombre degli alberi. E persino i suoni e i rumori. Lo ha fatto con la macchina fotografica.
La festa. La sposa è arrivata in paese
‘La foresta è fonte della vita. Gli uomini dei boschi hanno sparato per difenderla quando i signori cercarono di recintarla. Ha dato legna alla gente di queste montagne. Si è sacrificata per donare il fuoco, per fondere i metalli, per dare cibo cotto. La festa è dionisiaca. Un sacrificio e un ringraziamento agli alberi. La foresta cammina. Si muove. Gli alberi parlano. Da Macbeth all’albero delle Anime di Avatar. Dal Signore degli Anelli a Robin Hood. Il legno non è immobile. Non è inanimato. Esiste una antropologia del legno?’
Matera, 21 maggio

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