Accettura/Vigilia di Maggio


Il bosco di Montepiano
C’è agitazione in paese. Sul corso, si aspettano gli arrivi. Una ditta calabrese ha già montato le luminarie. Gli inglesi sono già qui. Altri stanno arrivando dalla Germania. In pullman. I parenti e gli amici sono per strada. Telefonano a ripetizione. Avvertono la famiglia al paese. La festa è anche un’attesa. Un ritorno. Il treno da Roma è in ritardo di un’ora e mezza. Si scenderà alla stazione di Grassano. La stessa di Carlo Levi. Tornano i migranti di Accettura: da Notthingam e da Monsummano, soprattutto. Tornano per la Festa, per la devozione al Santo, per il Matrimonio degli Alberi. Tornano per tradizione e per nostalgia inconfessata. Tornano per questo incontrarsi sul corso del paese.
Il Maggio, il grande cerro

L’attesa dello sposo
Lo sposo, il grande cerro abbattuto dieci giorni fa (‘Deve aspettare dieci giorni steso per terra’) è nel bosco. Passiamo a salutarlo. E’ solo. Lo hanno liberato dei rami. La corteccia è stata tolta dalla ceppa. Aspetta. Appare indifferente, ma, in fondo, ha qualche timore. Non ha mai visto la sposa. Sa che lo attendono giorni faticosi.
Nuvolaglie nere battagliano con il sole. Scrosci improvvisi di pioggia. Le previsioni non promettono nulla di buono.
Il Comitato Feste
I ‘ricordi’ di San Giuliano

Quadri per la Festa
La Pro-Loco inaugura una mostra di pittura. I maggiaioli offrono paste alla ricotta e vino bianco. C’è un pittore americano dal nome tedesco. Frederik. Viene qui da anni. ‘Per il paesaggio’, dice. I pittori accetturesi sono bravi. Uno di loro, seduto su muretto, fa rapidi schizzi. I ragazzi, i procuratori, membri della Procura della Festa, hanno tirato su un baracchino e vendono biglietti della lotteria, penne, un gioco dell’oca, tavolette con il Santo, riproduzioni delle cende, le ‘costruzioni’ di candele, che le donne porteranno in processione l’ultimo giorno del Matrimonio.

Il passaggio dei buoi in paese
Nicola mi racconta di quando se ne andò dal paese. Lo ricorda ancora: 23 gennaio del 1963. Aveva 17 anni. Treno per Zurigo. ‘Arrivai che c’erano 32 gradi sottozero’. Ha lavorato nelle campagne e in fabbrica. Ora vive a Riccione. Anche i figli vivono in Romagna. Hanno buoni lavori. Nicola tiene due buoi al paese. Solo per la Festa. Paga il loro mantenimento. Solo perché, nel giorno di San Giuliano, tirino la croccia, l’albero che farà da paranco nell’innalzamento del Maggio, dal bosco al paese. Da ventidue anni, i buoi di Nicola hanno il loro posto fra le pariglie della croccia. I posti dei buoi sono importanti. Un tempo si faceva a botte per il posto. Oggi, mi assicurano, ognuno ha il suo. Tutti faticano. Saranno almeno sessanta i buoni che dovranno tirare il Maggio e gli altri sette alberi fino alla piccola piazza Bronzini.
I massari passano per il corso. Spingono le loro bestie. Gridano dietro ai loro buoi. Due, quattro grossi animali. Li avvicinano al bosco di Montepiano. I buoi scartano fra le macchine. Si sentono i campanacci e gli ordini bruschi degli uomini.
Accettura, 26 maggio
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