Metti otto sere più una a Matera


Otto sere, otto libri di Andrea Semplici
Ogni sera un libro come alibi, la musica di Piero, di Leo, di Gregorio, la voce di Adele accompagnati dagli amici.
Tutto un po’ snob e popolare, ‘clandestino’, ma lo sanno tutti, piccoli e tranquilli rave a cui sono invitati a partecipare nonni e nipoti.


I musicisti


Comincia questa strana settimana di Matera. Non ricordo nemmeno come questa storia abbia avuto inizio. La racconto così: una cena fra amici (ma questo sono certo che non sia mai avvenuto, forse qualche chiacchiera ogni tanto), la ricerca di una ragione per venire a stare un po’ di tempo a Matera. ‘Si potrebbe parlare dei libri che hai scritto’. Chi lo ha detto? E’ stato detto? Forse è tutta una invenzione. Forse è solo la mia vanità. Ma poi le palline di qualcosa che nessuno ha deciso, hanno cominciato a rotolare, nessuno le ha fermate (per incoscienza, immagino), i libri sono stati poggiati su un tavolo (e qualcuno ha detto sorridendo: i libri Semplici…), poi gli amici hanno cercato case e complicità, non mancano i guai, ci saranno contrattempi (scusateci, è una prima volta e nessuno di noi fa previsioni), ma c’è una promessa: otto serate più la micromostra fotografica all’osteria Malatesta (ad affratellare Matera e Tripoli, la Festa della Bruna e il Mawled nella capitale della Libia) vengono fatte perchè vogliamo passere belle ore assieme. 
Tempo fa ho conosciuto una ragazza degli Appennini. Si chiama Elisabetta Salvatori. Andava, e credo che vada ancora, di casa in casa, di casolare in casolare, a raccontare storie. Attorno vi erano amici, la gente delle famiglie, una tavola con del vino, qualche sedia. Trovai della magia fuori tempo nell’andare di Elisabetta. Aveva il sapore dell’antico, come queste montagne desuete che sono gli Appennini. Ma i suoi viaggi avevano la bellezza di una nuova modernità. Matera ha queste stesse doti: un antichità profonda, una storia che è nata quando ancora non vi era la storia (almeno questa è la sensazione) e che mai si è interrotta e una capacità, ai miei occhi forestieri, di vivere la contemporaneità. La città, la sua gente, le sue pietre, saprà perdonarci anche la piccola follia di queste otto serate a parlare di libri
Tutto qui


‘Accade che arrivi a Matera, dopo averla sognata per molti anni. Ci vuole una rivista che ti ci mandi. Una scusa, insomma. Poi ci sono reti improbabili. Un cammino che passa da Nairobi, attraversa la Toscana per approdare ai Sassi. Non riesco a spiegarvi con chiarezza. Ma è così, senza che tu te ne renda conto, che avvengono le amicizie, le complicità. Così arrivi a Matera e subito capisci che non ne uscirai uguale. La bellezza, certo. L’accoglienza che è storia naturale. Però c’è altro. Un sentire che si impiglia. Un cammino che si muove sulle pietre bianche. Che non dà pace, ma dona serenità sconosciuta. Alla fine, dici: ‘Qui voglio essere. Qui’. In certe mattine di inverno, c’è una nebbia impalpabile che sale dalla gravina fino alla rupe dell’Idris. Tutto è a posto’.

Questo è il programma (e probabilmente ci saranno cambiamenti. Cercheremo di farli sapere: www.facebook/a.semplici)

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