I Libri Semplici.6/Lava e sale nell’Asilo dei Sassi

‘Ho capito che in questa terra si trova a disagio chi cerca il viaggio come ozio. Chi separa il tempo delle proprie abitudini da quello del disorientamento. La Dancalia, con il suo caldo torrido e snervante, è l’opposto di una vacanza. Se vieni qui cercando avventure, non riuscirai ad andare oltre la tua superficialità. Che ti apparirà insopportabile. Il sole bianco e rovente, l’indifferenza degli afar, la monotonia di un deserto privo di colori ti faranno sentire nudo e impotente. E il tuo equilibrio, fisico e mentale, rischierà di andare in pezzi. Devi difenderti in Dancalia. Devi mostrare, soprattutto a te stesso, di avere un’anima di poeta. Si viene qui per cambiare punto di vista’. (Ander Izagirre)

Le prove del suono (foto di Michele Di Lecce)
L’ingresso delel Fucine dell’Eco
In attesa della notte

Visite alle Fucine

Nei giorni del mio arrivo a Matera, quasi due mesi fa, i ‘ragazzi’ occupavano il vecchio asilo dei Sassi. Palazzina dalla forme razionaliste, quasi stonato fra le pietre del Sasso Barisano. Ma, dopo un po’, si fa abitudine alle sue architetture. L’asilo sembra incastrare un tempo diverso nel disegno della città antica.


I Sassi vengono abbandonati nella seconda metà del ‘900. I bambini lasciano quell’asilo. Uomini di teatro, alla fine del secolo scorso, hanno provato a dare una nuova vita a quegli spazi con Il Teatro dei Sassi. Bella storia. Ma ogni cosa ha una fine. Di nuovo l’abbandono per la palazzina. Almeno fino a quando i ‘ragazzi’ (chiedo chi sono: studenti, allievi del conservatorio, gente giù con la laurea in tasca; alcuni, più anziani, sono eredi di storiche occupazioni) non decidono che è tempo di ‘fare qualcosa’ là dentro. Per prima cosa, ripulirlo da rifiuti ed erbacce. Poi la ‘creatività’ può essere un percorso possibile.

Nicola alla chitarra, Daniele al contrabbasso

Pasquale ai bonghi e Alberto ai sonagli
Strana città, Matera. Strana per chi arriva da Firenze. Se i ‘ragazzi’ avessero occupato una palazzina nel centro storico della mia città, li avrebbero cacciati nel giro di due ore. A Matera questo non accade (almeno fino a quando non vi saranno interessi su quell’edificio). E da due mesi, i ragazzi si danno da fare. I giornali locali hanno parole di benevolenza e poi tacciono. Intanto, con lentezza, le idee del centro sociale prendono forma. A proposito: questo luogo si chiama Fucine dell’Eco. Marco mi spiega che in queste stanze vi è un’eco bellissima. Le storie, qui, rimbalzano di parete in parete e si moltiplicano. Marco sorride come un gatto dopo una scodella di latte…

Le letture di Maurizio
Siamo scesi in fondo al Sasso Barisano, qui si trova l’asilo, per la sesta ‘blue night’ dei Libri Semplici. Abbiamo lasciato il Piano, disceso con chitarre, libri e amplificatori i gradini, costruiti per il passo dei muli, della città verticale. L’asilo dei Sassi è a cinquanta metri dal precipizio della Gravina. Passeggio per le sue stanze. Un generatore garantisce l’elettricità. Niente acqua corrente. Ci si arrangia. Si prova a inventarci una storia. I ragazzi hanno cucinato frittate e riso, zucchine e melanzane.
Avvio lento della notte. Fa caldo. Niente a Matera ha orari. Se hai il mito dell’efficientismo, questa città non fa per te. Ricordate? ‘Qui si è pigri senza sensi di colpa’. Le attese, qui, non sono tempo perduto. Ma Vincenzo e sua moglie sono venuti da Tricarico e là devono tornare. Allora, approfittano del ritardo e della lentezza per passeggiare fra i Sassi. Cerco di scusarmi. Rimarranno fino alla fine.
I libri sono due capitoli di un libro futuro. ‘Gli ultimi viaggiatori della Dancalia’ e ‘Il sale e l’Africa’ pubblicati da Apreb (www.apreb.it/dancalia). E’ il libro più importante che ho scritto. Uscirà in autunno, insh’allah. Per Terre di Mezzo.
Le immagini della Dancalia

Il racconto della Dancalia
Nuovi musicisti stasera. Nicola, Daniele, Alberto, Pasquale. Appare un contrabbasso. Ci sono le percussioni. Bello è il loro suono. Bravi, molto bravi. Note leggere che cercano le parole di Maurizio che legge le storie della Dancalia. Le Menti Semplici, questa volta, ascoltano. Solo Piero apre la notte con la sua voce da blues lucano.

Il racconto della Dancalia
Solo una luce per chi legge, il cielo cobalto che entra dalle finestre, stanza nera, schermo per le foto. E’ così spaesante parlare di un deserto africano, un deserto di lava e sale, di fuoco e acqua ribollente fra i Sassi di Matera. Come faccio a trasportare queste persone che mi ascoltano fin laggiù? La sala è piena, ragazzini stesi sui cuscini, gli altri seduti per terra o su vecchi divani. Come faccio a far arrivare la Dancalia a Matera? 
Il primo giorno che sono arrivato qua sono andato a trovare Raffaele, giovane artigiano-artista, nella sua bottega. I suoi lavori sorprendono: crea, con l’argilla, storie di elefanti, gente dell’Africa, piccoli gnomi e poi li confonde costruendo un busto di Totò. E fra i suoi lavori spunta un afar, un dancalo, un abitante di quel deserto. Sono l’unico che può riconoscerlo: quell’uomo a torso nudo in groppa a un dromedario è Kush, uno dei figli ‘prediletti’ di Hugo Pratt?
La voce di Maurizio, nell’ oscurità della sala, è perfetta per immaginare la salita al vulcano Erta Ale. La sua voce racconta la leggenda di Catherine, scomparsa in Dancalia, e la vita di ogni giorno ad Ahmed Ela, il villaggio dei lavoratori del sale. Le foto aiutano, certo, ma è Maurizio a far apparire il deserto fra i Sassi. La musica dà forma alle parole. Ci sono istanti di piccola magia. La diversità di una terra africana appare nel Sud d’Italia. Trova un suo luogo. E’ un accettarsi reciproco.
Dopo le parole
Un ragazzo africano, a fine serata, mi avvicina, mi porge la mano. Dice: ‘Bene così’. E va a servire frittate e fagioli. Due euro per un piatto.
Fuori, sui gradini, parliamo di Libia con Nancy (che là è stata nei giorni della caduta finale di Gheddafi) e dell’assalto al carro nell’ultimo atto della Festa della Bruna. Creolizzazioni possibili a Matera.
Matera, 5 luglio

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