Il cerchio di San Silvestro

Il cerchio di lettura ai piedi della Rocca
(foto di Marco Turrini)
Il sole è stato perfetto nella scelta di tempo. Ha mandato i suoi raggi, quasi al tramonto, dall’orizzonte del mare, mentre le ultime note del violino di Roberto vibravano ancora sotto le pietre della Rocca di San Silvestro, là dalle parti di Campiglia Marittima, alta Maremma toscana, primo parco archeominerario d’Italia.

In cammino verso la Rocca
Adesso un cerchio si è chiuso. E davvero il cerchio delle persone che ha risalito i sentieri verso la Rocca è stato una ‘piccola cerimonia’. Un omaggio ai minatori che, dai tempi degli etruschi alla contemporaneità, qui hanno vissuto una vita di fatica durissima. La bellezza di questo paesaggio, ai confini della Maremma toscana, è figlia del loro lavoro.  
Nelle sale di Villa Lanzi, Salvatore Settis è venuto a raccontare di questo libro e della memoria di Riccardo Francovich, l’archeologo che fu il padre di questo parco. Poi, con lentezza, siamo saliti a piedi fino alla Rocca. Per raccontare della Guida al Parco di San Silvestro. Scenario straordinario per un libro. 
Questo luogo (le valli di Campiglia, le colline pietrose del monte Calvi, le pendici scoscese del Temperino, dei Lanzi, dell’Ortaccio, dei Manienti) sono davvero capaci di ‘scatenare passioni’. Qui ho visto, con chiarezza, un filo rosso teso fra geologi, archeologi, botanici e gli uomini che del sottosuolo avevano fatto il loro mestiere. Questo ho cercato di raccontare. Di un patto fra gli uomini e la natura. Un patto possibile. Oggi le antiche miniere sono luogo aperto ai visitatori. ‘Ci siamo ancora’ dice Salvatore Settis. ‘Siamo qui, non ci sono più i minatori, ma noi siamo stati capaci di non disperdere la loro eredità’.

La Rocca, il libro, il violino, Roberto e Andrea
‘La rocca di San Silvestro è una delle capitali dell’archeologia medioevale’, ha spiegato Settis. E ancora: ‘Il paesaggio è qualcosa da vivere. Non è solo godimento estetico’. Bisogna calpestare un luogo per amarlo. Bisogna starci dentro. Salire fino alla Rocca di San Silvestro, al tramonto, per parlare di un libro è stato questo omaggio al paesaggio delle colline di Campiglia. Pensate che queste rovine che ci appaiono come un castello dell’alto medioevo sono, in realtà un villaggio industriale dell’anno Mille. 
Il violino di Roberto, l’altra sera, è stata musica che riusciva a essere vento. Spero che le mie parole siano state mormorio di foglie. E che gli occhi di chi ascoltava si siano distratti con il profilo della Rocca. Uno scrivitore di guide fa un lavoro semplice: raccoglie i racconti, li unisce, li tiene assieme con un filo rosso. Per raccontare il parco di San Silvestro sono andato in cerca di appassionati di orchidee, di geologi che già sono ridiscesi al quinto livello delle miniere, di sindacalisti degli anni della miniera, del direttore di quella miniera. Poi ho solo lasciato che la narrazione si sgranasse. E’ accaduto che la guida diventasse quasi un racconto.

Il cerchio

Qualcuno ascolta dalla Rocca

Il violino di Roberto

Io vorrei solo, mentre davvero il cerchio attorno a questa Rocca davvero si chiude (in Africa e al Sud ho imparato l’arte infinita dei saluti), che i vecchi minatori di Campiglia si ritrovassero ancora una volta all’imbocco delle loro miniere. Conosco i loro nomi. Si chiamavano Sonnambulo, Muso Duro, Bimbo Bello, Discorso Lungo, Conte Pula, Arancino…ma c’era anche Sfortuna e Sciupalegno (dai, cambiamogli nome). Erano uomini normali e straordinari. Da loro, con timidezza, vorrei sapere delle pagine che sono stata scritte sulla loro storia. Se dondolassero la testa senza parlare, se ascoltassi qualche bofonchio, ma poi facessero un cenno e porgessero un bicchiere di vino, ne sarei contento….
Il sole e il libeccio

Il saluto a San Silvestro

Un ultimo pensiero prima di veder svanire il sole. A San Silvestro, per sette anni, Francesco ha appeso poesie agli alberi. Adesso Francesco si è tagliato i capelli e non sale più alla Rocca. La vita è così. Non c’è altro da fare. Ma qualcuno, per favore, continui ad appendere poesie a quelle piante che sono ricresciute fra le pietre di San Silvestro.

San Silvestro, 14 luglio
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