Hugo

Hugo y Giulia
Dice Hugo Blanco:
‘I popoli indigeni sono i più legati alla natura. La civiltà sta attaccando la natura. Gli indigeni reagiscono. Sono loro a difendere la natura. In qualsiasi parte del mondo. Questa non è una resistenza etnica, ma culturale. E’ un’etica primigenia’.
Definisce Hugo Blanco:
‘Gli indigeni hanno amore per Madre Terra’.
‘Vi è orgoglio indigeno nel coltivare la terra. Un contadino è fiero quando produce ‘completo’. A un contadino indigeno preme la varietà di quanto produce. Quasi si disinteressa della quantità’.
‘Nelle comunità indigene, il potere politico è a rotazione. Due anni. Non di più. Tutti possono governare una comunità’
Lo sguardo di Hugo
Racconta Hugo Blanco:
‘Un uomo va al mercato e vede un bancarella colma di patate. Gli piacciono molto. Vuole comprarle tutte. Non chiede nemmeno uno sconto. Offre un buon prezzo. Il contadino lo guarda con qualche incertezza. Poi dice: Non posso, se vendo tutto a te, cosa venderò agli altri?’.
‘Il mercato non è una semplice attività commerciale. E’ una relazione’.
Questo è il buen vivir

L’orgoglio di Hugo

Racconta ancora Hugo Blanco:
‘Un uomo lavora in un campo. Deve ripulirlo delle erbacce. Usa il machete con abilità. Il padrone del campo lo guarda con curiosità. Alla fine del lavoro, gli dona il machete e gli propone: ‘Lavora ancora per me. Ho un altro campo. Ti darò un altro machete’. L’uomo soppesa lo strumento, guarda il padrone: ‘Ho una sola mano. Posso impugnare un solo machete. Va bene così’. E se ne va. L’uomo voleva solo vivere.
Guarda un punto indefinito, Hugo Blanco:
‘Il mondo indigeno ha un’etica. La loro etica è una delle vie di salvezza della nostra Terra’.
Hugo in Argentina. Molto tempo fa. I tempi diversi della militanza
Osservo il camminare di Hugo nei corridoi di un monastero sulla collina di Cortona. Siamo stati lì, una cinquantina di persone, a parlare di Latinoamerica. Qualche giorno di clausura per osservare il mondo da lontano. O da vicino, chissà. 
Ora guardo un vecchio (pochi anni più di me) dalla grande pancia, solido e orgoglioso. Si muove a scatti. Cerca di tenere la schiena ben dritta. Fa caldo, indossa vecchie magliette e pantaloncini corti da calciatore. Ha gambe bianche e magre. Una folta barba bianca. Il suo profilo è un trapezio. Potrebbe essere un bassorilievo inca. Hugo è peruviano. Ha 78 anni. E’ nato a Cuzco. Guardo le sue foto da giovane: un ribelle, barba nera e aggressiva, occhi come lampi. Un Che Guevara andino. Un Che Guevara che ha saputo invecchiare. Hugo ha appena sei anni in più di quanti ne avrebbe oggi Ernesto Guevara. Quasi un miracolo. Dieci anni fa, gli esplose una vena della testa. Ha vinto anche questa battaglia. 
Anni di galera, una condanna a morte, una insurrezione contadina nelle sue valli andini. Operaio, contadino, intellettuale. Studi di agronomia in Argentina. Sei figli, tre mogli. ‘Sono machista, lo sono stato. Potete perdonarmi questa colpa? Ma amo la libertà delle donne’. La figlia nata in Svezia oggi vive in Perù, la figlia nata in Perù oggi vive in Svezia.

La malinconia improvvisa di Hugo

Un esilio. Molti esili. Molte deportazioni. Amnesty International e un forte movimento che lo salvano dalla fucilazione. Troskista (chissà cosa vuol dire?) per decenni. Oggi ecologista. Lotta contro i giganti delle miniere. 
I contadini delle sue valli, La Convenciòn e Lares, furono capaci di mettere in pratica una singolare riforma agraria. ‘Ha dormito sotto le stelle e fra i topi delle prigioni’, ricorda lo scrittore Eduardo Galeano. Ha fatto quattordici scioperi della fame. Un ministro gli inviò in carcere una bara. A un certo punto, il ‘terrorista’, è diventato deputato e poi senatore. Andava nelle aule del potere, vestito da campesino delle Ande. Una corda a sorreggere i pantaloni. Sandali ai piedi. Non ha buon  ricordo di quegli anni: ‘Non mi sentivo utile alla lotta in quei luoghi’.

L’attenzione di Hugo


Scrive ancora Eduardo: ‘E’ ancora quel matto che decise di essere indio, anche se non lo era ed è accaduto che è diventato il più indio di tutti’. Già, ‘nosotros los indios’, scrive Hugo. Un bianco di Cuzco che ha saputo diventare indigeno. 
Guardo questo vecchio, brontolone come tutti i vecchi, camminare con passo incerto e orgoglioso, traballante e deciso, per i corridoi dell’antico convento. Dice Hugo: ‘Da giovane ascoltavo i vecchi per imparare. Ora ascolto i giovani per la stessa ragione’. E credo  che lo faccia sul serio. 
Lo guardo un’ultima volta mentre sale in macchina con due ragazzi. Guardo i suoi jeans larghi e stazzonati. C’è il tempo per un ultimo sorriso. Intravedo serenità nei suoi occhi. Ha ragione Manuel: ‘Hugo è un uomo che contiene molti uomini’.

L’uomo che ha vissuto dieci vite

 Sì, occorre una musica. Mercedes, che altro? 
http://www.youtube.com/watch?v=LGDPbIaIQD4&feature=player_detailpage
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