Viggianello.2/Barone e Fiorino, Argento e Generoso

Il riposo del bue nei boschi di Za Perna

  A Za Perna, accampamento di quelli di Prastio, Barone e Fiorino sono già all’ultimo posto. Buoi potenti. Incrocio di razze forti. Sono gli animali più alti della mandria, quasi due metri al garrese. Hanno l’aria placida e i muscoli di acciaio. Sono agili e immensi. Hanno occhi indifferenti e mansueti. Ma so che sono pronti a scalciare, perfino a impennarsi, questi animali. Sto attento. Sono aggiogati alla stanga principale, alla ualanedd’, incastrata direttamente nell’albero della Cuccagna. Sta per cominciare il venerdì della Festa di Viggianello. Dodici paricchi, dodici coppie di buoi, stanno per tirare l’albero. E’ una sfilata grandiosa. I faggi fanno da straordinaria scenografia. Al venerdì bisogna far scendere gli alberi dai boschi e dalle praterie del Pollino. Ci aspetta la gente di Prastio. In testa al corteo dei buoi, ci sono Argento e Generoso. Daniele, giovane e spigoloso, tiene in mano la briglia che lega le loro corna. C’è attesa, impazienza, eccitazione nell’aria.

Comincia il viaggio della Rocca

I buoi in attesa
Si aggiogano Barone e Fiorino

Carletto aggioga i buoi
Daniele con Argento e Generoso

Il corteo dei buoi a Za Perna

La partenza del corteo

Il corteo nei boschi di Za Perna
La Cuccagna

‘A Pitu

 La Rocca, la cima dell’albero, comincia a muoversi. Gianfranco lancia un fischio ad altissima frequenza. I buoi hanno orecchie per ascoltare, questo è il loro segnale, si muovono quasi con fretta, poi ci sono le grida degli uomini, il frullare dei bastoni, la braccia che si agitano. Sorprende la destrezza dei buoi, a volte assomigliano a mastodonti che danzano come farfalle. Ora, nove del mattino, bisogna raggiungere il grande prato di Piano Visitone. Sono poche centinaia di metri nel bosco. Ma è una sorta di marcia trionfale. Si va di fretta. I gualani, i mandriani, sanno che al Piano ci sarà gente a godersi lo spettacolo. Vogliono stupire. Il loro ingresso alla prateria del Pollino è grandioso. Il Piano è diventato paese: ci sono le bancarelle, i venditori di panini, c’è chi passeggia, chi curiosa, ci sono i tavoli per il pic-nic, i vecchi hanno portato le sedie. C’è il prete per la messa davanti al tabernacolo di San Francesco da Paola.
L’arrivo al Piano Visitone

Il corteo al Piano
L’arrivo del corteo di Torno

I buoi al Piano
Altre grida. Arriva anche il corteo di quelli di Torno, la contrada rivale. In testa ci sono due buoi dalle corna immense. Maremmani, immagino. Incrociati con podolici. Un altro ingresso superbo. Scenografia da kolossal. I due cortei si schierano uno accanto all’altro. Gli animali sembrano indifferenti. I campanacci dondolano. Gli uomini delle due contrade si salutano, si osservano, studiano le mosse. So che si giudicano. Don Francesco comincia la sua messa.
Il pic-nic al Piano

La messa al Piano
Nicola era operaio all’Alfa Romeo nel 1969

Il re delle grigliate. Cucina ovunque

Devo imparare sul Pollino. Don Francesco vuole raccontarmi la sua versione su questa cerimonia degli alberi. ‘Non è un matrimonio. Non ci sono alberi maschi e alberi femmina nei riti del Pollino. Hanno una storia precristiana, certamente. Ma nessuno è riuscito a ricostruirne la storia più antica. E’ una cerimonia di fine estate. Ritualità di passaggio. Oramai Si è raccolto e trebbiato. Ci si sta preparando all’autunno. Don Francesco, davanti ai cortei dei buoi, ripete la storia leggendaria di San Francesco da Paola. Il Santo itinerante, nel suo viaggio fra la Calabria e la Francia, passò dal Pollino e fece il suo miracolo. Le tempeste sono violente in montagna. Un viandante ne fu sorpreso. Credeva che fosse arrivata la fine del mondo. Gli apparve il Santo. Lo vide volare verso le nuvole e distendere il suo mantello. Con largo gesto avvolse i tuoni, i fulmini, il vento. Placò la tempesta. Tornò il cielo azzurro. L’uomo si inginocchiò e decise di ringraziare il Santo portando fino al paese il legname necessario a ricostruire la chiesa. Portò giù gli alberi da trasformare in trave. Il cristianesimo legò così la Festa alla sua storia. I preti delle montagne avevano bisogno della legna per scaldare le chiese, per restaurarne il tetto. ‘Era un legname votivo, alberi devozionali’, spiega Don Francesco. La tradizione di Viggianello, come a Rotonda e Terranova, altri paesi degli alberi, non si è mai interrotta.

La maglietta di San Francesco

La partenza dal Piano

Il trattorino dei Rocchisti
Finisce la messa. Fa caldo anche in cima al Pollino. E’ nuovamente tempo di cibo. Saltano fuori cesti di pasta al forno, vino del Vulture, di nuovo in funzione le griglie. I boschi diventano il teatro di un gigantesco pic-nic. Mangiamo attorno a una fontana. Ma non c’è tempo per il riposo. Bisogna rimettersi in cammino. Ora è necessaria tenacia. Seguo ancora il viaggio di quelli di Prastio. Quelli di Torno scenderanno per le praterie verso i loro paesi. A Prastio ci condurrà, invece, uno stradello fra i boschi. I buoi vengono nuovamente aggiogati alle stanghe. Il fischio di Gianfranco. Partenza. Via. Il corteo caracolla con velocità. L’albero striscia sul prato. Ci sono almeno sette chilometri davanti a noi. A un certo punto si decide di far riposare i buoi. E’ tempo di un trattore grande come una casa. Trainerà lui la Cuccagna lungo i tornanti del cammino verso Prastio. Due buoi si occupano della Rocca. La discesa è una fatica gioiosa. Il vino scorre nelle soste. I ragazzi, con le pannule, controllano la discesa dell’albero. A volte si tagliano con decisione i tornanti.

I buoi al Piano
Strano, mi accorgo solo ora che questa Festa è senza musica. La colonna sonora sono le grida degli uomini, i campanacci e il vento che muove le foglie. Non ci sono organetti, né tamburelli. Non c’è la banda. A volte si mette in funzione un piccolo amplificatore, ma è il momento della sosta. Questa è festa di montagna. Non c’è la lotteria, non si raccolgono soldi fra le gente (i gruppi familiari hanno già fatto le loro collette), non c’è il comitato feste. Chiesa e Festa vivono tempi diversi, separati. Eppure uomini e donne gridano il nome di San Francisco. Se chiedi, ti dicono che questa fatica è per devozione. Indossano magliette con il Santo dalla grande barba. Arriviamo, dopo tre ore di cammino, al piccolo tabernacolo di ‘u Schiugghiu, malaerba del grano, e una donna intona un canto. I mandriani hanno occhi arrossati di lacrime. Alzano il cappello di fronte alla piccola statua di gesso. La sfiorano con le dita.
Viva San Francisco

Lacrime per San Francisco
La discesa verso Prastio

La sosta del corteo

I buoi

I gualani

Il corteo verso Prastio
La Cuccagna verso Prastio
Ultima discesa. I buoi sono stati riaggiogati. Sono loro i protagonisti della Festa. Adesso il viaggio rallenta nella felicità di un paese. Ecco la prima casa di Prastio. Il rito si muove a passi lenti. A strappi. Escono donne e giovani con vassoi di pizza, dolci, crostate. C’è il vino. Ma anche la Coca-cola e la limonata. Si va di casa in casa. Si ferma la Rocca, si ferma la Cuccagna. Si mangia davanti a ogni porta. Le famiglie hanno messo il tavolinetto fuori dalla porta. La tovaglia bianca. I bambini corrono incontro al corteo arboreo. Ci sono abbracci e saluti. Siamo arrivati alla contrada. Questa è terra della Cuccagna. Ci vogliono ore per percorrere pochi chilometri. Ogni sosta è importante. Ogni accoglienza va onorata con brindisi.
Ancora uno sforzo. L’ultimo per oggi. L’albero passerà la notte di fronte alla vecchia scuola. Abbandonata e in rovina. ‘Non nascono più bambini’, mi spiegano. Mi guardo attorno e ne vedo a decine.
L’arrivo di Prastio

Le pizze accolgono i gualani

L’accoglienza a Prastio

La preghiera al Santo
Devozione a San Francisco

Il buquet aspetta la Rocca

Pizze e taralli per i gualani

Nel giardino di una casa è già pronto il bouquet. Piccola cima di abete agghindata di fiori di carta, stelle filanti, bellezza colorata. Dovrà accompagnare la Rocca fino al paese. Dovrà essere la bellezza dell’albero. Nelle cucine di Prastio, al tramonto, si mette a bollire l’acqua per gli spaghetti. Il sugo di carne è già pronto. La Festa è una generosa ospitalità.
Talismani contro l’invidia
Chiedo a Daniele degli amuleti che i suoi buoi portano fra le corna. ‘E’ contro l’invidia’, mi dice. Qualcuno guarda l’animale ed è geloso della sua bellezza. Un piccolo sole di ottone, un cerchio luccicante difendono Argento e Fiorino da occhi invidiosi.
Daniele porta i suoi animali in un campo. Va in cerca del fieno.
 Viggianello, 24 agosto

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