‘Danza Matera’

Questa pagina qui non dovrebbe stare. Non rispetta le regole non scritte di questo blog. Che poco deve lasciare spazio alle storie personali, ma deve sapere, con molte trasgressioni, del giornalismo. Narrativo quanto si vuole, ma giornalismo, sì. Questo post non lo è. Matera provoca anche questo: ha le sue regole (che non voglio conoscere per ragioni di libertà), ma consente sobbalzi più forte dei miei confini fittizi. Non ho tenuto un diario di questi giorni, abitudine smarrite con i giorni dell’estate finita ieri, e questi sono solo accenni di momenti. Incomprensibili a tutti. E non sono chiari nemmeno per me. Non ho neanche scattato troppe foto.

E se Matera…..

 

Una mongolfiera nel cielo della partenza. Indica il Sud. La direzione.
Poi sono chilometri. Che passano con velocità.
Abitudini: il Bagdad Cafè sulla Telesina, là nella piana del Volturno. La consolazione dei nomadi: trovare dietro al bancone lo stesso barista che avevi lasciato mesi fa. L’illusione che sappia di te.

I paesaggi della Bradanica

 

Fermarsi non appena comincia la statale 655, amata come Bradanica. Questa è casa. Come se la geografia sapesse del cambio di regione. Si diradano i paesi, le case, gli insediamenti. La Fiat di Melfi appare come qualcosa di incongruo in questo deserto di colline di stoppie. Comincia la Lucania. Il paesaggio davvero lo sa e si trasforma. E’ solitudine, questa. Nemmeno una macchina. Posso fermarmi e, dicendolo ne evidenzio la vanità, mi chino a baciare l’asfalto.
Le righe dei campi bruciati. Geometrie.
I trattori che dissodano le terre. Con corteo di polvere e di uccelli dalle ali nere.

Sasso Caveoso, come sempre

 

Ecco, Matera. Si nasconde, respinge, ingresso da scempio. I condomini di San Giacomo sono stati progettati dal peggior realismo sovietico unito all’oscenità delle periferie dell’Occidente. Alveari, periferie, sbarre alle porte. Nemmeno un giardino.
Ma poi ecco il forno, il caffè Tripoli, la grande piazza, le chianche bianche, i passi che stanno attenti a trovare l’equilibrio dell’andare materano, le Officine Frida. Casa.

Silvana
Silvana e Ninnì, l’attore e manovale
Silvana lontana da Aliano. Strana impressione. Spaesamento. Conosco il gioco. Ripeterlo. Mi distraggo di continuo. Dove sono? Ma godo del ritmo. Mi basta. So che non è sufficiente. ‘Mangerei più gelati, meno zuppe’. Dire. Parlare. Dove atterrano le parole?
Poi è la giostra di questi giorni in una città che concede regali. Il lungo pizzo di Ascanio. La sua velocità. Che appare lentezza. Ha una sua dolcezza. ‘La stanza è grande….non è piccola’. Piazza San Giovanni. Ascanio in un disco di Paolo Fresu. E’ piccolo di statura, Ascanio. Forse il pizzo lo allunga.

La birra Raffo

 

L’osteria si affolla. Si sovraccarica. Sta sopra le riga. Ci si dà di gomito indicando gli uomini e le donne che hanno fama. Ci si bea. E si beve. La fatica e la sovraeccitazione. ‘Qui c’è chi lavora e chi fa l’artista’. E io sono certo che, a volte, si scambiano i ruoli.
Casa. Le orecchiette con i peperoni cruschi e una crema di fave. La birra Raffo. Non sono certo che sia vino primitivo. Esce a garganella da un cartone. Vino a mescita.
Ci si bacia di continuo a Matera.

Silvana legge al Musma

 

Il poeta Roberto Linzalone e il suo saluto: ‘Porcospino’. Stava nel film di Francesco Rosi: ‘Cristo si è fermato a Eboli’.
Mi tolgo le scarpe, sento il pavimento, mi sento solido sulla terra. Ecco, Silvana e la poesia. Capisco la poesia?
Vigilia di Sant’Eustacchio, ecco, ci tengono a dirmelo.
Joseph è sul corso. Matera dà sicurezze. Ha il suo cappello, la sua borsa, e i  suoi denti che non ci sono. Tyson, passata l’estate, appare ringalluzzito. Ci sono altri vagabondi. Abitualmente stanno a Taranto. La ragazza ha una sua eleganza. Chiede senza allungare la mano. Un piccolo cartello. ‘Una lunga storia’.

Le luci di San Giovanni

 

Vento da Nord. Tramontana. Insisto con i sandali e la camicia. Non avverto il freddo.Tonia fa atterrare fra noi queste parole:

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi.
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!
E ancora attendo la tua voce
(Pedro Salinas) 

Ma tu sapevi che lo scoiattolo di Nazim Hikmet è nella mia vita da quando Caterina, un giorno che se ne andò per non tornare, lasciò nella casa che non era più nostra, un libro tradotto da Joyce Lussu? Lo scoiattolo che ben sapeva che ‘la vita non era uno scherzo’ e che doveva ‘prenderla sul serio’ riapparve in un giorno di maggio del 1988. E da allora cerca di parlarmi ogni mattina e ora tu lo lasci volare nello spazio delle Officine Frida.

Il ministro e le poesie

 

Il ministro Braj, senza cravatta e senza scorta, con uno zainetto sulle spalle, compra le poesie di Silvana a cinquanta centesimi e si fa fotografare con il libro di Antonio in mano. Miracoli di Matera.

Pensare a Nairobi. Distrarsi. Servono i libri?

 

Telefona Nic. Da Londra. Il centro commerciale di Nairobi. Le gambe rallentano. Non è lì. Non è lì. Ma è lì. Sfiorata. Respiro. Tutto rallenta. Ma so che non sto mostrando nulla. So di essere capace di fermare il cuore. Faccio proseguire la giornata. Ti penso. Immagino. Vorrei essere lì, ma mi perdonerai se penso di essere lì per entrare in quel centro commerciale accanto al giornalista della Reuter. Saprò poi che Goran è già lì. E che ci sono già mille fotografi. So quali foto scatterà Goran prima di vederle. Magari l’anno prossimo saranno esposte a Perpignan. Perché penso a questo? So che sei lontana da lì, ma quanto vicino ci siamo andati questa volta. Mi dirà: ‘Là davanti prendo il matatu’.
Accompagno ai quartieri dell’esodo. Le case degli anni ’50. La storia della nuova Matera. Con Silvana, Roberto e Antonio fino alla Martella. Nella controra. Nessuno in giro. Ma c’è la biblioteca Adriano Olivetti e la targa a De Gasperi.

Beppino
Beppino racconta Matera
Il duetto Beppino-Azuma
Beppino, il ceramista Beppino, racconta la storia di Matera. Mostra dei suoi decenni di lavoro, arte, artigianato, parole. E’ vero: Beppino è stato capace di catturare la luce della Murgia. Sorride come un bambino. Gli occhi si stringono. Azuma lo abbraccia con la sua lingua italiana e giapponese. Due bambini. Fa bene al cuore vedere la bellezza delle storie di Beppino.

Il canto bendato di Adele
Silvana e Adele
Adele, nelle grotte del Musma, il museo di arte contemporanea, canta con gli occhi bendati. Silvana legge Ungaretti: ‘Sovente mi domando come eri ed ero prima….’

I Funk Off
Andrea, farmacista-sassofonista
E poi sono i sassofoni, le trombe, i tromboni, le percussioni danzanti dei Funk Off. I capelli bianchi di Dario. Le corse pazze di Andrea. Che di mestiere, lo so, fa il farmacista. Il funk made in Vicchio scompiglia la piazza di Matera. Fa saltare i ragazzi abituati alla Tarantella. Sono una meraviglia, i Funk Off. I materani sono stupiti. Da Vicchio, uno dei miei paesi, fino al confine della Lucania. Sapete dove siete, ragazzi?
Ancora la birra Raffo. Mi mettono un cappello in testa. E mi addormento in osteria.

Il portone di San Giovanni

 

E poi la domenica è un saluto, promesse, futuro, passato. Felicità, al solito. Disperazione, assoluta. La pasta al forno consola. Fa risorgere.
Sì, ‘Danza Matera’.

Lo scoglio dell’Idris dall’altro

 

Al mattino, la luce che si nasconde nella gravina. Nebbie leggere di autunno. La promessa: andare là, prima dell’alba. A vedere sorgere il sole su Matera.
print

4 pensieri riguardo “‘Danza Matera’

  • 24 Settembre 2013 in 16:27
    Permalink

    … caro Andrea è stato piacevolissimo incontrarci tra le “parole” atterrate per caso a Matera, nelle officine Frida, grazie a colei che tu hai paragonato a un “pifferaio magico” di nome Silvana… e dato che non so ( ancora ) scrivere come sai fare tu, ti saluto con un altro incipit di Salinas visto che hai postato la “mia” preferita:

    Non ho bisogno di tempo
    per sapere come sei:
    conoscersi è luce improvvisa.
    Chi ti potrà conoscere
    là dove taci, o nelle
    parole con cui tu taci?
    Chi ti cerchi nella vita
    che stai vivendo, non sa
    di te che allusioni,
    pretesti in cui ti nascondi…. il resto lascio che lo scopra tu!
    un abbraccio e baci da Tonia – Matera

    Risposta
  • 24 Settembre 2013 in 23:00
    Permalink

    Ciao, Tonia
    scusami, mi sono impossessato della poesia di Salinas. Che mi aveva colpito profondamente. Scusami anche di non averti ricordato nel post. E’ stato scritto di notte, con addosso troppa stanchezza, questi giorni di Matera sono intensi. Forse troppo. Ma sì, le parole sono atterrate. Non so se è merito di Silvana, ma davvero i suoi incontri provocano qualcosa dentro di me che ancora non so spiegarmi, spero davvero che Matera diventi la mia città. Ti abbraccio. Andrea

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.