Il Loop di Matera

Inutile tentare di tenere un diario dei giorni di Matera. Non vi né modo, né tempo. Nemmeno di fotografare. Questa è stata una settimana che ha travolto ogni regola. La città è stata sopra le righe. Se c’è una ossessione della nostra era è quella di documentare, di ‘condividere’, di ‘postare’ su fb, su twitter, su questo blog. Come vorrei che qualcosa avesse il tempo effimero da far subito dimenticare senza lasciare inutili tracce. Che, in ogni caso, almeno qualche volta, provocano stratigrafie invisibili e preziose dentro la tua anima. Ecco, Matera ci ha donato giorni eccitati. Ha esagerato (noi abbiamo esagerato). Ha mostrato i suoi talenti. Ora deve tradurli in una tranquilla normalità. Far sì che il mondo delle sue culture diventi un fare, ascoltare, parlare quotidiano. Una sovraeccitazione da fine inverno che diventa passeggiare sul corso. Tutto a posto? Tutto a posto. 
Primo giorno. Al venerdì.

La Lucania è una strada. Oramai mi ripeto. E’ la Bradanica il suo biglietto da visita. Paesaggi di nuvole e terra per poco meno di centro chilometri. Strada deserta. Patagonica. E ancora non sono andato a Borgo Taccone. Però ho imparato a fare benzina prima di cominciare a percorrerla

A sera, le parole che corrono di Ascanio Celestina. Matera è Materadio.

                                                       Secondo giorno. Al sabato

Peppino

Inchino per Peppino Mitarotonda. Nel vecchio carcere di San Giovanni, uno dei luoghi belli e chiusi di Matera, le ceramiche dei decenni della sua vita artigiana ricordano una bella avventura di arte. La mostra sarà aperta fino a novembre. Passate di qua. Non perdetela.

Silvana, ingegnere e poeta (forse più al rovescio, almeno per come l’ho conosciuta io), gioca con la voce. Fa atterrare parole. Noi ascoltiamo, ripetiamo, impariamo, respiriamo. Ci bendiamo gli occhi per capire cosa arriva dal suo corpo al nostro. Attorno le statue del Musma, il museo di arte contemporanea, palazzo di signori dell’antica Matera. Il tufo che riesce ancora a stupirsi di quanto accade al riparo delle sue architetture

I fiati dei Funk Off fanno ballare la notte. Il Funk, per una notte, in piazza San Giovanni fa dimenticare che questa è terra di tarantella. Rimanete un po’ a Matera, ragazzi di Vicchio. Possono nascere belle cose dall’incontro con i musicisti di questa terra. Grande storia, questa di Materadio.

Una notte così è già troppo. L’osteria è un buon luogo dove farsi raggiungere da un sonno pieno di musica.

                                                         Terzo giorno. Alla domenica

Silvana e Ninnì. La poetessa-ingegnere e l’attore-muratore arrivato al laboratorio di lettura con i pantaloni schizzati di vernice. La foto non corrisponde al tempo. Inganno sui giorni. Scatto poco. Ma qui, alle Officina Frida, c’era da ascoltare e leggere e non potevo farmi difendere dalla macchina fotografica. Peccato non avere una registrazione della voce di Ninnì. Che ha pagato il suo corso con una poesia.

Non ho avuto l’istinto di fotografare la pasta al forno di Adele. Ma posso garantire..

                                                           Quarto giorno. Al lunedì

Al lunedì ricordo questa bellissima mostra di fotografie di donne dell’Aquila. ‘Donne che non tremano’. Il racconto di una resistenza, di una sollevazione, di una lotta. Sta alla sala degli Archi di palazzo Lanfranchi. Fino al 15 ottobre. Foto ‘piccole’, passepartout nero. Sei costretto ad andare vicino. A leggere il foglio del racconto. Le foto sono di Giampiero Corelli.

E dall’ultimo piano di palazzo Lanfranchi scopri una Matera che ancora non avevi ammirato. Guardare lo scoglio della Madonna dell’Idris dall’alto.

E, alle Officine Frida, ci aspetta Daniele e i suoi tamburelli. Tentativo di trovare un ritmo. Di capire cos’è il ritmo. Ci vorrebbe continuità e tenacia. Ci provo, almeno per questi giorni ci provo. Poesia e pollice e palmo sulla pelle del tamburello per capire il ritmo. Che non sia troppo tardi.

                                                            Quinto giorno. Al martedì

Una civetta sorveglia i giochi

Abbraccio collettivo

L’abbraccio di Alessandra

Il leggendario bar Sorriso al quartiere di Spine Bianche

L’angolo degli innamorati casuali

Brusca accelerata al martedì. Pomeriggio a correre assieme ai Basilicata Borders Games. Giochi urbani che attraversano, come una follia, la città. Ne scopri il senso, se partecipi. Abbracciare trenta persone, appendere fiori agli angoli delle strade, entrare in una casa e cucinare un piatto locale, fotografare innamorati in un luogo romantico. La spinta è il ‘contatto’. E’ il desiderio inaspettato di toccare, sfiorare, creare una relazione fra gente che non si conosce. Fra ragazzi venuti dall’Europa e la gente di Matera. Questa è comunità provvisoria, direbbe Franco Arminio

Da questa galleria per andare alla vecchia pizzeria Da Mario

E poi scopri qualche galleria di Matera nella quale mai eri entrato. E non sai perchè questa normalità di tufo ti colpisce e scatti una foto distratta. Poi la riguardi…

                                                                Sesto giorno. Al mercoledì

Al mercoledì è alba. Sei del mattino. Prima. Heure Bleu. Blue morning. Sul confine della gravina. Là dove la città finisce. Spiazzo alle spalle della Madonna dell’Idris. Il sole sorge oltre il crepaccio, oltre le rocce della Murgia. Anche qui le foto sono in secondo ordine. Prima c’è la comunità, la meditazione collettiva, ancora il gioco del toccarsi, la ricerca della pelle, il sentire del corpo, i piedi scalzi sulla roccia, il brivido. Alba magnifica. Sorridente.

                                                                   Settimo giorno. Al giovedì

E’ riposo un andare al mare? Un donarsi l’ultima estate con l’acqua a belle temperature? Un cercare il sole, le onde e le meduse. La spiaggia di Castellaneta. Nel suo luogo più selvaggio, nonostante l’orizzonte orientale intrecciato con le ciminiere dell’Ilva. Ancora una volta non fotografo. Non documento. Non mi difendo. Faccio il bagno, fino al testa a testa con la medusa. Non ci facciamo del male.

Alla vecchia stazione di Castellaneta, i treni non fermano più. Un varco consente di scavalcare una frontiera, i binari sono da attraversare, una breccia nel muro e cammini nella pineta fino al mare. Rimane la nostalgia che solo le stazioni abbandonate riescono a dare. Anche con le sue scritte urticanti.
Un posto dove tornare.

                                                                 Ottavo giorno. Al venerdì

Castelmezzano

Poi le montagne. Le Dolomiti Lucane. Il paese di Castelmezzano aggrappato alla roccia. Una giornata perfetta. E i paesani che ti salutano, ricordano, i ragazzi che ti vengono incontro. Il belvedere sul paese. L’idea di un progetto futuro. Promesse.

La gente del paese. Perchè si fotografano solo gli anziani? Il fabbro ha 88 anni e ha fatto il sindaco. Dopo la prima diffidenza, parla a ondate. Lucia apre il pertugio della sua porta e le piace essere fotografata. Sì, oggi ho ripreso in mano la macchina fotografica. Scatto poco. Ma fotografare è un modo per attaccar discorso con il fabbro e con Lucia.

Raffaele, scultore di via delle Beccherie, sta trasformando un innocente dancalo in un pirata della Malesia. Sarà una foto a ricondurre in Africa l’argilla che prende forma. Stiamo pensando una bella storia: una mostra di foto e statue, pixel e argilla, carta cotone e maestria della terra

                                                           

Incontri a Palazzo Lanfranchi: Daniele, musicista e maestro di tamburelli, e Mimì Notarangelo, la comparso-fotografo che sorprese Pasolini, in giacchetta e cravatta, appoggiato ai muri di Matera quando immaginava un Vangelo italiano secondo Matteo. Una vecchia e celebre storia. Vestito da centurione, Mimì aveva una macchina fotografica nascosta sotto la tunica.

                                     

Leo

Rino
Non finiscono mai le notti di Matera. In piazza San Giovanni, per una serata a sorpresa, si ritrovano la chitarra di Leo e il cupa-cupa di Rino. Amarcord.
Nono giorno. Al sabato

Nadia

Greta

Marco illumina la pagina

Emanuela ha organizzato la maratona dei lettori
E al sabato notte, si spengono le luci di Matera, si accendono lucerne. I musicisti suonano e guardano il cielo. Volano piccole mongolfiere. Matera è un cielo stellato sceso sulla Terra. La gente dei Sassi legge poesie e pagine di libri amati. ‘O tutto o niente’. In amore. Questo è il dovere da assolvere. In decine e decine spingono per poter leggere quanto hanno già letto nelle loro case. Cadono timidezze. Si rivelano amori. Quanto sta accadendo è la prova dell’importanza della lettura. Più forte di ogni imbarazzo. 
Avrei letto: ‘Ho sempre preferito il peccato, il dolore, la sofferenza e la colpa alla felicità. E il desiderio alla pace……Mentre il sangue del suo cuore schizzava via, Annemarie trovò i gesti che risalivano il silenzio, e si inabissò in lei, e in lei’. 

La fotografia non restituisce l’immaginazione di Matera illuminata dalle lucerne. Hanno usato le candele antianzanzare. C’è, dicono, chi ha acceso cento e venti lumini.
E la Cattedrale, dopo quattordici anni, comincia a riaprire le sue porte. L’anno prossimo la Madonna della Bruna uscirà da qui? E questa è una storia che solo i materani possono comprendere.

Matera è solo musica. Da una vecchia cantina, esce il mormorio di due arpe. E raggiunge i lettori dell’amore.

La lucerna sull’affaccio del Sasso Barisano. Dal laboratorio di Raffaele

ll Sasso Barisano e la notte che riprende possesso della città
Michele ‘la stoppa’. Con il figlio e il nipote (foto di Antonio Sansone)
Questa foto è di Antonio. Michele ‘la stoppa’, nel suo straordinario negozio. E’ successo anche questo al sabato. Inaugurazione di un’altra mostra fotografica. All’Atrio. Via di San Biagio. I fotografi di Matera raccontano, con una foto, la loro terra. C’è folla anche qui. La prima foto ‘posata’ di Antonio. In questo negozio, un pezzettino di storia di Matera e storia personale di molti materani. Bottega celebre e ‘resistente’. All’Atrio vengono offerti taralli, vino e uva. In piazza San Giovanni, orecchiette e fagioli. Fotografie e cibo. E i personaggi del presepe sul bancone di Michele. 

 
                                                 Daniela e i falafel di via delle Beccherie

Marco convince i ragazzi a entrare nella bottega del commercio equo. E’ la loro prima volta. Comprano cioccolata di Modica e Ubuntu. Un trionfo. In fondo basta poco a cambiare un destino.

La kebaberia di Vanni. Luogo di resistenza. Qui non sono consentite pubblicità di spettacoli sponsorizzate dall’Eni. E poi ci sono Ciampi e Napolitano a vigilare sulle regole. Nelle botteghe del Cairo e di Amman, ci sono sempre re e presidenti, qui mettiamo i capi di stato….Vanni, geologo di formazione, ha rigore nel fare le cose. Eccellenti i suoi kebab. Una delizia i falafel. Senza trucchi. Si chiama ‘Mammaliturchi’. Lui sostiene che si autosfrutta.

E poi, come altrove, nelle ultime notti delle illusioni, ci si bacia nel loop di Matera.

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