Cronache da Gerusalemme.15/Venerdì, Città Vecchia

Porta di Damasco
Yerushalaim. Gerusalemme. Città della Pace? Città della Pace, un corno.
Certamente non al venerdì, giorno sacro dell’Islam.
Fin dalle prime ore del mattino, gli uomini e le donne della Sicurezza e dell’Esercito israeliano occupano la via Dolorosa, sbarrano tutti gli accessi alla Spianata delle Moschee. Un dispiegamento di forza massiccio. Decine e decine di soldati. Pesantemente armati. 

Via Dolorosa
I fedeli, oggi, possono entrare solo da un ingresso. Possono entrare le donne e gli uomini con più di cinquant’anni. Gli altri vengono spintonati via. I ragazzi, anche coloro che non sono osservanti, escono ugualmente di casa, hanno il tappetino della preghiera su una spalla e si dirigono all’ingresso ad al-Aqsa. Sanno che verranno respinti. Ma provano lo stesso ad entrare. 

L’ingresso dalla porta dei Mercanti di Cotone
E’ un rituale di sfida. Accade ogni venerdì. Un confronto a muso duro. Nella strettoia dei vicoli della Città Vecchia. Di fronte alla galleria dei Mercanti di Cotone. Soldati e fedeli si conoscono. Si spingono, volano urla, si accendono discussioni. Le donne, a incudine, entrano. Qualcuno si aggrappa. Un uomo cerca di far passare un vecchio in carrozzella. Parapiglia. I turisti cercano una via di fuga. Una donna ebrea ortodossa cerca di attraversare la folla con un bambino in carrozzina. Arretra. 
Una spinta di troppo verso i soldati. Accorrono uomini dalla divisa nera. Uno di loro tira fuori lo spray al peperoncino e lo spara in faccia alla gente della prima fila. Io sono a cinque metri e mi manca il fiato, gli occhi bruciano. Cerco aria. La folla si disperde fra i vicoli del quartiere musulmano. Si apre un vuoto davanti ai soldati. Ora una donna velata e dal lungo spolverino avanza da sola. Riconquista la posizione. Impugna un cellulare come un’arma potente. Fotografa i militari.
La preghiera
E’ mezzogiorno. La preghiera sta per cominciare. Gli uomini e i ragazzi si muovono in fretta. Conoscono passaggi quasi invisibili, sembrano entrare in una casa. In realtà è un altro vicolo. Li seguo.  In un angolo si cerca di attenuare il dolore di chi è stato preso in pieno dallo spray. Gli altri raggiungono un vicolo cieco. E’ chiuso dal muro della Spianata delle Moschee.  Da qui si ascolta la voce dell’imam. I ragazzi stendono i loro tappetini per terra. Si tolgono le scarpe. Portano le mani sul petto. I volti sono seri. La preghiera. Le cinque posizioni della preghiera. Ci si inginocchia, si prostra il capo a terra. Tutto appare intenso. Sacro. C’è solo una ragazza. Il padre non le ha permesso di entrare nel grande piazzale delle moschee. L’ha voluta con sé. Stanno in disparte. Di fronte a me. Non mi nascondo. Fotografo. Avverto un’emozione profonda. L’iman guida la preghiera. La sua voce arriva dall’alto.
La preghiera
Brusio al termine della preghiera. Ci si alza con lentezza. Ci si dà la mano. Si riprende il tappetino. Il ragazzo con gli occhi colpiti dal peperoncino è accasciato a terra. Gli altri lo toccano, lo rincuorano. La ragazza mi sorride chinando leggermente il capo. Andiamo via per ultimi. Un ragazzo mi saluta: ‘Dicono di essere democratici, raccontalo alla tua gente: questa è la loro democrazia’.
Venerdì di Gerusalemme. Città della Pace, un corno.
Gerusalemme, 28 febbraio

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