Un gesto all’insaputa può tutto

Un lamione. Via Casalnuovo. Matera, confine dei Sassi. Laboratorio di teatro e mille altre cose: è lo Iac, non voglio tradurre queste tre lettere. Non mi sono mai chiesto cosa volessero significare. Mi piaciono così. Hanno un buon suono. Duro e dolce. Come un bue tibetano, immagino. Una bella storia.

Domenico, Alfonso, Andrea
Domenico, Alfonso, Andrea

Ci sono due poeti seduti. Ai due lati di un piccolo tavolo. Quasi si fronteggiano. Hanno due microfoni davanti. Una sfida? Un colloquio? Un rincorrersi di parole? Hanno sguardi seri. Quasi severi. Si sono cambiati di abito per questa sera. Nella giornata li avevo visti in giro felicemente disordinati per il Piano di Matera.
Non posso muovermi. Le mie ossa mi danno dei limiti. Dopo un mese, ho con me la macchina fotografica. Quella pesante. Mi dico che non dovrei. Mi hanno detto di non portare pesi. Sto attento a ogni scricchiolio del collo e della schiena. Ma devo riprendere in mano questi obiettivi. Nadia mi porta una sedia. Posso appoggiarmi al muro. Vedo solo il volto di Alfonso. Grosso, largo, da grande animale, occhiali dai quali spunta gli occhi che guardano in avanti. Ogni tanto si porta la mano al mento. Capelli disordinati. Da dove sono vedo il suo viso. Di Domenico posso inquadrare solo le spalle. Di lui non vedo nemmeno il profilo. Ma una mano che muove con lentezza.

Gli occhi di Alfonso
Gli occhi di Alfonso

Alfonso è di San Mauro Forte. Ricordo il freddo di San Mauro in un giorno di inverno di qualche anno fa e la durezza del paese. Alfonso non se ne è mai andato. Vive con la madre, lessi su una pagina di Franco Arminio qualche anno fa. Domenico, invece, ha lasciato il paese, Santarcangelo, e ora vive al Nord. Questa cosa se la dicono fin dalle prima parole, a segnare una differenza. Ho conosciuto Domenico lo scorso anno, ad Aliano. Aveva eleganza, mi sorprendeva e passava notti senza sonno a parlare. Mi offrì pizza e birra su terrazzo notturno. E’ lui che mi ha riconosciuto per strada. Io, forse, non ci sarei riuscito. Nessuno andava dormire ad Aliano. Ricordo il ritmo delle sue poesie. Domenico ha metodo. La sua voce segue onde che lui conosce. Affronta le parole e le asseconda con una voce che esce da dentro un albero. Alfonso improvvisa. O, almeno, credo che sia così. Franco Arminio racconta che Alfonso scrive in endecasillabi che poi si smarriscono negli sms che manda a chi vuole leggere le sue poesie. Le sue parole sono guizzi. A volte appaiono innocui, ma poi hanno il senso della follia. Alfonso scrive ogni giorno. Domenico, non so. Credo di sì.

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Da quando sono al Sud incontro poeti. Non mi capita da altre parti. E’ un caso? Ho più attenzione qui? Mi accadeva lo stesso nel Sud del Latinoamerica: a Santiago del Cile passai una notte ad ascoltare ragazzi che si accapigliavano su Neruda e la poesia. Il Sud è palcoscenico di poeti. Qui, seduto in un lamione, confondo le parole dei due poeti. Ho timore del click fragoroso nel silenzio delle parole. Sono senza pile alla macchina che ignora la meccanica dei rumori. Disattento, come sempre. Ma poi Andrea fa intonare musiche al suo cellulare, fa ruzzolare monete per terra e allora mi do alibi per fare fracasso anch’io. Scatto dieci foto. Non di più. Tutte ad Alfonso. Vorrei afferrare i suoi occhi, quando si alzano in faccia a Domenico. I due poeti si rispondono l’un con l’altro. Ci sono cose che riguardano loro. Solo loro. Io non ho equilibrio per scrivere e fotografare. Il braccio tira una costola, ma non è nemmeno un dolore, è un cigolio di ossa. Mi fermo, fino a quando lo stridio non se ne va. Lascio che le parole scorrano e poi le riprendo cambiate. Non so da chi provengano. Sto attento alla mia schiena, cerco di non contorcela. Devo ritrovare un po’ di coraggio. Le parole aiutano.

Domenica e Alfonso
Domenica e Alfonso

Non so, non ho opinione mi contraddico facilmente.

La scrittura è un assedio, un’efficiente tagliola

Liquida estranea strana

Il silenzio inagibile del male che non giunge

Spazientirsi, fuggire, abituarsi, trovare

Un gesto all’insaputa può tutto

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La luce non riempie più la stanza

Poi Alfonso non finge e avverte Domenico: è necessario che io legga questa poesia, è proprio necessario. Non ti perdonerò mai

È una lettera questa che avrà solo una firma. Muta

È lì che raccontiamo il nostro addio

Domenico, Alfonso e Nadia
Domenico, Alfonso e Nadia

Domenico legge da fogli ordinati. Uno sull’altro. Fa un silenzio prima di cominciare. Alfonso sembra scegliere a istinto da libri che ha sul tavolo. Vorrei avere in mano una sorta di grande quaderno in cui le parole sembrano attaccate alla pagina.

Com’è difficile non incontrarsi

Alfonso ha una voce da inverno, a volte sembra incrinarsi, gli occhi si muovono e cercano la reazione di Domenico alle sue parole. Lo sguardo si aggira fra la solitudine e la salvezza. Domenico ha una voce da vento sui campi. A volte ti sfiora, a volte ti fa tentennare nella ricerca di un equilibrio. Si alza e si abbassa.

Alla fine, Alfonso sorride. Le sue lenti riflettono altre immagini.

Il sorriso di Alfons
Il sorriso di Alfons

Riguardo le foto, mi accorgo che Alfonso ha due microtatuaggi: una stella su un un dito, un segno ovale si arrampica sul dorso della sua mano.

Da leggere:
Alfonso Guida Irpinia (Poiesis)
Domenico Brancale Incerti umani (Passigli)

Se passate da Matera, andate allo Iac. www.centroiac.com

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