Ferrara, Internazionale/I calzini di John, i lacci delle scarpe di Teju

John Berger, scrittore inglese (e pittore, critico, poeta. Vive in un piccolo paese della Savoia) ha meravigliosi calzini a righe orizzontali. E capelli bianchi, viso di rughe, attimi di silenzio.

Teju Cole, scrittore nigeriano (vive negli Stati Uniti), ha lacci arancioni alle scarpe nere. E la barba nerissima, gli occhi attenti, le parole adatte. E una macchina fotografica con la quale, durante il dialogo con John, scatta, due foto.

I calzini di John
I calzini di John
I lacci arancioni di Teju
I lacci arancioni di Teju

Ferrara, quest’anno, festival di Internazionale, ha un’aria quieta. Da provincia un po’ raccolta. In attesa. Il festival appare incerto e tranquillo. Non c’è l’affanno degli anni scorsi. Si avvertono timori, come davanti a un bivio o a un mare da nuotare.

Ferrara
Ferrara

I biscotti di Alce Nero, i suoi succhi sul tavolinetto nel cortile dell’ufficio stampa.

I biscotti di Alce Nero. Per l'ufficio stampa
I biscotti di Alce Nero. Per l’ufficio stampa

 

Quest’anno non si sgomita per gli accrediti. Non so quanti si siano accreditati come Erodoto.

Le magliette nere dei ragazzi dello staff.

Staff
Staff

Deve essere andata in malora la celebre poltrona rossa del Teatro Comunale. Quest’anno è grigia e bassa.

La poltrona del teatro comunale
La poltrona del teatro comunale

Ragazzi entusiasti scrivono e fotografano per le pagine della Nuova di Ferrara. Insomma, il giornale della città scrive del festival a costo zero grazie agli studenti del liceo Ariosto. Ragazzi, chiedete almeno una macchina fotografica per la scuola.

I fotografi del liceo Ariosto
I fotografi del liceo Ariosto

L’avvio di ottobre, in questa città, ha sempre una dolcezza di malinconia. Si sta in maglietta. Solo lo scorso anno ci tramortì con la pioggia e il freddo. Forse il festival non è i suoi contenuti, ma il suo ritmo. Le sue code. Quest’anno, meccanismo di tagliandi per entrare in sale e teatri ancora troppo piccoli. Chiedo per cosa è la coda che si attorciglia in piazza Municipio. Un ragazzo mi risponde: ‘Credo che sia per la graphic novel’. E continua a farla.

Sono più lento del solito. Il festival non ha le adrenaline degli anni scorsi.

Ufficio stampa
Ufficio stampa

Come sempre, nessuno, in nessuna occasione, ha un giornale in mano. Chi compra i giornali oggi?

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Enrique Krauze

Dove va la sinistra latinoamericana? Teatro comunale. Enrique Krauz, messicano, direttore di Letras Libres, ricorda che negli ultimi decenni il continente è passato dalle dittature a sistemi democratici. Ma la simpatia burbera di Jon Lee Anderson precisa che le tendenze autoritarie non sono state estirpate via. Del Messico dice: ‘Vi è una insugencia criminale cronica’. Ma in Colombia, ‘il tentativo di pace è totalmente nuovo rispetto a un destino di guerra eterna’.

Patricio Fernandez
Patricio Fernandez

Si vede che Patricio Fernández dirige un giornale satirico a Santiago del Cile: ‘Vengo dal paese più noioso del continente. E’ vero, la sinistra è al governo in molti paesi ed è un bene. Ma questo nuovo potere non ha incanto’. Krauze: ‘Il caudillismo si è incrociato con i redentori. Io vorrei una sinistra capace di sognare, ma allo stesso tempo capace di governare senza messia’.

Jon Lee Anderson
Jon Lee Anderson

Anderson racconta: ‘Ho viaggiato con Hugo Chavez. Andammo a inaugurare un nuovo pozzo petrolifero. Chavez si portò dietro, in aereo, la propria scrivania. E parlò seduto al suo tavolo. La scenografia era la stessa del suo ufficio. Era telenovela pura. Maduro non è Chavez. Ma ha denaro. Il denaro del petrolio. In Venezuela non funziona nulla, ma ci sono i soldi’. Patricio vide Chavez solo al suo funerale: ‘C’era una moltitudine di popolo. Hugo era Gesù, il Salvatore. Ora vi è la preghiera per Chavez nuestro. Il leader era tutto’.

E’ un caso che un incontro sulla sinistra latinoamericana non accenni allo zapatismo?

‘La Cina è il banchiere del Venezuela’.

‘L’Argentina è un assurdo. Hanno il peronismo’.

‘Un tempo, il futuro dei contadini era solo il machete e continuare a coltivare mais. Oggi un ragazzo può diventare il guapo del quartiere matando’.

I ragazzi di Internazionale
I ragazzi di Internazionale

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Cammino veloce per strada. Ascolto uno che dice al telefono: ‘C’è una tipa del New Yorker che vuole intervistarmi. Che palle’. E’ vestito di nero, magro, spigoloso. Capelli di gel.

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Quest’anno sono distratto. Torno al chiostro San Paolo per la mia nostalgia.

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Flash mob corale
Flash mob corale

Un flash-mob irrompe sul palcoscenico di Radio Tre Mondo. Uomini e donne felici cantano in coro. Attimo di bellezza.

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La gente di Internazionale
La gente di Internazionale

Applaudo al film ‘El estudiante’. I giochi del potere. In un’università dalle architetture da catastrofe. Il film si chiude con un no. No, all’ultimo inganno, all’ultima truffa per il potere. Ma sarebbe stato uguale se avesse risposto si. Un bel film. Innamorato smarrito di Romina. La protagonista femminile.

Entro senza coda. Potere dell’accredito. Lo staff, quest’anno, è meno nervoso.

La gente di Internazionale
La gente di Internazionale

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John Berger
John Berger

Sono qui per John Berger. Da anni voglio conoscerlo. Non sono mai salito in Alta Savoia per incontrarlo. Adesso è qui: calzini a righe orizzontali, maglioncino celeste con lo zip, jeans, aria da grande vecchio, viso che si aggrotta senza che lui lo voglia, ma si sforza di capire, di seguire, di essere lì, ha silenzi che lasciano il teatro in attesa.

Maria Nadotti
Maria Nadotti

Maria Nadotti dice: ‘Non c’è bisogno che ve lo presenti’. Maria mi fece conoscere John oltre venti anni fa. Io chiedo a dieci persone accanto a me se sanno chi. Tutti scuotono la testa. Ma sono qui. In prima fila.

Teju Cole
Teju Cole

A fianco di John il giovane nero Teju Cole. Questa volta sono io a non conoscerlo. Mi piace. Ha una barba leggera e nerissima. Islamica, direi se non fossi political correct. Molto serio, ma l’emozione di essere a fianco di John è nei suoi occhi. Un nigeriano giovane, che vive negli Stati Uniti, e parla di Italo Calvino e Primo Levi.

John
John

 

‘Io sono altrove’, dice John.

E racconta: ‘In un pub inglese un ragazzo mi dice: parli bene inglese, di dove sei?’. John è inglese.

John
John

 

Spiega Teju: ‘La lingua è più casa della Nigeria o degli Stati Uniti’. Ma poi dice dieci parole in yoruba e sembra musica.

John: ‘Ogni lingua madre contiene tutte le lingue madri’. E ancora: ‘Io non sono uno scrittore, sono un figlio di puttana. E questa puttana è la madre lingua’.

Teju
Teju

 

Teju: ‘Se guardi un albero, vedi che ci prova a essere una foglia’.

Sono d’accordo entrambi: ‘Scrivere è mostrare gratitudine’. Una restituzione, insomma. ‘E’ il mercato a voler impacchettare le parole’.

John
John

 

John: ‘Scrivere è sempre una prima volta. Le mie mani sono diventate esperte a dipingere. A scrivere non impari, è sempre un nuovo inizio. Invidio i pianisti o i ciabattini: hanno mani che sanno. Le mani dello scrittore non diventano mai esperte’.

John: ‘Quando finisce un libro, non c’è più niente. La mia gratitudine è quando vorresti cominciare. Sono grato al silenzio che forse sarò capace di riempire’.

La gente di Internazionale
La gente di Internazionale

Teju scrive in prima persona: ‘Il mio primo passo parte da me. E’ una maniera di guardarmi e guardare le persone attorno a me da fuori’.

John ha uno scrivere plurale: ‘Sono vecchio. Molta gente attorno a me è morta. Io incontro queste persone che se ne sono andate. Scrivo con la voce degli altri. Sono andato a vivere in un piccolo villaggio perché volevo scrivere del mondo dei contadini’. Vive là da quaranta anni.

La gente di Internazionale
La gente di Internazionale

 

Uno scrittore deve essere embodied in un luogo. Dice Teju: ‘Non è importante leggere libri per scrivere. Ma bisogna mangiare con le persone. Questa è l’esperienza’.

In un solo momento John alza la voce, c’è rabbia nel tuono che esce dalla sua bocca: ‘Non è possibile che da sessanta anni si commettano ingiustizie contro il popolo della Palestina’.

La gente di Internazionale
La gente di Internazionale

 

John ha scritto a lungo di fotografia: ‘Ho smesso di fare fotografia perché mi sono accorto che non guardavo più’.

John, che ha scritto L’arte di cadere di Charlie Chaplin: ‘Cadere, rialzarsi, uguali e diversi’.

Le code di Internazionale
Le code di Internazionale

Ancora John: ‘La speranza è la fiamma di una candela. E’ più visibile nel buio più profondo’.

Guardare l’abominevole crudeltà di cui l’umanità è stata capace. Tutto è cominciato quando siamo diventati incapace di considerare gli altri come noi. E abbiamo deciso che c’era un ‘loro’ e un ‘noi’. Them and us.

John firma il suo libro
John firma il suo libro

 

La speranza non ha niente a che vedere con l’ottimismo.

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I ragazzi del liceo Ariosto, fieri di un selfie con Laura Boldrini, mi dicono: ‘Ci ha rimproverato perché non facevamo twettlive….’

 

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Attesa
Attesa

Ho voglia di stare all’aperto. Inseguo Romina. Innamoramento. La sua gonna a pallini bianchi. E il suo libro ‘Agosto’, che sta per ‘Inverno’. Lei è Argentina. La ragazza morta di cui racconta si chiama Andrea.

Nel giardino della villa, l’autunno dà la sua dolcezza che provoca smarrimento. Foglie a terra, foglie ancora sugli alberi. Romina è in maglietta. Io mi tolgo il golf. Lei ha stanchezza addosso.

Romina
Romina

‘Il presente è la mia vita. Dimentico in fretta quello che è accaduto il giorno prima’.

Romina
Romina

Dice: ‘Questi libri non interessano a nessuno’. E ancora: ‘Scrivo, ma falta mucho alla nuova novella’. E poi: ‘Abbiamo fatto uno spettacolo con la compagnia. Vediamo se riusciamo a farne un altro’.

Tutto qui.

Romina
Romina

Compro il libro, così posso avvicinarti. Una dedica. E perché è un bel libro. Lo leggo camminando fra la gente di Internazionale.

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Da leggere:

‘Capire una fotografia’, scritti di John Berger, edito da Contrasto.

‘Ogni giorno è per il ladro’, di Teju Cole, edito da Einaudi.

‘Agosto’ di Romina Paula, edito da La Nuova Frontiera

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