Non c’è vento, questa mattina, a Bisaccia

L'assedio delle pale
L’assedio delle pale

Qualcuno deve pur aver fatto un libro fotografico di Bisaccia. ‘Credo di sì’, mi dice un uomo.

Un altro mi dice che non ne ha ricordo. Pensa di no.

Un libro di foto su Bisaccia Nuova, intendo. Sì, dobbiamo fare un libro fotografico su Piano Regolatore.

Il vecchio albergo Grillo d'Oro
Il vecchio albergo Grillo d’Oro

‘Qua l’inverno è duro’. Novecento metri di altitudine. Pianoro dell’Irpinia orientale. ‘C’è sempre vento’. Un vento freddo. Vento forte fra Lacedonia e Candela. Il freddo, per mesi, non se ne va ‘perché è di qui’. Sono venuto qua per conoscere le terre di Franco. ‘Tieni presente che sono a scuola al mattino’, mi aveva avvertito. Arrivo nel pomeriggio. Mi fermo a dormire da lui. A Bisaccia Nuova. Nella sua vecchia casa.

La prima casa che vedo
La prima casa che vedo

 

Bisaccia Nuova non c’è. E’ sulle carte, ma non si chiama così. ‘E’ orribile’, mi aveva detto Franco. Non è vero: è una meraviglia irreale. Mi fermo subito a fotografare. Una donna mi vede e chiude di colpo la finestra priva di persiane. Un’altra corre dietro a un cane fra le case a cerchio che fanno orizzonte circolare alla chiesa. Mi dice: ‘Questo qui si chiama Piano Regolatore. Noi abitiamo a Piano Regolatore’. Ora capisco: a Bisaccia, se ti viene voglia di guardarti attorno, devi scrivere. E fotografare. Come si fa a rimanere indifferenti a un luogo che si chiama Piano Regolatore e sulle mappe sta scritto che è Bisaccia Nuova.

Piano Regolatore 1931
Piano Regolatore 1931

 

‘Siamo figli due terremoti’, mi dice ancora l’uomo. Il paese vecchio è attraversato da una faglia. ‘Sta spezzandosi in due’. Il fascismo, nel 1931, dopo il terremoto, ricostruì il paese lontano dalla crepa. Lo tirò su nel nulla. Con case dalle pance razionaliste e le grandi finestre. Mi piacciono molto. Mi ritrovo nella mia Asmara. Nasce così il Piano Regolatore.

Il secondo Piano Regolatore
Il secondo Piano Regolatore

Altro terremoto. 1980, lo ricordo anch’io. All’inizio cercarono di sminuire questa tragedia. Ma l’Irpinia era sprofondata, si erano aperti crateri. Altra ricostruzione, molti soldi: le case diventarono allora un disegno astratto, cercarono di imitare i villaggi dei minatori del Galles, si snodarono in cerchi e labirinti, parallele convergenti, nodi di cemento, bianco di intonaci, camini che non funzionano, azzardo di non-paesi, si dimenticarono di fare le piazze. E, poi, in ritardo, quando si accorsero che gli abitanti erano spaesati, ne costruirono fac-simili. I terremoti cancellano le architetture antiche, gli uomini non sono capaci di raccontarne di nuove. Il calcestruzzo è un affare. Alla fine anche il terremoto è solo un affare. Un grande affare.

La chiesa di Piano Regolatore
La chiesa di Piano Regolatore

 

Bisaccia si trasformò così in una periferia texana ai tempi di Blade Runner. La chiesa è un’astronave di cemento crudo. Un Guggenheim irpino. A occhio, mi piace, ma che ci sta a fare qui? Non trovo nemmeno la croce. Attorno le case sono un circo romano, con fregi classici a cercare di fare un dettaglio da annotare nella mente. Fra casa e chiesa una radura che non riesce a essere piazza. Qui tira sempre il vento. Il vento forte. E’ un’idea di deserto, di savana, di terra inabitata. Lo stesso architetto ha sognato e progettato la casa per il venditore di materiale edile (un buon mestiere da queste parti). C’è il capannone e c’è la casa. Che assomiglia a un istrice, ha una sopraelevazione a forma di nave. E’ cemento tinto di bianco che si alza a cilindri piatti e concentrici. Guardo questa costruzione affascinato. Questa volta è Brasilia. Mi ci portano di notte, ci torno di giorno. Una piattaforma petrolifera con il buio, un capodoglio spiaggiato dalla pelle bianchissima con il sole. Voglio dormire una notte qui. Affacciarmi alla prua sospesa nel vuoto. Pensare: sono nella fantascienza. Vorrei entrare. ‘Torni, quando c’è mia moglie’, mi dice il venditore. Che è gentile e ha l’abilità astuta e da paese di chi sa fiutare gli affari. La casa è irreale, ma ha il tocco umano di formelle colorate a forma di pesce attorno alla porta. Non tutto doveva essere perfetto, almeno un’ingenua ribellione al diktat dell’architetto. Ci voleva un po’ di nostalgia a contrastare il cemento, un po’ di storia di famiglia, un qualcosa che restituisse una tradizione. Metteteci anche un nanetto, per favore. Attorno sono disseminati mattoni e tegole, travi in cemento e conglomerati grigi. Il capannone, no, non ha niente di alternativo e azzardato, non scherziamo, i capannoni sono roba seria, mica poesia. Esco stordito dai cancelli della casa-istrice.

Vento forte a Bisaccia
Vento forte a Bisaccia

A Piano Regolatore, infissi in alluminio anodizzato, ognuno è andato per conto suo: hanno costruito verande, affacci in pietra, nuovi camini, finestre allargate, aggiunte improvvise. Gli architetti li volevano uguali, gli abitanti del freddo hanno cercato differenze.

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Mi accorgo di aver fotografato solo porte murate…

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Le porte murate di Bisaccia
Le porte murate di Bisaccia

 

Devo immaginare questo paese con il gelo dell’inverno e con il vento. Nemmeno un refolo oggi. L’Irpinia ha voluto essere clemente con me.

La donna del cane mi dice: ‘Ci sono più case che abitanti’. A Bisaccia Vecchia i soldi del terremoto hanno rimesso a nuovo le case. Molte sono rimaste chiuse. Alcune si sono già spezzata un’altra volta. Altre sono state restaurate; intonaci immacolati e porte murate. ‘Ho contato 247 porte chiuse’, mi dice Franco. Mi metto a fotografare le porte murate. Alla fine scoprirò che, al paese vecchio, ho fatto solo queste foto. Da tornare, per il castello. Magnifico e imponente.

I peperoni a seccare al sole
I peperoni a seccare al sole

 

Al paese vecchio c’è una reliquia di Sant’Antonio. L’uomo cerca un prete per farmela vedere. Niente da fare. E’ in giro. Mi dice che non chiede all’altro prete. Quello della chiesa-astronave. Lo chiama Nebbia. Si vede che non gli sta simpatico.

L'interno della chiesa-astronave
L’interno della chiesa-astronave

 

Cammino a Piano Regolatore per via Mughetti. Voglio conoscere l’esperto di toponomastica.

I camini sono cresciuti
I camini sono cresciuti

Davvero devono aver sbagliato i camini. Sono tutti allungati verso il cielo. Hanno un secondo piano.

Club Juventus
Club Juventus

 

A Bisaccia Vecchia, non si fanno mancare niente: c’è la Cisl, la Cgil, le Acli e il club Juventus.

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Il capitano D’Albenzio

 

Un paese grande, importante, Bisaccia: i nomi dei morti della Grande Guerra mi appaiono infiniti. Decine e decine di cognomi scolpiti nel marmo, morti, un secolo fa, in un’Italia lontana. Amano le targhe in questo paese. Le più belle sono su palazzi che non esistono più. Li hanno cintati in attesa del crollo finale. Antonio è morto a Dogali. Sono stato là. Ho visto dove sei caduto, Antonio. Com’era lontano il freddo dell’Irpinia in quella fornace sul mar Rosso. Non potevi nemmeno ricordare il tuo paese, Antonio. Perché è accaduto che sei andato laggiù? Cosa c’entrava l’Irpinia con l’Eritrea?

Le panchine della piazza
Le panchine della piazza

Sulle panchine a fianco della chiesa: un immigrato somalo, rifugiato di uno sbarco a Lampedusa. E tre vecchi: che subito mi dicono che qui non c’è lavoro. E’ la prima cosa che mi dicono. Qualcuno, sì, alla Fiat (che non si chiama più così), a Melfi.

La casa-istrice
La casa-istrice

C’è via Costantinopoli. Parte dalla piazza. A chi è venuto in mente chiamarla così?

La scuola di Piano Regolatore
La scuola di Piano Regolatore

 

La faglia spezza davvero il paese. Case che si aprono. Per dieci metri, altre case si sono salvate. La chiesa è in discesa: posso far rotolare una pallina dalla porta all’altare.

Piano Regolatore 1931
Piano Regolatore 1931

Attorno al convento di Sant’Antonio, balcone sulla valle. Panorama da commozione. All’orizzonte il mare. Dimentichi le pale del vento che sono il confine fra cielo e terra. Se sei di qui, non le vedi più. Pensi che nemmeno chi è in visita le veda più. Invece il mio sguardo è accalappiato dalle pale rotanti.

La chiesa e la radura-piazza
La chiesa e la radura-piazza

 

Piano Regolatore diventa spaziale a notte. E’ accerchiato dalle luci rosse di centinaia di pale del vento. Vento forte fra Lacedonia e Candela. Ruotano, le pale. Con un sordo rumore strusciante. E’ un assedio. Sono guerrieri rotanti che impediscono agli uomini e alle donne di uscire dal non-paese. Mi avvicino a uno di loro, una voce dal cielo: Allontanatevi.

Non ubbidisco. Non accade niente. Una telecamera si volta.

'Ti amo Andrea'
‘Ti amo Andrea’

‘Ti amo Andrea’ si è sbiadito.

(Matera, 16 di ottobre 2014)

 

 

 

 

 

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