Addis Abeba/Abba Mesfin è sempre qui

Abba Mesfin
Abba Mesfin

Da cinquanta anni, Abba Mesfin è il custode della cripta dove è sepolto Menelik II.

In realtà questa è una chiesa: Taaka Negest Beta Maryam. Se ho ben capito: tutto il divino della casa di Maria.

Anche Tsegaye è ancora qui. Il suo inglese è perfetto. Giovane diacono. Appare, come per incanto, non appena saliamo i grandi del mausoleo. Gli chiedo: ‘Quando diventi prete?’. ‘Non lo so, dipende da me’. Abita in una casa di lamiera sotto un grande albero. Mi dice: ‘Ti ho scritto, non hai risposto’. Mi fa promettere nuovamente che lo cercherò. Suona il grande tamburo da chiesa per noi.

 

Ho portato una foto per abba Mesfin. La guarda con un sorriso. Ci sfioriamo le spalle. Io so una parte della storia di questo monaco. E’ nato del Nord Shoa, più di ottanta anni fa. Ha rinunciato a tutto, mi aveva spiegato una volta Tsegaye. E cercava di farmi capire cosa voleva dire. Sul viso di abba Mesfin non cresce la barba. Nuovamente mi sussurrano a un orecchio la storia della sua rinuncia. Sotto la sua veste, nasconde una croce di legno. Respira l’incenso del sotterraneo del grande mausoleo.
Vengo sempre qui in questo luogo, il primo giorno del mio viaggio verso la Dancalia. Voglio mostrare il luogo dove ‘tutto è cominciato’. Dove è cominciata la storia moderna dell’Etiopia. Un sepolcro. Dove sono stati accatastati troni, grandi quadri, i corpi degli imperatori e delle imperatrici, lapidi, dipinti anneriti dal fumo delle candele, libri in disfacimento, corone, tessuti, ombrelli che raffigurano la volta celeste, fotografie accartocciate dagli anni. Un tempo di pergamena, mentre fuori dai recinti vi è l’ebrezza della modernità.

Tsegaye
Tsegaye

E’ un altro universo, questo. Forse è una recita. Non sono nemmeno sicuro che esista. Qui sono sepolti Menelik II, sua moglie Taytu, sua figlia Zayditu, la figlia di Hailè Selassiè, l’abuna egiziano Matewos. Grandi sepolcri di marmo uno accanto all’altro. Accanto alla tomba di Menelik, la sua sedia preferita. Non vogliono dirmi che sono certi che, ogni notte, l’imperatore si alzi e si sieda in questa cripta.

Abba Mesfin, ogni volta che mi rivolgo a lui, tira fuori la croce. Questa volta mi faccio sfiorare e non so perché. Come vorrei conoscere la tua lingua anche se niente abbiamo da dirci.

Il rito sono i cento birr, quattro euro euro, che lascio di mancia ‘per la chiesa’. Scivolano nelle mani, nelle vesti, scompaiono.

Il viaggio ha un ritmo di abitudine. Questa volta fotografo abba Mesfin davanti a un tessuto rosso. Mi conosce e sa che deve stare un po’ obliquo. Vorrei vedere la tua stanza, la immagino. E so che non ci sono pensieri per una vita che è stata colmata da una rinuncia.

Fuori del mausoleo ci sono colossali tartarughe immobili. Quest’anno ci sono bei prati verdi e decine di uccelli che volano di ramo in ramo.

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2 pensieri riguardo “Addis Abeba/Abba Mesfin è sempre qui

  • 6 Dicembre 2014 in 9:15
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    . “ Io faccio una cosa strana. Forse non è strana. Mi alzo, passo davanti a Kiki, chino leggermente la testa.
    Per un attimo incrocio i suoi occhi. Lei porta la mano a cuore”
    Questa immagine mi commuove molto e la porterò con me.
    Lei mette l’anima su ogni orma che lascia sul suolo di ogni terra che le viene incontro.
    La ringrazio e vorrei essere Lei.
    Gloria

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    • 14 Dicembre 2014 in 19:23
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      Come sono desolato nel dirti che l’inchino a Madame Kiki è stato l’ultimo, Gloria. A 84 anni, questa donna se ne è andata. Ti mando un abbraccio forte.

      Risposta

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