Etiopia/La solitudine di Gelila

 

Birds Island
Birds Island

All’isola di Gelila, nelle acque del lago Ziway, vivono solo quattro persone. Hanno più di settant’anni. Kushegondor ricorda i suoi anni dall’incoronazione di Hailé Selassiè, avvenuta nel 1930. Kushegondor arrivò in quest’isola come giovane sposa. All’epoca, sessanta anni fa, qui vivevano quaranta famiglie di pescatori zay. Parlavano una lingua-incrocio. Eredi di antiche migrazioni: da Axum, ai confini dell’Eritrea, guerre e carestie avevano spinto questa gente fino alle sponde di un lago troppo lontano per tornare a casa. Gli zay, inventori di una nuova lingua, trovarono rifugio sulle isole del lago. La loro lingua svanirà nelle prossime generazioni. In molti, in anni recenti, sono tornati sulla terraferma.

Gelila
Gelila

 

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Kushegondor

Il marito di Kushegondor è morto molti anni fa. E lei non ha trovato ragioni per andarsene da questo scoglio. Ci sono due vecchi con lei. E c’è il figlio. Alcuni parenti, a volte, vengono a trovarla dalla terraferma. Kushegondor sa come trattare i turisti. Tira fuori uno sgabello, fa sedere, invita a entrare nel suo tukul. Tetto di lamiera. Panni appesi ai chiodi, il braciere, il letto, le immagini di Cristo e della Madonna. I pescatori le donano pesce, i turisti lasciano una manciata di birr. Lei sa che i turisti scattano fotografie. Conosce il gioco delle luci. Anche se non ha uno specchio intuisce l’intreccio delle sue rughe.

Il tukul di Kushegondor
Il tukul di Kushegondor
Kushegondor
Kushegondor
Abraham
Abraham

C’è un prete che abita qui. La chiesa di Tecle Haymanot è stata costruita pochi anni fa. Il prete è rimasto qui. Dicono che sia molto vecchio. Io non ho voglia di salire fino alla chiesa. Sto bene qui, seduto dentro il tukul. Anche Abraham non si è più mosso da Gelila. Occhi di lanuggine. Barba bianca. Malinconia addosso. E’ arrivato come muratore. Ha tirato su i mattoni della chiesa. E’ nato ad Asmara, Abraham. Lontano da qui. Le guerre lo hanno costretto ad andarsene dalla sua terra. Ha costruito case in Kenya e sugli altopiani dell’Etiopia. Alla fine si è ritrovato a Gelila. Non aveva più voglia di andare in giro per i cantieri. Troppi anni sulla sua schiena. Anche lui è fermato qui. Non ha moglie, non ha figli, la sua città è lontana e sconosciuta. ‘C’è solo Dio’, mi dice alzando l’indice al cielo. E poi: ‘Non dimenticare’.

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Abraham
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Me ne vado, gli uccelli cercano di fermarmi

 

Faccio questa promessa. Non dimenticherò. Non la manterrò, lo so. Lascio dei soldi, molti soldi (qualche spicciolo), nelle mani di Kushegondor e Abraham. E, come sempre, me ne vado.

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