Una rosa a Tahrir. In morte di Shaimaa

 

 

Un corteo piccolo. Trenta persone, ci raccontano. Percorrono Talaat Harb Street, al Cairo, stringendosi dietro uno striscione. C’è una fotografia che mostra lei, Shaimaa, con una corona di fiori in mano. Volevano deporla in piazza Tahrir: è il gesto della memoria, il ricordo di quanto era accaduto in questa piazza quattro anni fa. Cominciava, allora, alla fine di gennaio, la stagione delle ‘Primavere Arabe’. Mesi straordinari e terribili. Venne ribaltata la storia. Poi sono venuti i giorni della vendetta di chi non voleva perdere il potere. Ma, in Egitto, qualcuno non dimentica. E non può rimanere al chiuso delle case. A volte si può uscire in strada anche con la paura addosso.

Non aveva dimenticato Shaimaa El-Sabbagh. 32 anni, un figlio di cinque. Attivista di un piccolo partito socialista. Era venuta da Alessandria per ricordare piazza Tahrir. Perché bisogna ricordare il coraggio di chi sfidò un potere che appariva immutabile.

Anche trenta persone fanno paura. Anche una piccola marcia fa paura. La polizia non sa fronteggiare un gruppo di uomini e donne. Un proiettile di gomma colpisce Shaimaa. I militari negano, ma ci sono testimonianze e fotografie. Shaimaa è colpita. Da otto metri di distanza, raccontano. Ha la faccia insaguinata. Cerca aria. Vacilla, le mani non riescono ad afferrare un appiglio. Non respira. Il marito l’abbraccia. Cerca di portarla in salvo. Chi la soccorre, a leggere le cronache, viene arrestato. Nessuno ascolta le grida di Nancy Attia, una giornalista. Le due donne sono sole. Gli uomini sono stati portati via dalla polizia. Non c’è nessuna macchina, non arriva nessuna ambulanza. Shaimaa muore fra le braccia di Nancy.

Nei giorni di questa memoria, in Egitto, sono morte altre 18 persone. Dicono di una ragazza di 17 anni uccisa ad Alessandria. Di lei non conosciamo il nome, non sappiamo niente. Di Shaimaa, del suo coraggio testardo, ci sono le fotografie della Reuters: c’è l’ultimo abbraccio del marito, ci sono i poliziotti con le loro minacce, c’è l’innocenza delle rose che aveva in mano, ci sono i colori delle corone di fiori, c’è il sangue sui suoi capelli neri, sugli abiti grigi. E, guardando le sue foto, immaginiamo la sua passione, la sua cocciutaggine, i suoi sogni.

Trenta persone in cammino. E una donna con le rose.

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