Nicaragua/Appuntamento a Lèon

La Cattedrale
La Cattedrale

Chiedo della poesia nella città di Ruben Darìo, il poeta immensa, icona del Nicaragua. Ed Ericka, poetessa di Lèon, mi dice: ‘Tutte noi avremmo voluto essere sue amanti. Era il nostro principe azzurro’. Un paese ama un poeta morto nel 1916. Penso a quanto io, assieme a generazioni di studenti, abbiamo detestato Carducci.

I poeti al cafè Sesteo
I poeti al cafè Sesteo

Ruben Darìo è ovunque: così si chiama l’albergo più elegante di Granada, un asilo di Lèon, la sua poesia è slogan appeso alla Cattedrale Vecchia di Managua. Al caffè Sesteo, angolo strategico della piazza di Lèon, ci sono le foto dei poeti e la sua poesia su questa terra è scritta in gesso su una grande lavagna. La sua tomba, nella cattedrale, è un leone addolorato. Non mancano mai i fiori. Mi dice una scrittrice: ‘Il mio sogno era essere una musa dariana’.

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Il piccolino
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Julio, quando aveva diciassette anni

Al museo della Revoluciòn, i guerriglieri invecchiati raccontano la loro storia, alzano antiche armi e raccontano della battaglia di Lèon. Julio mi mostra la foto dei suoi diciassette anni armati e guerrieri. Lo chiamavano Cara de bala, Faccia da pallottola. Per il suo coraggio. ‘Ero violento’, confessa. Si offriva volentieri per le missioni più pericolose. ‘Un’arma in mano ti faceva sentire poderoso’. Un fratello è stato ucciso negli ultimi mesi della guerra. Sono passati trent’anni. ‘Valeva la pena, non volevamo vivere nella paura, volevamo la libertà’. Il museo è un vecchio palazzo coloniale. Sta cadendo a pezzi. Dal tetto ci si affaccia sulla piazza. I vecchi combattenti vi trascorrono le giornate. Seduti sotto le icone degli eroi. E i nomi di chi non c’è più.

Il sole di Lèon
Il sole di Lèon

Il sole di Lèon è feroce. Cammino sul tetto della Cattedrale. Devo togliermi le scarpe. Il tetto è bianchissimo, accecante. Non possiamo sporcarlo con le nostre orme. La città è accerchiata dai vulcani.

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Emergency Door
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La iglesia del Calvario
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Libreria Sagrada

Le sedici chiese di Lèon, città bellissima.

Solo che l’antenna dei cellulari è il panorama che si afferra dal tetto della Cattedrale.

L'antenna dei cellulari
L’antenna dei cellulari

Alle undici andiamo in cerca di ombra.

Mangio nacatamale, ritrovo il sapore del Centroamerica. Mais bollito, carne di maiale, patate, avvolto in una foglia unta di banano.

 

Alfonso y Ericka
Alfonso y Ericka

Con Alfonso parliamo dei tempi del Cile, della sua prigionia, delle possibilità, della ricerca senza aver trovato, di poesia. Legge la sua poesia sul carcere: cella numero quattro, secondo piano. Dell’esilio. Delle donne. Offre vino e carne arrosto. Beve birra con facilità. Si siede a un bar e aspetta. Mi dice di fermarmi in Latinoamerica. Parla a lungo con i camerieri, con le donne per strada, con i passati. Alfonso ha smarrito il senso di orientamento: gli sistemavano elettrodi sulle tempie, nella lingua. Ha una vertebra spezzata. Ha passato anni in ospedale una volto sfuggito alle prigioni del tiranno. Alfonso è un uomo sereno. Ho passato ore belle con lui. Alla fine mi ha donato le sue poesie e una bottiglia di vino cileno.

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Sandino y Cristo
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Taller de chitarra
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Taller de pittura

Al museo di arte, un piccolo gruppo di bambini fa taller de pittura. Alla Casa della Cultura, taller di ballo e di chitarra. All’ombra di Sandino e di Cristo.

Le donne del mercato
Le donne del mercato
Le donne del mercato
Le donne del mercato

A notte, le donne occupano un lato del mercato e arrostiscono carne e platanos. Hanno luci potenti. Montano tavoli con una tovaglia rossa.

I ragazzi e la cattedrale
I ragazzi e la cattedrale

I ragazzi si baciano sui gradoni delle Cattedrale.

Ci sono matti: uno accarezza il culo di un manichino e vi si struscia addosso.

Le statue di Sant'Antonio
Le statue di Sant’Antonio

 

Alla libreria Sagrada vendono piccole statue di Sant’Antonio, i testimoni di Geova hanno occupato il vecchio teatro della piazza, altre sette affollano di canti grande sale. Non smettono mai di cantare.

La panaderia Pan y Paz
La panaderia Pan y Paz

A notte, i ragazzi viaggianti si ritrovano al cafè Volcan e si stordiscono di musica e ron. Hanno un’aria da hippies educati. Sono alti, belli, biondi. Vestono quasi una divisa da nomadi. Uguali all’umanità in cammino incontrata mille anni fa in queste stesse terre. Al mattino li ritrovo alla panaderia Pan y Paz. Il panettiere era francese, un tempo.

Il sorvegliante dell'incrocio

Il sorvegliante dell’incrocio

A notte, le strade si svuotano. Alle dieci ti ritrovi da solo. Un vecchio (la mia età) prende una sedia e la mette sul marciapiede di un incrocio. E’ la strada del mio hostal. Lui è il sorvegliante, il guardiano del mio sonno. Ha un bastone in mano. Ondeggia leggermente sulla sedia. Passo davanti a lui e lo saluto.

Sto bene a Lèon.

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Un pensiero riguardo “Nicaragua/Appuntamento a Lèon

  • 8 Marzo 2015 in 10:33
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    Grazie, sono belle cose che il nostro mondo ha dimenticato.
    Sarebbe bello per me essere lì.

    Risposta

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