Nicaragua/La poesia e il cancro

Mi hanno suggerito di conservare questa piccola storia. Di non abbandonarla in fb. Di metterla sul blog perchè qui rimane. Io non affatto certo che qualcosa lasciato in un mondo virtuale rimanga. Sarei più tranquillo se fosse stata scritta su pergamena, con inchiostri neri. Ma così non è. Ma ha ragione chi mi ha dato questo suggerimento: questa storia, quando la osservi da vicino, non ti lascia in pace, entra dentro e lì sta. E riprendi fiducia, per un po’, solo per un po’, nelle parole. 

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‘Walter aveva 14 anni quando ha scritto questa poesia:
‘La battaglia contro il cancro
è una battaglia dura
un giorno dopo l’altro.
Il trattamento è molto pesante
per gli effetti collaterali
che sono vomito e diarrea.
Nella battaglia contro il cancro
molti muoiono
Ma altri sopravvivono
Ed a quelli che riescono a guarire
rimane un ricordo amaro
che è un segno di trionfo’.

C’è un ospedale per bambini a Managua, in Nicaragua. Si chiama La Mascota.
La Mascota era un bambino che, molti anni fa, nei giorni dell’insurrezione per la libertà del suo paese, morì schiacciato da un carroarmato del tiranno.
In quell’ospedale, dopo la Rivoluzione, lavorava un medico che era anche un poeta.
Si chiama Fernando Silva.

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In Nicaragua allora non vi era attenzione, non poteva esserci, ai bambini colpiti dai tumori e dalle leucemie.
Erano molti. Colpa dei veleni dispersi nelle campagne per coltivare cotone e mais.
Ma, in quei tempi duri, si combatteva contro le diarree, le infezioni, le malattie respiratorie.
Bisognava vaccinare un popolo di bambini.
Non c’era tempo, né cure, né soldi per le medicine. Non c’erano medici specializzati.
Ma quel medico-poeta non voleva più mettere una croce nera accanto ai nomi dei bambini che arrivavano alla Mascota con una diagnosi di cancro.
Sapeva che molti potevano vivere.
Scrisse a un medico-poeta in Italia. A Monza. Un altro medico dei bambini.
Si chiama Giuseppe Masera.
Le sue parole di poeta abbracciarono un altro poeta.
E solo due poeti-medici potevano compiere un miracolo senza che fosse un miracolo.
Era una Rivoluzione.
Arrivarono medicine, si addestrarono uomini e donne, si elaborarono strategie. Si sfidò la malattia.
La poesia incrociò la medicina.
Allora c’erano poeti nel governo rivoluzionario del Nicaragua.
I ministri avevano deciso che la poesia fosse un diritto essenziale del loro popolo assieme al riso, ai fagioli, al sapere, alla salute, alla casa, alla terra.
I poeti varcarono la porta di quell’ospedale e assieme ai bambini lessero e scrissero poesie.
Un vecchio dal carattere di ortica, un poeta immenso, ai suoi ottanta anni, è venuto in questo ospedale e si è seduto in mezzo ai bambini. Ha portato i suoi amici poeti. Oggi il vecchio ha novanta anni e dice che nel giorno del giudizio i suoi peccati, forse, saranno perdonati perché ha parlato di poesia con i bambini malati di cancro.
Questo poeta si chiama Ernesto Cardenal.
Io non so dirvi, non so darvi certezze.
So che mille e settecento bambini, in trent’anni, di questa sfida hanno vinto la malattia.
So che molti di loro hanno scritto poesie.
So, perché me lo dicono i medici-medici, che la poesia (e i clown, e la musica, e la lettura) aiutano a ‘stare meglio’. ‘E un bambino allegro trova il coraggio di lottare’. Guarda negli occhi il cancro e sussurra stringendo i pugni: ‘A noi due, ora’.
So che la poesia sta nelle strategie di cura.
So che alla Mascota ci sono medici e infermieri, e famiglie e poeti, che creano giorni migliori per i bambini.
Dico anche: ci vogliono soldi, pochi soldi, per questa lotta. E questi soldi, spesso, non ci sono.
A Managua, Nicaragua, ospedale della Mascota ho intravisto la forza delle parole.
Non ho scattato foto. Mi sentivo un intruso là dentro. Sono stato lì. Un po’. Solo un po’.
E mi è venuta una gran voglia di vivere.
Eliècer, 6 anni, ha scritto:
‘Quando li piantano, gli alberi
nascono.
Quando li annaffiano,
crescono.
Quando li innaffiano,
la terra si placa.
Quando arriva l’alba, escono fuori gli
uccelli.
Quando esce il sole a mezzogiorno fa
caldo.
Quando è tardi, ormai è notte.
Quanto andiamo a letto, ci
Addormentiamo
E gli alberi sono cresciuti moltissimo,
verdi con le foglie verdi
e i rami e il tronco color caffè’.

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Un pensiero riguardo “Nicaragua/La poesia e il cancro

  • 28 Marzo 2015 in 9:16
    Permalink

    Grazie Andrea, la libertà di scegliere è un fluido che esce lento e caldo da una sensibilità
    cresciuta nutrendosi di incontri e esperienze che creano un mondo sempre più flessibile
    e modificabile sì da clonare un particolare ibrido umano. Un ibrido che diventa ad ogni istante
    l’altro da sé, l’altro da sé che vive , gioisce e soffre le esperienze senza proteggersi e anche
    senza spostare lo sguardo dagli altri.
    Come puoi rientrare fra le righe senza sentirti un estraneo che non sa dove andare!

    Risposta

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