Credevo che l’amore fosse eterno…

Giovanni
Giovanni

 

Ogni volta che mi era possibile, quando mi davano un microfono in una sala, ricordavo Giovanni. E, assieme a lui, volevo almeno dire il nome anche degli altri, degli uomini e delle donne scomparsi nell’oscenità di un sequestro. Sono molti nel mondo. Mi scuso di pensare sempre solamente agli italiani. Molti (Rossella, Vanessa, Greta, Giuliana, Domenico…) sono tornati, alcuni non torneranno più. E Ancora non sappiamo niente del gesuita Paolo Dall’Oglio, scomparso in Siria, e di Ignazio Scaravilli, medico catanese, sparito in Libia.

Paolo e Ignazio non sono ragazzi. Loro non possono essere accusati di incoscienza e inesperienza. Nemmeno Giovanni era più un ragazzo: aveva storia sulle spalle e non aveva smarrito l’entusiasmo e la passione che spingono a partire per ‘essere parte’ del mondo, per ‘fare qualcosa’, per ‘smuovere un piccolo sasso’ che ostruisce la strada verso qualcosa di ‘migliore’.

Giovanni non è tornato. Ora lo sappiamo. E’ stato ucciso da un drone statunitense a gennaio. Sono morti i qaedisti che lo tenevano prigioniero. E’ morto Warren Weinstein, ostaggio americano, anche lui imprigionato da oltre tre anni. I droni ubbidiscono a uomini che mai vedranno le montagne del Pakistan o i deserti dell’antica Mesopotamia. I droni sbagliano. Le Nazioni Unite hanno calcolato che, fra il 2004 e il 2012, ai confini fra Afghanistan e Pakistan, sono stati compiuti almeno 330 bombardamenti con aerei senza pilota. Sono state uccise duemila e duecento persone. Fra quattrocento e seicento sono vittime civili e altre seicento sono state ferite. Le bombe non sono mai intelligenti. E non ci ricordano i nomi di chi hanno ucciso.

Giovanni veniva da Palermo. Da venti anni non si fermava mai. Era un viaggiatore, mi raccontano gli amici. Un vero viaggiatore. A 18 anni si era messo sulle spalle uno zaino e aveva cominciano ad andare per il mondo. Amava l’Asia. Andava in Birmania quando nessuno ci andava. Era là quando le onde dello tsunami si abbatterono sull’Oriente. Per lui fu naturale e immediato mettersi dalla parte delle vittime, lavorare con chi soccorreva, con chi prestava aiuto. Giovanni ‘intendeva la pena del mondo’ e non poteva rimanere solo a guardare. Giovanni come Vanessa, come Greta, come Giuliana, come Paolo, come tutti questi uomini e donne che vogliono partecipare. La generosità oltre la paura. E la generosità, da sempre (non solo ai tempi dell’Isis), è un rischio. Lo è per le strade del mondo. Lo è nelle terre della mafia o dell‘ndrangheta. Ma non è possibile, per le persone come Giovanni, essere indifferenti. E il viaggio aiuta a non esserlo, ti costringe a non esserlo. Perché vedi, perché sai, perché intuisci. Il viaggio è l’opposto dell’indifferenza.

C’è dell’altro. Giovanni era stato rapito, appena tre giorni dopo essere arrivato in Pakistan, oltre tre anni fa. Quanto sono lunghi tre anni? Quanti giorni? Quante ore? Quanti notti senza sonno? Quanto cibo consumato assieme ai tuoi carcerieri? Riuscite a immaginare tre anni…

Giovanni è stato dimenticato. E già domani i giornali lo dimenticheranno nuovamente. Un ragazzo italiano ai confini dell’Afghanistan importa a qualcuno? Temo che sia stato uno degli ultimi pensieri per gli uomini che hanno potere in questo paese. Era solo, Giovanni. Pochi amici attorno a lui. Troppo poco importante la sua famiglia per avere ascolto. Ma vi è stato chi non ha dimenticato. Chi ha tenuto in piedi una piccola, ostinata pagina facebook, un grido silenzioso. A loro dobbiamo essere grati.

Domenico Quirico, ai tempi della liberazione di Greta e Vanessa, ha scritto che ‘le vittime sono sacre’. Ha ragione: Giovanni, vittima in questo mondo feroce, è sacro. Immagino che lui sorriderebbe di quest’aggettivo così importante. E’ sacro perché ci indica la sola strada che possiamo percorrere per mettere sassolini negli ingranaggi di follia di questo mondo. Dimostrare che è possibile la cura, l’attenzione, l’interesse, la passione verso l’umanità. E’ possibile guardare negli occhi la ferocia e l’indifferenza e sfidarla. Con gesti semplici e coraggiosi.

E chi fa questo ama la vita oltre la morte. Non ci pensa, la mette in conto senza pensarci. Gli amici di Giovanni lo sanno da sempre. Ora più che mai. Per questo ora chiedono silenzio e lasciano dietro a loro (per andare avanti) un blues, un Funeral Blues di Hugh Auden :

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Oriente e il mio Occidente,
La mia settimana di lavoro e la mia domenica a far niente,
Il mio mezzogiorno, la mia mezzanotte, il mio discorso, il mio canto,
Credevo che l’amore fosse eterno: mi sbagliavo tanto’.

Sappiamo che l’amore non è eterno. La nostra vita non è eterna. Ma qualcosa possiamo fare negli anni che passiamo su questa terra. Ha ragione M. quando mi racconta che ‘Giovanni vive nelle canzoni rock, nel sole a mezzogiorno, nei sorrisi veri, negli abbracci stretti. Nel vento che soffia tra le bandierine di preghiera tibetane, nelle piogge monsoniche, nei mercati indiani, nelle pagode birmane’.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

print

4 pensieri riguardo “Credevo che l’amore fosse eterno…

  • 26 Aprile 2015 in 3:36
    Permalink

    Grazie Andrea. Noi siamo la memoria di ciò che abbiamo vissuto. E poi siamo nella memoria di coloro con cui abbiamo condiviso un vissuto.

    Risposta
    • 5 Maggio 2015 in 16:01
      Permalink

      Ciao, Anna, come vedi sono molto lento, grazia a te. E’ che vorrei che la memoria fosse un’arma pacifica, qualcosa che ci fa stare nel presente e che ci consenta di vedere un futuro.

      Risposta
  • 26 Aprile 2015 in 8:32
    Permalink

    È vero il viaggio fá conoscere oltre che i luoghi che si visitano anche le condizioni di vita delle persone che vi vivono. Se si ha la capacità di immedesimazione quando si incontrano situazioni di povertà e altri disagi allora si capisce l’essenza della vita. Mia mamma mi diceva spesso che per capire cosa vuol dire essere affamati bisogna provare la fame quella vera. Solo così possiamo capire e agire contro il male che ci circonda.

    Risposta
    • 5 Maggio 2015 in 16:00
      Permalink

      Ciao, Francesca…è già passato del tempo. Mi piacerebbe molto essere d’accordo con te. Lo sono. E d’altra parte che altro potremmo fare se non continuare…Un abbraccio

      Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.