Mujeres de Nicaragua

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Maria Marta

 

Maria Marta ha in mano, con orgoglio, i versi che Alfredo, poeta e teologo costaricense, ha scritto per lei. Alfredo e i suoi amici poeti avevano sistemato i tavoli della Fabrica de los poemas nella piazza centrale di Granada, bella città nicaraguense. Offrivano poesie ai passanti e a decine si sono fermati per farsi scrivere poemi. Qui in Nicaraga la poesia è cuore, sangue e anima di un popolo. Anche Maria Marta voleva il suo poema. Si è seduta e ha sorpreso Alfredo: ‘Chiedo una poesia sulle donne del Nicaragua’. Hanno parlato un po’ e poi Alfredo si è chinato sul foglio e ha scritto: ‘La mujer nicaraguense lleva lagos de sueños entre sus manos y volcanes furiosos acomodad en el pecho…’. Maria Marta si è alzata felice. Mostrava a tutti la sua poesia.

Dona Chepita
Dona Chepita

 

Donne del Nicaragua. Doña Chepita, donna Giuseppina, ha 84 anni. Vive in una bella casa nella stessa piazza centrale di Granada. Donna cattolica. ‘Muy catolica’. Il patio della sua casa è un museo del sacro latinoamericano. Angeli, santi, arcangeli, profeti in gesso sono disposti su ogni tavolo, in ogni scaffale, occupano gli angoli di ogni spazio. Doña Chepita scrive poesie di amore e fede popolare. Con scrittura minuta, con righe che diventano un solo disegno. Il marito, medico amato in città, è morto anni fa. I figli sono lontani. ‘La solitudine è una buona consigliera – dice Chepita seduta in una grande poltrona di paglia – Al mattino accarezzo i gatti e afferro un pensiero. Lo scrivo subito. Mi piace scrivere’.

Solange
Solange

 

Donne del Nicaragua. Solange è alta e magra. ‘Dicono che assomiglio a una palma. Ondeggio al vento’. E’ bella Solange e ha vent’anni. Occhiali divertenti e un basco rosso. Fa la bloguera. Ma ha lasciato la sua macchina fotografica e ha voluto anche lei una poesia. Si siede e ancora una volta sorprende il poeta che ha già la penna alzata: ‘Vorrei una poesia sulla ricerca’. ‘Sto cercando’, mi dice quando mostra i due fogli del lungo poema. E sorride.

Le donne dei raspados
Le donne dei raspados

 

Io penso alla donna della strada che vende raspados. Gratta il ghiaccio, lo riduce a granita e lo cosparge di sciroppo. Sua figlia ha indosso la divisa della scuola ed è subito venuta a dare una mano alla mamma. Spingono il carrettino e grattano il ghiaccio per chi ascolta le poesie di Gioconda Belli, la grande scrittrice del Nicaragua. Dice Gioconda, dietro la capigliatura a medusa tropicale: ‘Ho sperimentato le enormi energie che si scatenano quando si osa superare la paura, l’istinto della sopravvivenza per una meta che trascende l’individuo. Ho pianto molto, ma ho anche riso molto. Ho conosciuto la gioia di abbandonare l’io e abbracciare il noi’. Ascolto l’applauso appassionato a Gioconda. La donna del raspados rimane senza nome. Lei e la figlia continuano a spingere il carretto per chi ascolta poesie.

Gioconda Belli
Gioconda Belli

 

Donne di Nicaragua: il 28% delle ragazze affronta una gravidanza prima dei 19 anni. La più alta percentuale dell’intero latinoamerica.

Esperanza Guevara ha 59 anni. Due suoi fratelli sono caduti nella guerra di liberazione del Nicaragua. E’ bassa di statura, Esperanza. Sovrappeso. Sorride. A 9 anni, vide arrivare sulla sua isola irraggiungibile Ernesto Cardenal. Non sapeva che era già un poeta. Che era già un monaco, che voleva creare, proprio lì, una comunità utopica. Esperanza viveva nella più grande delle isole Solentiname. Nessuno a Managua, sapeva dove fossero quelle isole. E ora un prete mistico voleva andare a vivere con loro. ‘E ci diceva: non è necessario dire il rosario tutti i giorni. Non voglio essere pagato per battezzarvi o per sposarvi. I vostri figli non muiono di diarrea per volontà di Dio, ma per le colpe degli uomini. Non potevamo crederci: la figlia di una mia amica si sposò due volte perché non credeva che fosse valido un matrimonio se il prete non chiedeva soldi. Quest’uomo non ci diceva di aspettare il regno dei cieli, ma di vivere bene nella nostra terra’. Esperanza racconta con un sorriso la storia della comunità di Solentiname. Racconta un‘epopea di fronte a un caffè nel bar el Coche a Managua. Racconta una storia solenne con la tranquillità di una saggezza elementare. La prossima settimana dovrà affrontare un’operazione ai reni.

E poi guardo Caterina. Che è entrata nella libreria LuchaLibro di Granada. E chiede se c’è ‘La matemorfosi’ di Kafka. Ascolto e ho un sobbalzo: ‘Kafka ai tropici? In Nicaragua?’. Il libro è piccolo, in uno scaffale basso. ‘E’ per scuola’, mi dice Caterina. ‘Scuola privata’, precisa il libraio. Il 25% dei ragazzini della scuola pubblica stanno in classi multigrado. Con Caterina leggiamo le prime righe del libro. Quando Gregor Samsa, si risvegliò. Lei sorride.

Pastora, madre di due figli, al Panal, il caffè Alveare, bel luogo di musica a Managua, mi racconterà, dopo una birra Victoria, di Ruben Darìo, il grande poeta-leggenda: ‘Lo leggevamo con passione, lo amavano fin da ragazzine, era parte della scuola, ma per noi era bellissimo’.

Generazioni di donne nicaraguensi. Disuguaglianze. Cerco il filo rosso che allaccia Chepita a Pastora, Maria Marta a Caterina, Gioconda a Solange. E poi seguo, per un po’, la donna che vende raspados. Mi faccio grattare del ghiaccio. La donna rimane seria. Mi accorgo che è incinta. La figlia ha un sorriso, ma è troppo indaffarata. Continuano a spingere il loro carretto.

 

 

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4 pensieri riguardo “Mujeres de Nicaragua

  • 19 Maggio 2015 in 15:05
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    Bello retrato de mi abuelita “tita Chepita”, gracias por su escrito.

    Risposta
    • 19 Maggio 2015 in 17:17
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      Gracias y gracias a tu abuelita. Espero de regresar a Granada. Este articulo saliò en una revista catolica, de hermanas, y creo che Chepita va a ser contenta. O, porlomeno, lo espero.
      Un saludo de Italia.

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      • 21 Maggio 2015 in 22:45
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        Hola. Cómo se llama la revista, en qué fecha se publicó, dónde la puedo conseguir? Gracias

        Risposta
  • 19 Maggio 2015 in 19:59
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    Querido Andrea
    Admiro tu sensibilidad, el cariño con que convertís lo real en poesía te hace inmortal, el respeto hacia nuestra cultura latinoamericana es un himno a la fraternidad entre los pueblos del mundo por eso digo que vos no sos del mundo sino que el mundo es tuyo, lo tenés acurrucado en tu inseparable cámara y en tu pluma hecha a veces de lamentos y otras de alegría, así como somos en este continente que nos contiene por igual. Te lo repito, por amor a Dios querido Andrea, no te murás nunca.

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