La bellezza di Norma

Norma e Mario

 

Roberta Pieraccioli, una scrittrice toscana, mi parla di Norma. E mi regala un breve racconto su di lei. Su Norma Parenti, la ‘ragazza che portava i pantaloni’. C’è una foto di questa ragazza di 23 anni che mi attira nella sua storia: occhi chiari, capelli lunghi e mossi. So che sono castani. Uno sguardo sorridente. Penso che assomiglia a una giovane e bellissima Charlotte Rampling. So che a Norma è dedicata una strada che attraversa Massa Marittima, cittadina dell’Alta Maremma. Lì, la sua famiglia, nel 1944, aveva un’osteria. L’osteria Roma. So che c’è una targa. Il tempo vi è passato sopra. Si guardano sempre con distrazione le lapidi. Di qui passano molti turisti, nessuno nemmeno immagina la vita di Norma.

Guardo un’altra foto. Norma è assieme a suo marito Mario. Sono in campagna. Lei è davvero bella. Ha pantaloni larghi e comodi. Entrambi fumano una sigaretta. Norma era esuberante, impulsiva, coraggiosa. Mario era un minatore. Si erano sposati nel marzo del 1943. C’è una foto che li ritrae su un’altra spiaggia. A Viareggio. Era il loro viaggio di nozze. E’ elegante, ha i tacchi alti, indossa un cappotto bianco, un cappellino scuro con veletta. Chissà chi ha scattato questa foto? Il mondo, in quegli anni, era avvolto nella guerra, la tempesta finale era già nell’aria, ma c’era spazio per un’ultima felicità.

 

 

La guerra risaliva per l’Italia. Mario ebbe un alterco con dei fascisti. Fu costretto a fuggire, a darsi alla macchia. La famiglia di Norma era cattolica e socialista. E lei era conosciuta in paese: impegnata nell’Azione Cattolica, vicina ai detenuti del carcere, staffetta partigiana, portava messaggi e viveri a chi finalmente sfidava la tirannia, cercava di convincere i prigionieri dei nazisti in ritirata a fuggire e a unirsi alla Resistenza. Norma non faceva nulla per nascondere il suo antifascismo. Era nel suo carattere: da bambina era conosciuta come una ‘capobanda’, una ragazzina che guardava il mondo in faccia e non voleva chinare la testa. A fine dicembre del 1943 era nato suo figlio. Ma quel bambino amatissimo non era una ragione sufficiente, in quegli anni di follia, per nascondersi, per aspettare, per esitare. Norma voleva la libertà della sua terra. I fascisti la odiavano. Intuivano che la loro fine era vicina. Gli Alleati stavano risalendo la penisola, l’esercito tedesco era in rotta, la loro sorte era segnata. Poche settimane prima, Norma aveva ignorato le minacce dei nazisti: soldataglie incattivite avevano trasportato il corpo straziato di un giovanissimo partigiano, Guido Radi, fin sotto i gradini della grande cattedrale di Massa; volevano mostrare la loro ferocia e spaventare. Ordinarono che non fosse toccato, doveva marcire nella piazza del paese. Norma si ribellò, si inginocchiò a fianco di quell’uomo ucciso, ne ricompose il corpo, recuperò un carro, avvertì le famiglie, organizzò un funerale clandestino. E ancora una volta non si nascose, non cercò il rifugio che le suore subito le offrirono. Affrontò il suo destino. A giugno, a pochi chilometri da Massa, nella miniera di Niccioleta, furono trucidati 83 minatori. Oramai non era più guerra, era un eccidio. Era violenza per la violenza. Era oscenità.

 

I primi giorni d’estate, in Maremma, sono una meraviglia struggente. Conosco i suoi colori, il verde della boscaglia, l’ebrezza degli uccelli. Immagino la dolcezza di una notte di fine giugno. Alle dieci di sera, 23 giugno del 1944, una banda di fascisti e nazisti irrompe nell’osteria. E’ l’ora della resa dei conti. Prendono Norma, sua madre e la donna che dava una mano in casa. E’ la vendetta insensata della belva morente. Trascinano le tre donne, voglio fucilarle, le mettono contro un muro. Gli americani sono a un passo, hanno già cominciato a salire verso il paese. Fra poche ore arriveranno. Un colpo di artiglieria sbanda il plotone di esecuzione. La madre è ferita, ma è viva. La credono morta, la ignorano. Norma, invece, viene strattonata via. Gli uomini della morte non volevano rinunciare alla loro preda più ambita. Le spararono addosso, le piantarono un coltello nel petto, le percuotono il volto con i fucili. Le mani di Norma afferrarono i capelli, tirarono con forza: ‘Ci ammazzano…’. Morì nel buio, in un oliveto, in uno dei paesaggi più belli della Toscana. Il suo paesaggio. Sorse il sole, i paesani trovarono il suo corpo, le donne si occuparono del figlio appena nato. I soldati americani, a metà giornata, entrarono a Massa Marittima. Seppero di Norma. La prima manifestazione in questa cittadina liberata, furono dei funerali di lacrime e forza, di dolore irreparabile e di libertà. La gente del paese seppe del coraggio di quella ragazza.

 

Norma è Medaglia d’Oro al Valore Militare. Parole importanti la ricordano. Mi fermo davanti alla targa. E poi guardo ancora la voglia di vivere di Norma: è così evidente nelle foto che scorro una dopo l’altra. Mi raccontano che un netturbino di Massa le ha ritrovate in una scatola abbandonata vicina a un cassonetto. Norma e Mario si abbracciano: dietro la foto lei ha scritto: ‘Mamma, adesso ci permettete di stare così vicini’. E felice aggiunge: ‘Ce lo permettiamo noi’. Norma era davvero solo una giovane donna, altro che medaglia. C’è un giovane regista massetano che non vuole che questa storia sbiadisca, né che si trasformi in mito. Vorrebbe raccontarla. Ci sono scrittrici e attrici che seguono i passi di Norma sulle pietre di Massa. Norma sa come rimanere nei cuori dei suoi paesani. Sa come prendere il cuore delle donne. C’è un nipote, Sergio, che ancor oggi ricorda che, nell’ultimo Natale della vita di Norma, con un figlio che scalpitava per nascere e la violenza appena fuori dalla porta dell’osteria, lei trovò il tempo di sistemare, sul soffitto della stanza di questo bambino, un cielo azzurro e stelle di carta.

 

Roberta Pieraccioli ha scritto un testo su Norma per ‘Articolo femminile’, reading dell’attrice fiorentina Daniela Morozzi. Riccardo Bicicchi, regista massetano, ha girato un breve docu/film su Norma: ‘Il terzo giorno d’estate’. Spera che diventi un vero film.

 

 

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6 pensieri riguardo “La bellezza di Norma

    • 2 Giugno 2015 in 9:12
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      Grazie, Angela

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      • 2 Giugno 2015 in 10:10
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        Ci sono state donne che hanno attraversato e fatto la storia del mondo, le cui vite straordinarie non sono mai state raccontate da nessuno. Tu sei uno dei pochi che riesce a farlo, soprattutto senza cadere nella trappola della piaggeria filo-femminista.

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  • 19 Giugno 2015 in 18:07
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    Mi e` venuto in mente che tra poco sara` l’equinozio ed ho pensato ai “tuoi” riti arborei, ho aperto il blog per avere le ultime notizie da Matera e dintorni (da tanto non lo facevo) e mi sono stupita della coraggiosa e bellissima vita di Norma Parenti.
    Per piu` di venti anni sono passata da Massa Marittima per andare al mare e mai ero venuta a conoscenza di questa storia.
    Terro` occhi e orecchie aperte la prossima volta che passo da quelle zone.

    Grazie Andrea, un augurio equinoziale.

    (Simona di Poggibonsi, amica di Franco di Matera e di Paolo Ruffa !)

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    • 20 Giugno 2015 in 11:59
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      Ciao Simona di Poggibonsi….Franco è Zippo, immagino. Confondo volti e storie, deve essere l’età. Ho anche in mente immagini che rimandano al Messico, ma forse mi confondo con antropologi messicani passati da Matera. Poi anche Paola Ruffa.
      Nemmeno io sapevo nulla di Norma. E pensa che ‘lavoro’ da tempo a Massa, il comune è il mio miglior committente in questi anni. A un certo punto, da dopo anni, mi capita di imbattermi in una foto e penso che è di Charlotte Rampling…e così Roberta mi racconta di Norma…c’è una via dedicata a lei al paese…i riti arborei sono attorno a sant’antonio, ma l’ultimo (per questa primavera) sarà proprio il 21 a Castelsaraceno…il solo che ancora non ho visto…poi non so cosa farò di tutta questa roba, richiuderò gli scatoloni…quest’anno non rimango nemmeno per la festa della Bruna. Sarò in Toscana a fine giugno. Auguri di equinozi a te, aiutami a far sì che le giornate non si accorcino…

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